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Evoluzione del pensiero sviluppato in RENA nel corso degli anni

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Evoluzione del pensiero sviluppato in RENA nel corso degli anni

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Tentativo personale di sistematizzazione di una esperienza collettiva ben più vasta di me.. ma da qualche parte bisognerà pure iniziare :)

Tentativo personale di sistematizzazione di una esperienza collettiva ben più vasta di me.. ma da qualche parte bisognerà pure iniziare :)

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Evoluzione del pensiero sviluppato in RENA nel corso degli anni

  1. 1. L’evoluzione del pensiero di RENA, negli anni. Documenti, aneddoti, riferimenti culturali stratificatisi nel tempo, non sempre esplicitamente.
  2. 2. Apertura, Responsabilità, Trasparenza, Equilibrio
  3. 3. • Sono la risultante di una analisi su ciò che non va nel Paese • La loro promozione viene vista come la «soluzione» ad alcuni mali di sistema • Sono l’architrave di quel che poi diventa «il metodo RENA», descrivono come si fanno le cose «per bene» • Si ritiene che una loro maggiore diffusione darebbe origine ad un Paese migliore, un Paese «a regola d’arte» • Sono valori che valgono tanto per gli individui, quanto per le organizzazioni, per il pubblico e per il privato, per la società civile. • Rappresentano delle nuove «faglie di rottura» in grado di sezionare la società secondo dicotomie diverse da quelle tradizionali (destra/sinistra; Stato/Mercato). • Ogni ambito di policy potrebbe essere letto attraverso la prospettiva dei 4 valori. Di fatto questo esercizio non è mai stato portato avanti esplicitamente e strutturalmente. I valori di RENA
  4. 4. Come si sta dentro RENA
  5. 5. Le quattro aree di attività
  6. 6. Le azioni di RENA • Da subito vengono selezionati ambiti di intervento prioritari • Sono aree «di sviluppo» percepite come beni comuni; investimenti in queste aree portano a benefici di sistema ed esternalità positive per tutta la società italiana • Le quattro aree «originarie» evolvono nel tempo (sviluppo delle comunità locali diventa sviluppo dei territori, innovazione diventa innovazione sociale, si aggiunge la cultura, si aggiungono i temi del Festival) • Sono sempre state considerate come un «dato di fatto», forse è il momento di rimetterle in una nuova cornice
  7. 7. Alla ricerca dei Pionieri
  8. 8. Ricercare RENA fuori da RENA • La call «pionieri» nasce con l’intuizione di cercare soggetti simili a RENA, fuori da RENA. Per entrare in contatto con chi stava generando innovazione nelle aree di attività di nostro interesse. • Lo sguardo di RENA si sposta quindi più verso l’esterno. E RENA non si concepisce più come attore chiave di un processo di cambiamento. Ma come abilitatore di una rete interessata ad abilitare e valorizzare chi produce risultati sul campo
  9. 9. Caratteristiche dei Pionieri
  10. 10. Festival delle Comunità del Cambiamento
  11. 11. Chiamare a raccolta chi genera cambiamento • Nel 2014 abbiamo deciso di elevare al quadrato l’esperienza di Pionieri, chiamando a raccolta quella che poi avremo definito (in parte) la nostra costituency. • Il Festival nasce come una esperienza di incontro e racconto collettivo • Già dalla seconda edizione però si specificano meglio le funzioni di questo appuntamento: ispirare, connettere, formare • Si moltiplicano i temi affrontati e le comunità a cui ci si rivolge • Denominatore comune è sempre l’analisi del cambiamento e di chi il cambiamento lo fa
  12. 12. I temi
  13. 13. La strategia: generare domanda di cambiamento
  14. 14. • La strategia 2014-2016 segna una svolta per RENA. Si sancisce la necessità di lavorare nella società, nei territori e nelle comunità per alimentare una domanda di innovazione. C’è un movimento da creare prima ancora che una offerta politica da strutturare. Agire sul lato della «domanda di cambiamento»
  15. 15. La strategia: come agire per mobilitare le comunità del cambiamento
  16. 16. Idenficazione, formazione
  17. 17. Accelerazione, mobilitazione
  18. 18. Fatticrazia
  19. 19. Importanza della concretezza • «Facciamo progetti, non manifesti» • «Impatto, non testimonianza» • La dimensione pratica e la dimensione dell’esempio sono sempre stati molto importanti in RENA. • Così come a «chi fa» è sempre stato tributato un maggiore riconoscimento implicito (non in opposizione a chi pensa… ma a chi parla) • Anche nell’organizzazione interna e nei progetti, non dovrebbe esistere proposta non seguita da una assunzione di responsabilità • Insegnamento da Edgeryders: Who does the work calls the shots. No one gets to sit on the sidelines and tell people not to do stuff. If you want to make it better, get involved!
  20. 20. Metodo
  21. 21. L’importanza del fare le cose per bene • Quel che distingue o dovrebbe distinguere RENA rispetto alle altre organizzazioni è l’attenzione al metodo con cui si fanno le cose. Nella convinzione che qualsiasi cosa fatta con un metodo diverso dia luogo ad esiti diversi. • Il metodo RENA è la risultante dei suoi valori: apertura e trasparenza dei processi, responsabilità nel portare avanti gli impegni e responsabilizzazione delle parti coinvolte, gestione della complessità, rifiuto della semplificazione e di posizioni a prescindere ideologiche • Di fatto «il metodo» non è però mai stato codificato. O meglio, non è stato elaborato a sufficienza e trasformato in linee guida
  22. 22. I cavalli di troia
  23. 23. • Prima ancora dei «pionieri», c’era tra i riferimenti spesso utilizzati in RENA quello dei “cavalli di Troia” • Individui «orientati» al cambiamento, che operano all’interno di organizzazioni e istituzioni, cercando di innovare • Obiettivo di RENA è quello di scovare queste persone o realtà e aiutarle ad innovare • I «cavalli» di razza non sono molti, vanno curati • Ci dobbiamo preoccupare di allevare i cavalli di razza del futuro • Cosa importante, queste persone agiscono all’interno di istituzioni e organizzazioni, cambiandole da lì, giorno dopo giorno. • Del cavallo di Troia si postula la solitudine. Per questo RENA li vuole mettere in rete e vuole creare ambienti in cui queste persone si nutrano a vicenda Cavalli da allevare
  24. 24. Agopuntura
  25. 25. Micro interventi che genera cambiamenti sistemici • Ad un certo punto si è postulato che gli interventi di RENA dovessero essere simili all’agopuntura • Piccoli interventi, che quasi non si notano all’inizio, ma che sono in grado di generare cambiamenti di sistema • Ci vuole quindi una precisione chirurgica, la capacità di identificare i nodi di un sistema ed agire su di essi • L’agopuntura è anche una tecnica di intervento «leggera», non invasiva, che necessita pochi mezzi ma una pluralità di azioni da implementare allo stesso tempo • Gli effetti di questi interventi sono generalizzati e duraturi nel tempo
  26. 26. Cambiamenti irreversibili
  27. 27. Fare cose per cui poi non sia più possibile tornare indietro • Altra caratteristica delle attività di RENA è che dovrebbero istituire dei nuovi standard • RENA punta a dimostrare che alcune cose si possono fare meglio o in un modo diverso, per «educare» chi viene coinvolto da queste azioni e fare in modo che non possa poi volere niente di meno. • Se gestisco un processo di policy in modo che sia trasparente e partecipato, poi nessuno vorrà tornare a decisioni prese in stanze chiuse da burocrati • RENA dovrebbe agire su elementi di innovazione che generano comportamenti virtuosi per definizione o per definizione. • Se «libero» dei dati faccio in modo che li possano utilizzare molte più persone. Ma soprattutto faccio una cosa che difficilmente potrà essere rovesciata. • In questo senso i cambiamenti a cui ambisce RENA sono irreversibili
  28. 28. Ogni occasione è buona per far passare i giusti messaggi (anche comportandosi come corsari)
  29. 29. • Ogni progetto, ogni contesto, può essere buono per «portare avanti» l’idea di un Paese a regola d’ARTE • Ogni policy può essere «utilizzata» per raccontare una idea di Paese, per cui vale la pena di farlo • Ogni progetto è l’occasione per mostrare una diversità, dunque va fatto con la stessa attenzione e cura di una riforma nazionale • Le occasioni si creano sempre, anche senza permesso. Si possono inserire all’interno di progetti o provvedimenti dispositivi in grado di dare vita a cambiamenti irreversibili. Anche e soprattutto se i nostri interlocutori non ne sono consapevoli Provarci sempre
  30. 30. La storia del comignolo (Annibale D’Elia)
  31. 31. Non funziona più come prima • Quasi mai è possibile progettare una cosa dal principio, a partire dalle fondamenta (mancano risorse, tempo, consapevolezza, capacità organizzative) • Ciò non vuol dire che bisogna rinunciare ad agire • Possiamo iniziare da qualsiasi pezzo del puzzle per comporre un disegno più generale, per stimolare un bisogno. • A volte si può partire dal realizzare un comignolo, anche se sembra contro intuitivo. • Poi , se lo facciamo bene, magari la gente dire: ma tu guarda che bel comignolo! Ci starebbe bene anche un tetto.. E noi riusciremo a fare anche il tetto. • L’importante è avere sempre chiaro il disegno generale.
  32. 32. Politica, società civile, innovazione sociale
  33. 33. Tra buon governo e cittadinanza responsabile • I documenti, i progetti e le dichiarazioni di RENA sono da sempre espressione di una maniera di leggere la società, che non sempre siamo riusciti a far emergere come potremmo • Viene messa in discussione la supremazia o la centralità della politica e delle istituzioni, che vengono visti come ambiti di impegno tanto importanti quanto l’associazionismo, il fare impresa, l’essere un buon cittadino responsabile o una madre o un padre di famiglia • Si teorizza che da ognuno di questi punti si possa fare la propria parte. Per ottenere dei risultati gli attori devono però coordinarsi e condividere priorità. Serve la capacità di mobilitare tutta la società per generare cambiamento (non basta una buona norma, non basta una impresa che funziona). • Le teorie dell’innovazione sociale poi configurano un rapporto nuovo tra attori sociali e stato, dialettico. In cui il pubblico gioca un ruolo chiave nell’abilitare gli altri soggetti e nello scalare le forme di innovazione
  34. 34. I sei stadi dell’innovazione sociale (via Nesta)
  35. 35. Non solo Stato, non solo Mercato, non solo società civile (via Nesta)
  36. 36. Innovazione sistemica (Manzini)
  37. 37. • Lorem ipsum…. Diversi strumenti ed attori per diverse fasi
  38. 38. Ibridazioni (Venturi/Zandonai)
  39. 39. Andare oltre • Superare dualismi (Pubblico/Privato, Profit/NonProfit, Collaborazione/Competizione) • Andare oltre trade off classici (economico/sociale; crescita/comunità, sicurezza/libertà) • Rompere le separazioni per ri-generare nuovi meccanismi di produzione del valore • Ibridi sono generativi e generatori di comunità • Ibridi ricombinano beni pubblici, beni privati e beni relazionali • Ibridi ricompongono valore d’uso, valore di scambio, valore di legame
  40. 40. Comunità Comunità per l’interesse generale •Antidoto alla chiusura (nimby) •Non solo reti (contratti & substrati) •Consapevolmente multi-stakeholder •Minoranze attive (enzimi) Comunità per la transizione •Sviluppano proprie economie •Ne intercettano di esterne (per trasformarle) •Dotate di forme sofisticate di redistribuzione Comunità per il cambiamento •Scommettono su se stesse •Non hanno paura degli alieni •Innescano e soprattutto innestano •Sono policy maker
  41. 41. Innovazione sociale e partecipazione (Lanfrey - Solda)
  42. 42. Sistemi, macchine, innovazione non episodica • L’ingresso in associazione di Lanfrey e Solda ha stimolato un pensiero più raffinato sull’innovazione sociale (vista come teoria di cambiamento) e su coinvolgimento e partecipazione (obiettivi da raggiungere con strumenti e azioni precise) • In generale, si afferma l’idea che l’innovazione non sia un caso. E che ci sia una dimensione organizzativa da prendere maggiormente in considerazione • Così come si afferma l’importanza della generazione di cornici di senso. • L’innovazione ha infatti senso solo se non episodica. • Per raggiungere i propri obiettivi occorre misurarsi, misurare il proprio fabbisogno di risorse e dare vita ad assemblaggi tra realtà e sistemi tra loro diversi
  43. 43. Titolo
  44. 44. Titolo • Lorem ipsum….
  45. 45. Titolo • Lorem ipsum….
  46. 46. Meritocrazia e misurazione d’impatto
  47. 47. Non solo talento • Durante i primi anni di RENA merito e meritrocrazia sono due parole molto in voga • Si vuol far passare l’idea che di fondo non siamo tutti uguali, che alcuni risultati occorre meritarseli, che non tutto può essere considerato scontato • Nel corso degli anni il focus passa da talento (individuale) alla misurazione degli impatti. • Mostrare la bontà di quello che si fa diventa un pre-requisito per fare richieste. • Il talento viene quindi valorizzato solo se espresso
  48. 48. Intelligenza collettiva e sciami (Previ/Cottica)
  49. 49. • Sin dalla fondazione RENA si concepisce come catalizzatore di intelligenza collettiva. L’idea è che nessuno sia onnisciente e che per affrontare dei problemi complessi servano competenze molteplici, da aggregare • Serve quindi sviluppare la capacità di catalizzare questa forma di intelligenza, che fa leva su collaborazione e condivisione dei saperi • Ai Festival spesso abbiamo approfondito il tema dell’ingegnosità collettiva (Leonardo Previ). Con Marco Zappalorto invece abbiamo apprezzato il potere delle call for ideas e dei challenge prizes • Prima di lui Cottica ci aveva descritto le dinamiche di comunità e il potere degli sciami: raggiungere un impatto su grande scala è oggi un obiettivo fattibile se siamo in grado di mobilitare sciami, catalizzare le azioni di singoli sulla base di «linee guida» in grado di fare leva su energie latenti e accettare l’idea di perdere il controllo, mantenendo cura di comunità e valori Il potere delle folle
  50. 50. Palestra?
  51. 51. Se questa è una palestra, quale è il campionato? • Chiudiamo con qualche mito da sfatare. • Spesso si è parlato di RENA come una palestra, un luogo dove ci si allena, dove si sviluppano gli anticorpi. Dove ci si prepara per essere pronti a fare cose più rilevanti. • Poi abbiamo scoperto che anche quando si è in altri contesti la situazione non è molto più facile. O che le reti su cui facciamo leva non sono poi tanto diverse. • Forse dobbiamo renderci conto che non stiamo già giocando in un campionato. O quantomeno abbiamo un ruolo non banale e ognuno di noi gioca su più campi.
  52. 52. I prossimi?
  53. 53. E noi? • Altro mantra di RENA è l’ossessione per «i prossimi». • “Tutto quello che facciamo non è che lo facciamo per noi, ma per le generazioni future. Per il bambino che nasce oggi, perché è a lui che vogliamo consegnare un Paese migliore.” • Tutto molto bello salvo scoprire che noi (purtroppo) non siamo nella condizione di essere tanto “altruisti” • Noi stessi dobbiamo «conquistare» posizioni, conoscenze e risorse prima di poter essere in grado di realizzare quel che abbiamo in testa. • Ci siamo poi resi conto di essere una generazione se non edonista (bisognosa di attenzioni, incentrata su se stessa) quanto meno orientata alla ricerca di un ritorno anche in termini personali, nella maggior parte delle attività in cui siamo coinvolti

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