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R. Villano (articolo) - Storia e musei per riscatto farmacia italiana

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Estratto dallo studio integrale dell'autore, per il 64° Congresso nazionale sul tema “Musei farmaceutici e di arte sanitaria: la storia sussurrata dai testimoni del tempo” (Università degli Studi, Complesso Santa Maria delle Grazie, Ferrara, 21 settembre 2014).

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R. Villano (articolo) - Storia e musei per riscatto farmacia italiana

  1. 1. Raimondo Villano Musei e raccolte di Farmacia: un’eco del passato coessenziale catalisi nel presente per un adeguato riscatto evolutivo in futuro 2 Musei e raccolte di Farmacia: un’eco del passato coessenziale catalisi nel presente per un adeguato riscatto evolutivo in futuro Raimondo Villano Sommario Questo articolo è la sintesi di un mio lavoro in corso di ultimazione e la parte di analisi si origina dai miei libri “La cruna dell’ago: meridiani farmaceutici tra etica laica e morale cattolica” del 2007 (apprezzato da: Capo dello Stato, Santo Padre e Presidente Fofi) e “Tempo scolpito nel silenzio dell’eternità. Riflessioni sull’indagine diacronica per la memoria dell’homo faber”, presentato nel 2010 a Roma sotto l’Alto patronato del Ministero dei Beni Culturali. Si effettua una ricognizione per aree geografiche italiane e tematica su principali musei, raccolte e archivi pubblici e privati riguardanti la storia della farmacia descrivendone, per alcuni di essi maggiormente indicativi in ciascuna delle categorie individuate, peculiarità, organizzazione ed eventuale impostazione didattica. Dopo alcune riflessioni sul senso della conoscenza della Storia della Professione, si evidenzia il valore non solo culturale delle testimonianze del passato e della memoria professionale. Si considera, in conclusione, qualche sostanziale concetto e metodo di approccio alla storia, l’illustrazione-tipo di un evento scientifico o professionale, alcune problematiche interdisciplinari ed elementi essenziali di progetto di archivio storico e area museale, anche alla luce delle opportunità tecnologiche e legislative. Parole chiave Ruolo della storia, musei farmaceutici, efficienza tecnica, gestione dell’offerta, economie di scala. Keywords Role of history, pharmaceutical museums, technical efficiency, supply management, economies of scale. Classification LCC AM111-160, RS1-441. Title Museums and collections of Pharmacy: an echo of the past co-essential catalyst for a suitable ransom evolutionary future. Abstract This article is a summary of my work being completed and the part of analysis originates from my books“Eye of the needle: pharmaceutical meridians between secular ethics and catholic moral” in 2007 (appreciated by: Head of State, Holy Father and President Federation of Italians pharmacists orders Fofi) and “Time carved in the silence of eternity: diachronic reflections on the investigation for the memory of homo faber”, presented in 2010 in Rome under High Patronage of Ministry of Cultural Heritage. You make a reconnaissance for Italian regions and on the subject of major museums, libraries, and public and private archives relating to the history of pharmacy, describing, for some of them more indicative in each of the categories identified, features, organization and any educational setting. After some reflections on the meaning of the knowledge of the History of the Profession, we highlight the value not only of cultural relics from the past and memory training. We consider, in conclusion, some substantial concept and method of approach to the story, the illustration-type of a scientific or professional event, some interdisciplinary issues and essential elements of project historical archives and museum area, also in the light of technological opportunities and laws. Autore Consigliere diplomatico Aerec-dpt ENVA, General manager Villano International Business Team, Associate Professor History of Health dpt Pharm. Adm. Ruggero II University, Accademico Storia Arte Sanitaria MiBACT (DM), Benemerenza al merito Sanità pubblica (DPR), Noblile Collegiale Chimico Farmaceutico ad honorem, Ordinario Società Napoletana di Storia Patria, già socio e titolare di farmacia (1978-2010), Assist. Professor di Microbiologia Fac. Farmacia Univ. Napoli (1985-90), Presidente Agifar, coordinatore Agifar Italia, Fondatore Fenagifar. Url: www.raimondovillano.com. Indice 1. Premessa. 2. Musei, esposizioni, raccolte e archivi farmaceutici. 3. Senso della storia professionale. 4. Approccio alla Storia. 5. Progettualità museale. 6. Opportunità tecnologiche e legislative. 7. Conclusioni. 8. Note. 9. Bibliografia 10. Foto. “Il mio compito era di dimostrare quale e quanta sia la luce che irradia nei secoli della farmacia italiana, non per un vano e sterile senso di orgoglio di poeta isolato e clamante nel deserto, ma per richiamare gli speziali avviliti e costernati, date le condizioni nelle quali si dibatte oggi la professione, ad un senso profondo e virile della nostra bella arte aristocratica” Carlo Pedrazzini, La farmacia storica ed artistica italiana (1934) 1. Premessa Questo articolo è la sintesi di un mio lavoro in corso di ultimazione: la prima parte è descrittiva (ricognizione su decine di farmacie, musei e biblioteche di storia della farmacia con descrizione di peculiarità e organizzazione); la seconda parte è di analisi e si origina dai miei libri “Meridiani farmaceutici tra etica laica e morale cattolica” del 2007 (apprezzato da: Capo dello Stato, Santo Padre e Presidente Fofi) e “Tempo scolpito nel silenzio dell’eternità. Riflessioni sull’indagine diacronica per la memoria dell’homo faber” presentato nel 2010 a Roma sotto l’Alto patronato del Ministero dei Beni Culturali.
  2. 2. Raimondo Villano Musei e raccolte di Farmacia: un’eco del passato coessenziale catalisi nel presente per un adeguato riscatto evolutivo in futuro 3 2. Musei, esposizioni, raccolte e archivi farmaceutici L’Italia, a differenza di altri Paesi, non ha un Museo nazionale di Farmacia ma decine di raccolte spesso molto antiche e di sfolgorante bellezza, site in luoghi ideali per contemplazione e piacere intellettuale. Sovente si trovano dove erano grandi farmacie monastiche e ospedaliere rinascimentali. Il modello di museo moderno, inteso soprattto come luogo di studio e approfondimento del passato, è interpretato da collezioni private e raccolte di università. Le farmacie aperte al pubblico, poi, conservano almeno in parte i loro arredi antichi. Il museo di farmacia deve rappresentare l’immagine della professione in ogni componente e seguire il filo di un pensiero scientifico e della relativa operatività pratica. Di seguito propongo un’essenziale panoramica di museologia italiana di settore, senza pretese di esaustività, soffermandomi su alcune realtà più significative. a1. Principali musei con collezioni di vasellame farmaceutico Castelli; Loreto Aprutino; Archeologico Nazionale-Reggio Calabria, Nazionali-Napoli: Duca di Martina e San Martino; Archeologico-Bologna; Internazionale-Faenza; Civici Arte Antica Palazzo Schifanoia-Ferrara; Modena: Galleria Medagliere Estense, Civico Archeologico Etnologico; Castello-Gorizia; Civico Sartorio-Trieste; Roma: Palazzo Venezia, Museo di Roma; Civico-Viterbo; Navale Romano-Albenga; Galleria Palazzo Rosso-Genova; Civico-Lodi; Civiche Raccolte Arte Antica-Milano; Pavia: Civici, Facoltà Farmacia; Civico e Pinacoteca-Fano; Pinacoteca Santa Casa-Loreto; Pinacoteca e M. ceramiche-Pesaro; Basilica S. Nicola-Tolentino; Civico e Pinacoteca-Urbania; Galleria Nazionale Marche-Urbino; Civico Arte Antica e Pal. Madama-Torino; Civico e Gipsoteca-Savigliano; Civico Borgogna-Vercelli; Provinciale S. Castromediano-Lecce; Regionale-Caltagirone; Civico Castello Ursino-Catania; Regionale-Messina; Arte Medievale e Moderna-Arezzo; Firenze: Nazionale Bargello, Storia Scienza; Montelupo; Civico e Pinacoteca-S. Gimignano; Civico- Rovereto. Regionale-Deruta; Torre di Porta Romana-Gubbio; Bassano del Grappa; Ca’ Rezzonico-Venezia. a2. Principali antiche farmacie pubbliche/private con esposizioni/collezioni farmaceutiche Catanzaro: Leone; Vibo Valentia: Bucarelli. Napoli: Incurabili; Sorrento: Finizio. Bologna: Ospedale Maggiore, S. Paolo, Toschi e Zarri; Imola: Ospedale S. Maria della Scaletta; Parma: Spezieria S. Giovanni. Roma: S. Maria della Scala, Ospedale Fatebenefratelli; Genova: Convento S. Maria di Castello; Ospedali Civili. Genova: Cavanna, Internazionale Pescetto; Loreto: Palazzo Apostolico; Torino: Convento S. Maria Angeli, Istituto Rosine, certosa di Collegno; Alessandria: Ospedale S. Antonio e Biagio; Bra: Ospedale S. Spirito; Cherasco: Ospedale Infermi; Cocconato: Montanaro; Novara: Ospedale Maggiore; Vercelli: Ospedale Maggiore. Mattinata: Sansone; Roccavaldina: Confraternita S. Sacramento; Camaldoli: Eremo; Figline Val D’Arno: Spedale Serristori; Firenze: Canto al Diamante, Canto alle Rondini, Insegna del Moro; San Marco, Santa Maria Novella; Monteoliveto Maggiore (Si): Farmacia dell’Abbazia; Pisa: Farmacia degli Spedali Riuniti di Santa Chiara; Siena: Spedale S. Maria della Scala; San Gimignano: Ospedale S. Fina. Bolzano: Aquila nera. Bassano del Grappa: Cappuccini; Mestre: Curia; Padova: Sirena; Venezia: Insegna Ercole d’Oro (Ponci), Insegna S. Paolo; insegna Ss. Redentore, Convento Padri Cappuccini Giudecca; Verona: Istituti Ospitalieri. b) peculiarità e organizzazione di principali musei, farmacie, raccolte, biblioteche e archivi pubblici e privati di Storia della Farmacia b1) Farmacie Ai do San Marchi-Venezia, settecentesca, restaurata e sistemata nel museo Ca’ Rezzonico. Betti-Bagni di Lucca, aperta da Paolino Giareschinel (1709). Arredi e dotazioni: armadi di lacca bianca decorati in oro; 57 vasi ad urna con coperchio Ginori (1735-1896); albarelli, brocche, bottiglie (fine XIX-inizio XX sec.); opere a stampa, ricettari, documentazione archivistica conservati dai proprietari. Aurora-Vignola, da oltre 400 anni nello stesso locale, gestita dal 1706 dalla famiglia Plessi. Certosa-Galluzzo, del sec. XVII (o anche anteriore), attualmente non ha arredi originali sebbene Pedrazzini ricordi suppellettili del sec. XVII di manifattura Cafaggiolo e Montelupo. Cervo-Arezzo, in edificio del XVII sec., fondata ca. nel 1830, cui risale l’arredo: scaffali in noce modanati a rilievo, già verniciati in lacca nera con specchiature in oro. Dotazione: vasi stile impero Ginori o Montelupo, 3 grandi storte, 20 reagenti di cristallo color ambra decorati con oro zecchino, 1 grande mortaio con serto di alloro, 1 grande orologio con intarsi di madreperla e cornice dorata. All’esterno c’è una particolare meridiana di metà ‘800. Cinghiale-Firenze, fondata nella prima metà XVIII sec., centro di ricerche d’avanguardia. Nell’800 è ritrovo di letterati e poeti illustri: Aleardi, Prati, De Amicis e Fucini (ricordato da una lapide). Arredo: resta portone d’ingresso con vetrine. Canto alle Rondini-Firenze, fondata nel XIV sec., forse dopo la morte di Dante (ricordato da un busto). Una lapide ricorda lo speziale Matteo Palmieri, poeta e storico, che gestì la farmacia fino al 1475. Ristrutturazione e moderne integrazioni post alluvione del 1966 hanno disperso l’antica dotazione. Eremo-Camaldoli, sede dell’Ordine Benedettino, fondata nel 1048, distrutta nel 1504, riedificata nel 1543. Dotata di splendidi armadi e scaffali di noce intagliato del XVI sec., sui cui ripiani vi sono albarelli (molti con ancora intatte le antiche preparazioni). Ha un laboratorio galenico ricco di attrezzature rare e una moderna distilleria dove i monaci preparano i loro prodotti. Ospedale di S. Servolo-Venezia(1) , dal 1719 annessa all’Ospedale isolano(2) . I Fatebenefratelli, poi, la sviluppano e le fanno avere riconoscimento di “spezieria pubblica dei forti e delle
  3. 3. Raimondo Villano Musei e raccolte di Farmacia: un’eco del passato coessenziale catalisi nel presente per un adeguato riscatto evolutivo in futuro 4 milizie” che nel 1749 è di tale entità da alle fornire medicamenti a ospedali e dispensari delle più importanti roccaforti militari(3) della Serenissima e, talora, anche oltre (ad es.: a Corfù). In epoca napoleonica il Comitato di Salute pubblica muta lo status dell’ospedale che può, così, accogliere malati civili anche poveri, con “Certificato di miserabilità”, a spese dell’erario. Dal 1798 la gestione di isola e ospedale passa agli Austriaci; dal 1802 torna ai Fatebenefratelli e ha depositi anche in città; diventa poi “Farmacia Generale” per produzione di tutti i farmaci per i poveri, la cui distribuzione è agevolata dall’appoggio di 2 farmacie subalterne: S. Antonino e del Civico Ospitale. Dotazioni e arredi: mortai e bilance, restaurati scaffali originali in noce massiccio (vetrine d’esposizione superiori e armadi inferiori ad ante), una bella collezione di 256 vasi di varie forme e dimensioni, con coperchio ed effige in giallo del leone di S. Marco sul cartiglio. Insegna del Moro-Firenze, già Farmacia del Saracino, sorta al tempo della Repubblica fiorentina, acquistò importanza dal 1521 quando nella famiglia proprietaria Grazzini nacque Anton Francesco, noto come Lasca (1503-84) che, speziale, novelliere e poeta, la rese un vero e proprio ritrovo di intellettuali. Una lapide ricorda lui e che la farmacia ospitò i rappresentanti dell’Accademia degli Umidi (poi, Accademia Fiorentina) e dell’Accademia della Crusca. Ha una collezione di vasi in ceramica bianca del ‘700 con iscrizioni in oro, oggi non più in sede; sono andati distrutti con l’alluvione del 1966 preziosi documenti antichi, strumenti e suppellettili. Insegna della Vecchia e del Cedro Imperiale-Venezia, del sec. XVI, è stata speziaria teriacante, tra le poche autorizzata a produrre e vendere la teriaca; frequentata da Gioacchino Rossini, diventato poi ospite del titolare Giuseppe Ancillo. La Fenice-Seravezza, di inizio XIX sec., è nel palazzo Buontalentiano (sec. XVI). L’arredo (XIX-XX sec.), ha progetto globale, compresi soffitto in legno a cassettoni e pavimento. Dotazione: albarelli, vasi a urna con coperchio, barattoli cilindrici. Molteni-Firenze, documentata dal XIII sec. come ‘Canto al Diamante’, è in sede originaria di palazzo Cavalcanti (poi dell’Arte di Calimala), sede dell’Arte di Medici e Speziali; pare che Dante, iscritto all’Arte, la frequentasse. Ha aspetto del ‘300 solo in strutture portanti, gli interni sono del sec. XIX; le volte a crociera sono con stucchi in oro su fondo crema di tardo neo-classico. Arredi: armadi a parete e bancone a L con intarsi e decorazioni in oro di emblemi d’Arte medica, opera dello scultore fiorentino G. Duprè (1817-82). Omeopatica Storica- Torino(4) , deriva da farmacia omeopatica Pietro Arnulfi (1862), nel 1876 rilevata dall’Instituto Omeopatico e confluita nel 1929 nell’Ospedale Omeopatico Italiano per preparare rimedi omeopatici ai degenti. Nel 1972 è chiusa al pubblico. I preziosi arredi sono in ciliegio verniciato di nero con filettature d’oro; gli scaffali, severi con file serrate di cassetti, espongono vasi e strumenti. Ospedale Incurabili-Napoli, del 1549; l’attuale è di superba eleganza barocca napoletana del ‘700. L’ingresso principale ha maestosa scala a doppia rampa, dentro l’architettura è a 5 portici; ha: stigli in pregiata radica di noce e oltre 400 vasi policromi in maiolica, di notevole valore storico e sempre di esclusiva funzione ornamentale, con scene bibliche (i più grandi) o allegoriche su lavoro, stagioni, virtù. Ospedale S. Fina-S. Gimignano (1508). Ha ricettari con interessanti e curiosi rimedi contro la peste del 1631-33. La splendida collezione di vasi (seconda metà XV sec. e XIX; alcuni di produzione locale, altri di Faenza, Montelupo, Siena, Montaione, Gambassi e Firenze) è trasferita a Roma al Museo di Palazzo Venezia nel 1983. Palombella-Irsina, in stile impero, fondata nel 1886 da Domenico Coniglio. Ha pregevoli arredi intatti: stigli neri con finiture dorate e piccoli capitelli; banco nero con finiture dorate, piano di lavoro in marmo chiaro con intarsio di caduceo fregiato d’alloro. Paturzo-Monte S. Savino, fondata dal Granduca Pietro Leopoldo nel 1793 per l’ospedale di Monte S. Savino. Ha arredi originali in collocazione originaria: scaffali con vetrine su tre pareti e un bancone. Dotazione: vasi ceramici con coperchio, 2 bilance, 1 torchio in legno e 1 mortaio su base di pietra del 1747. Pesci-Roma, sita in ottocentesco Palazzo Castellani, è di metà XVI sec. ha all’ingresso su base di marmo un grande mortaio di bronzo e sul banco 2 vasi di porfido con coperchio. Arredi: mobili in noce scuro del XVIII sec.; bancone con antine e maniglie di ottone, caratterizzato da solco con guida per la caduta di monete nella cassa sottostante; stigli in legno di sandalo; grande armadio del ‘700 sormontato da timpano sovrastato da quadro coevo di Madonna con Bambino tra S. Francesco e S. Giuseppe; pregevole cavallo in legno scolpito (con testa dorata, occhi di fuoco e a mo’ di corno un lungo dente ossificato di narvalo che lo rendono simile a un liocorno) donato alla ‘spetiaria’ di Pietro Corsi e Biagio Mansueti. Nel 1695 nella ‘spetiaria e cereria’ si preparava il famoso ‘Balsamo di Papa Innocenzo’. Pitti-Firenze, ha arredo e ricca dotazione del periodo 1806-1837. Quattro Cantoni-Siena, ha armadi a muro in legno laccato bianco stile tardo ‘700 attribuiti all’architetto Alessandro Fantastici, vetri dipinti con scene mitologiche alternate ad antiche scritte indicanti il contenuto degli scaffali, armadi a sportelli con raffigurazioni geometriche che racchiudono strumenti di farmacia. La dotazione originale è altrove; in farmacia vi sono solo un mortaio in bronzo e strumenti di laboratorio. Farmacia Serafini-Carrara, di fine XVIII-inizi XIX sec., ha arredi originali: armadi con sportelli a vetri stile impero di vera e propria decorazione parietale comprendente anche porte d’ingresso e accesso al retro. Appartenuta alla famiglia Orlandi (attività attestata con certezza dal 1827). Dotazione: albarelli ceramici, bottiglie vitree trasparenti con tappo ed etichetta. Officina Profumo-Farmaceutica S. Maria Novella-Firenze, nata nel 1612, retta fino al 1659 da Angiolo Marchissi che ebbe dal Granduca il privilegio di
  4. 4. Raimondo Villano Musei e raccolte di Farmacia: un’eco del passato coessenziale catalisi nel presente per un adeguato riscatto evolutivo in futuro 5 chiamarla “Fonderia di S. A. Serenissima”. Nel ‘700 è famosa in tutto il mondo per i suoi prodotti e i viaggiatori stranieri vi si fermavano per acquistare acque profumate, essenze odorose e saponi. Dal 1866 quattro generazioni della stessa famiglia l’hanno gestita. Ha dotazione di notevole qualità: orcioli con anse a forma di delfino del XVI sec.; vasi del ‘600 di terracotta smaltata manifattura Montelupo; vasi ottocenteschi manifattura Ginori; alambicchi, 2 termometri; erbario di Castore Durante (1718); Ricettario fiorentino (1670). Nel salone di vendita il soffitto è a volta affrescato con rappresentazione delle quattro parti del mondo e gli armadi sono in stile neo-gotico di noce scolpito. La sala vendita (trasformata nel 1848) era una cappella donata dalla potente famiglia Acciaioli nel 1335 ai frati, in riconoscenza per una guarigione prodigiosa ottenuta con un loro prodotto. La Sala Verde, ora come allora per ricevimento, ha alle pareti attestati e riconoscimenti dati all’Officina e ritratti dei direttori succedutisi nei secoli. L’Antica Spezieria ha vasi e strumenti; il ‘fornimento’ ceramico ha: 44 contenitori vascolari di varia epoca e morfologia (maioliche con decoro a: porcellana, atipico, raffaellesco, a foglia blu; contenitori ceramici vari). Altro è in collezioni private della Toscana, in Civiche Raccolte d’Arte di Milano, del Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza, del Museo del Vino di Torgiano e dell’Ospedale Serristori di Figline Valdarno. Nella dotazione ceramica si distinguono: 2 utelli (1530-50 ca) con decoro ‘a porcellana’ con cartiglio epigrafico e scritta cerchiata che riporta al cenobio d’appartenenza (S[ant]a M[ari]a N[ovell]a); 1 orciolo biansato con decorazione floreale atipica con grande ovale dipinto su lato con effigie di S. Pietro martire; 13 orcioli piccoli e 5 grandi con doppia ansa a drago e versatoio cilindrico e 9 utelli a singola ansa con piede a disco e decorazione raffaellesca costituiti a partire dal 1613 da Angiolo Marchissi; 1 alberello con smalto berettino forse ligure e un utello montelupino a foglia blu del XVII secolo. Reale Toschi(5) -Bologna, fondata nella seconda metà del ‘700, ha una bella collezione di vasi forse realizzati dopo il 1775. Regia Schiapparelli(6) -Torino, ha interni riccamente arredati con mobili ottocenteschi in noce, bancone con intreccio di serpenti incastonato in motivo a conchiglia, vetrate ‘a cattedrale’ e blasoni di Duchi e Principi di Savoia(7) a fuoco su vetro. Su scaffali c’è medaglione di legno con profilo di Esculapio. Ha strumenti di spezieria. È stata frequentata da carbonari e intellettuali, da Camillo Benso Conte di Cavour, Urbano Rattazzi, Francesco Crispi, Quintino Sella e Marco Minghetti ai quali i farmacisti solevano offrire gli speciali elisir della casa(8) . È inserita, con Diploma, nel “Libro d’Onore della Città di Torino”. Spezieria Certosa S. Martino(9) -Napoli, fondata nel 1325 da Carlo di Calabria, primogenito di Roberto d’Angiò. Ha affreschi di fine ‘600 di Paolo De Matteis, 1 Medicamenta, 3 mortai, 51 vasi (da 30 a 65 cm ca.): anfore biansate napoletane di seconda metà XVII sec., anfore biansate di Lorenzo Salandra di prima metà XVIII sec., albarelli di Giuseppe Canonico di fine XVII sec. e inizi XVIII, anfore biansate di Frate Pio (fine sec. XVII), anfore biansate con coperchio di Castelli (1630 ca), anfore biansate di Paolo Francesco Brandi (fine sec. XVII-inizi XVIII), albarelli di Francesco Albino Saverio Grue (1686-1746). Ha biblioteca del ‘600 con ca. 2.000 volumi. Spezieria Montalve alla Quiete, fondata per ordine della Granduchessa Vittoria della Rovere, moglie di Ferdinando II de’ Medici. Arredi e dotazioni del XVII sec.: armadi e vetrine, vasi e contenitori, bancone e bilancine. Spezieria Monastero S. Giovanni Evangelista(10) -Parma, fondata tra 1201 e 980, ha bilance, scaffali in noce, già laccati in chiaro, albarelli del ‘600 in maiolica dipinta con aquila, simbolo di S. Giovanni e del Monastero. Nella volta il medaglione centrale, attribuito al pittore parmense Innocenzo Martini (sec. XVI), raffigura l’Assunzione della Vergine. Una porta con una bella aquila intagliata in legno (XVIII sec.) immette nella sala dei mortai, arredata con mobili sobri e imponenti di gusto tardo manierista in armonia con le ante laccate delle finestre (XVIII sec.). I vasi in maiolica e in porcellana di varia manifattura sono tra XVII e XIX sec., i mortai in marmo e in bronzo del XVII e XVIII sec.. Nelle lunette della volta (ridipinte) sono raffigurati antichi medici riconoscibili per le iscrizioni sul fregio monocromo (inizi ‘600). Gli arredi della stanza delle Sirene (scolpite nelle paraste degli scaffali), sono opera d’intaglio di Alessandro Vandone (1606). Nelle vetrine degli scaffali sono esposti rari volumi farmaceutici (sec. XVI-XIX). Nel laboratorio con pozzo alle pareti sono appesi alambicchi, storte e bottiglie. Un dipinto di Ignazio Affanni (sec. XIX) raffigura Leonida Gardoni, figlio dello speziale Ferdinando (nel busto in gesso all’ingresso). b2) raccolte museali Antica premiata Farmacia Corvi-Piacenza, ha numerosi oggetti, strumenti, apparecchi da laboratorio nel solaio (con antiche travi nel soffitto e plurisecolare pavimento di mattoni) che abbina Farmacia e Museo. Dotazione: vasetti in vetro e contenitori, scatole di preparazioni, mortai (anche in porfido rosso del ‘600 o di ferro con pestello a balestra, per ridurre la fatica a pestare pietre preziose), bilance; apparecchi (per: filtrazione, bagnomaria multiplo, comprimere tappi di sughero; pilloliere, torchio del ‘700), circa 30 imbuti di vetro (non conici ma cilindrici, per occupare meno spazio) posizionati in batteria su tavolo di legno forato ad hoc; medaglie, premi, diplomi e riconoscimenti dell’Antica Farmacia Corvi, arredi, libri, ricettari, documenti e stampe, specialità farmaceutiche e cosmetiche italiane e straniere del ‘900 e una ricca raccolta di etichette. Tra le cose originali: lettino di ferro con maschera antigas d’epoca bellica. Coniugi Anna e Angelo Beccarelli. Varedo, bella raccolta di migliaia di oggetti: manoscritti (uno in pergamena del ‘500), formulari (uno in elegante, armoniosa calligrafia e ricco di formulazioni), Farmacopee, Statuti e libri da fine ‘400 in poi, fantastici erbari (uno raro e prezioso a incunaboli del 1491 e uno bellissimo del ‘700 con in ogni pagina piante medicinali essiccate che escono da un vasetto di carta dipinto, ritagliato e incollato, 6 stupendi volumi ottocenteschi di flora medico-farmaceutica colorati a mano, apparecchi, vasi (uno bellissimo del ‘700 da Venezia, con scritte anche in arabo),
  5. 5. Raimondo Villano Musei e raccolte di Farmacia: un’eco del passato coessenziale catalisi nel presente per un adeguato riscatto evolutivo in futuro 6 pestelli, contenitori, strumentazione, fatture, materiale pubblicitario, ex libris di farmacisti, mobili del ‘700, farmacie da viaggio, cassettine militari, vasetti di vetro verde al cobalto, ampolline, contagocce, contenitori in bosso, scatoline. Tra le cose originali: raccoglitore tascabile omeopatico, campionario di pillole, vasi del ‘700 con vipere e bisce, rarissimi paracapezzoli in bosso e in piombo, curiosi bastoni da farmacista. Vi sono, poi: aghi da sutura di fine ‘800, biberon (compreso uno veterinario), sigilli di garanzia, sputacchiere da tasca, spatole, cucchiaini (uno per non sporcare i baffi con lo sciroppo, altri segna orario o da viaggio o per malato sdraiato), medaglie, stemmi da farmacia, i primi preservativi, termometri, stetoscopi, forbicine, penne e segnalibri pubblicitari, scatole di siringhe con ‘spicilli’, cavatappi speciali per bottiglie di chiuse a sughero, attestati del ‘700 di laurea in bassa farmacia (rurale) e in alta farmacia (urbana), etichette da vasi, migliaia di pubblicità farmaceutiche e cartoline, numerosi calendari di farmacia. Museo Farmacia Picciola (1799-1999)-Trieste, sorto per iniziativa di Giorgio du Ban con consulenza dello scenografo istriano Athos Pericin in 120 mq raccoglie: vasi di Boemia, apparecchi, utensii, documenti e memorie della farmacia di famiglia, archivio, quadreria, mobilio, fotografie, contenitori, vetrerie, laboratorio, etichette. Tra le cose originali: etichette di preparazioni speciali, come il ‘roob anticolerico’ che valse una menzione d’onore al titolare di farmacia del tempo, o i ‘cordoni viperini’ per infiammazioni cutanee e orali. Complessivamente ha oltre 1.000 articoli, 1.300 oggetti, 400 libri e 30 collezioni di riviste. Museo farmacia di Brixen/Bressanone, realizzato nel 2003 da équipe multidisciplinare di medici, storici, farmacisti ed economisti raccolti nell’associazione ‘Recipe!’, insignito nel 2006 di Medaglia Johannes Valentin dalla Società Tedesca di Storia della Farmacia. Occupa ca 150 mq ed è realizzato in collaborazione con Elisabetta Peer (pratica farmaceutica) e di Petra Paolazzi (didattica museale). Ha testimonianze autentiche e originali della Stadtapotheke di Bressanone, di oltre 400 anni e gestita da oltre 200 dalla famiglia Peer. Si snoda in stanze che concettualmente rappresentano: sala vendite, laboratorio, biblioteca, casa. Si individuano 4 settori principali a tema: 1) droghe e preparati, in oltre 100 cassetti illuminati, corredati da note essenziali. 2) arte farmaceutica, con rimedi galenici e industriali di ogni epoca. 3) arte chimica, dall’alchimia alla scienza. 4) farmacia, da centro di preparazione e distribuzione dei farmaci a luogo d’informazione e consulenza. Spezieria S. Maria della Scala-Roma, aperta nel XVIII sec. nel convento dei Carmelitani, produsse molte specialità apprezzate dalla Santa Sede. La sala grande è di notevole effetto, con bancone sormontato dal quadro della protettrice S. Teresa e con monumentali vetrine che espongono cristalli di sali. Su una scrivania c’è un erbario secco e accanto un enorme contenitore per teriaca. La decorazione di muri e soffitto (con grande stemma dell’Ordine) dà uniformità all’ambiente. Sala Farmacia del Museo Comunale-Savigliano, proveniene dall’antico Ospedale dell’Annunziata, ha 205 scatole da erboristeria in legno curvato e 73 maioliche liguri di Albisola con stemma ovale dell’Annunciazione, 19 vasi del ‘700 piemontese, una biblioteca e attrezzature di laboratorio. Mostra Ospedale Maggiore-Milano, aperta dal 2004, ha cimeli e collezione di circa 150 vasi di ceramica del XVII e XVIII sec. salvati dalla distruzione bellica. Spezieria Orto Botanico-Padova, ha manifesti e confezioni di teriaca veneziana e di altre specialità della regione, una completa farmacia ottocentesca, scaffali e vetrine con recipienti in maiolica e vetro completi di preparazione (segnata sul cartiglio), estratti vegetali e prime confezioni di aspirina e sulfamidici, apparecchi di laboratorio per distillazione e concentrazione, forme per cialdine, scatole ed etichette per galenici; alcune bacheche espongono libri, ricettari, tutte le farmacopee dopo il 1892 e fogli pubblicitari. Museo Merini-Spoleto, ha enorme quantità di materiale proveniente da farmacia e laboratorio pre-industriale; Dotazione: stigli, vasi, materie prime, specialità e galenici (distribuiti fino ad alcuni decenni fa). La biblioteca ha ca. 20.000 volumi di vario argomento. In attesa di collocazione più consona (almeno 500 mq nel palazzo del Comune), la visita è a richiesta. Ex Farmacia Bogliasco-Genova, base della Delegazione ligure dell’Accademia Italiana Storia Farmacia, ha manufatti e immagini. Il recupero conservativo risale alle manifestazioni di Genova 2004 Capitale Europea della Cultura; gli spazi sono usati per favorire comunicazione culturale, ambientale e sociale di soggetti, imprese, privati, enti pubblici che operano o desiderano operare e confrontarsi nella realtà dei beni culturali, ambientali e del territorio. Farmamuseo-Villacidro, ha arredi, utensili e strumenti precedenti la rivoluzione industriale (un nucleo è di reperti di inizio ‘900), una piccola biblioteca di testi (i più antichi dei primi del 1500), boccette originali dell’antica Farmacia Fanni, riproduzioni di pregio di antichi albarelli, una bella collezione di aerosol, un’interessante raccolta di enteroclismi (francesi, inglesi e italiani), strumenti vari, apparecchi elettromedicali, bilance (dal ‘600); termometri clinici (il più antico di inizio ‘800); mortai, farmacie da viaggio (la più antica di fine ‘700). È ricostruita una vecchia potecarìa villacidrese con imponente registratore di cassa (primo ‘900) e piccolo laboratorio galenico con strumentario. Casa apotecaria Bergaglio-Gavi, in stile liberty piemontese di primo ‘900. Collezioni (raccolte in tutto il mondo): siringhe, clisopompe, enteroclismi, quadri e stampe riferiti alla pratica del clistere, tazze per malati e vari oggetti curiosi. Ha biblioteca storica con originali antichi, tra cui: Luminare Maius, Ricettario Fiorentino, ecc. Museo del Laboratorio di Farmacia Foletto-Pieve di Ledro, inaugurato a fine 2000, ha attrezzature di laboratorio da fine ‘800 al 1940, sciroppi, amari e liquori dalle formule originali. Farmacia di Roccavaldina, ha vasi del 1580 dell’officina Patanazzi di Urbino. Corredo complessivo(11) : 238 tra albarelli e bottiglie globulari a collo lungo, brocche, anfore ovoidali apode e da mostra (con coperchio e con piede triangolare ad anse)(12) .
  6. 6. Raimondo Villano Musei e raccolte di Farmacia: un’eco del passato coessenziale catalisi nel presente per un adeguato riscatto evolutivo in futuro 7 b3) Musei Storia Arte Sanitaria-Roma, Ospedale S. Spirito in Sassia. L’Istituto per il Museo Storico dell’Arte Sanitaria è fondato il 22 aprile 1920 e inaugurato l’11 maggio 1933: ha “scopo di promuovere e disciplinare gli studi storici dell'Arte Sanitaria in Italia e d'integrare le manifestazioni con una una biblioteca ed un archivio storico”. Il 14 maggio 1922 con R.D. n. 746 è eretto in Ente Morale e denominato lstituto Storico Italiano dell’Arte Sanitaria, nel 1926 diviene Accademia di Storia dell’Arte Sanitaria(13) . Il Museo documenta con accuratezza il percorso da magia a scienza; è tra i più importanti del mondo, ha oggetti da Roma imperiale a oggi in 9 sale per tot. 850 mq. Portico. Ha grande mortaio in marmo con ai lati 2 enormi angeli. Scalone. Ha una cassapanca in legno del XVII sec. ornata da teste di leone per conservare erbe medicinali. Sala Flaiani. C’è una ‘macina della china’, forgiata a tempietto e sormontata da cupola in legno di noce. Sala Capparoni. Ha testimonianze di commistione tra magia e medicina, come il corno del mitico liocorno(14) , montato in bronzo dorato con astuccio in marocchino del XVI sec., e la palla di bezoar(15) , considerati antidoti contro ogni male. C’è la curiosa Siringa di Mauriceau (1673-1709), tubicino di gomma da applicare a una siringa in ottone per introdurre acqua benedetta nell’utero per battezzare ante partum, per volere del Cardinale Borromeo, i feti in pericolo di vita durante il travaglio. Vi sono, inoltre: un flacone d’olio di scorpioni, teriaca, lingue serpentine, pastiglie di terra sigillata dell’isola d’Elba prodotta dalla fonderia del Gran Duca di Toscana, una corona da imposizione per mal di testa, farmacie portatili (XVII-XIX sec.), recipienti in vetro e ceramica, stampe di medici illustri, lauree, editti sanitari. Sala Carbonelli. Ha vetri e vasi, medaglie, diplomi di aromatario e farmacista, erbari del ‘700 (con circa 600 piante essiccate e pressate, montate su fogli e con notizie di classificazione, ambiente di sviluppo, luogo e data di raccolta), un’incisione di Francesco Bartolozzi tratta dal dipinto “Il farmacista” (1752) di Pietro Longhi (1702-1762) che rappresenta una giovane malata, unguentari romani (da 5 a 12 cm) del I-IV sec. d. C., bottiglie, barattoli e albarelli del XVII-XVIII sec., mortai in pietra e in metallo, un monumentale torchio in legno del XVII sec., una curiosa statuetta lignea di ‘oppiato’ (persona sotto azione d’oppio) e 2 ricostruzioni d’ambiente: farmacia del XVII sec. e coevo laboratorio chimico-alchimistico. L’antica farmacia, con pavimento in cotto e soffitto a cassettoni, ha un banco di legno massiccio con una bilancia. Sugli scaffali a parete vi sono vasi. Il laboratorio chimico-alchimistico è in un’atmosfera di magia e superstizione: dal soffitto pende un coccodrillo impagliato; vi è il calco della famosa porta ermetica (si narra che i segni arcani e cabalistici incisi sulla porta rappresentino la formula della pietra filosofale, che trasforma i vili metalli in oro). Nel camino c’è il forno dell’alchimista (athanor), in un angolo del laboratorio c’è un grande mortaio di pietra (XVII sec.) con coperchio e chiavistello. Storia Medicina-Roma, Viale Università. Fondato nel 1937 dal Prof. Adalberto Pazzini, è didattico- documentario in 8 sezioni ricostruzioni d’ambiente su 3 piani di tot. 600 mq più giardino esterno. Il percorso inizia con la ricostruita piazzetta medioevale con botteghe di semplicista e barbiere flebotomo, spezieria, gabinetto alchimistico, con reperti dei sec. XVII-XIX. Ha molti vasi del ‘600 e ‘700. Una sezione tratta la rivoluzione farmacologica. Ha un rinnovato apparato didattico-divulgativo, con postazioni video e supporti multimediali sui principali temi e rapporti tra scienze biomediche e società, che integrano l’esposizione di reperti e strumenti. I percorsi divulgativi sono per studenti universitari e di scuole superiori. Un giardino rappresenta l’Orto dei Semplici con molte piante medicinali. Ha circa 10.000 reperti, autentici o riproduzioni, per un itinerario cronologico dall’età della pietra al secolo scorso. Tra le dotazioni: scatole per la conservazione di semplici, di solit, in legno leggero tagliato in lamine molto sottili e con l’indicazione del contenuto; vetrerie del XVII sec., tra cui albarelli con cartiglio del farmaco; ceramiche del XVII sec., tra cui brocche, albarelli, pillolari; farmacie portatili, alcune con apertura antero-superiore, altre solo superiore e all’interno flaconcini in vetro, peltro e legno e spesso corredate di bilancina e piccolo mortaio con pestello. Nobile Collegio Chimico Farmaceutico Universitas Aromatariorum Urbis-Roma, Fori Imperiali. È un luogo che ha visto scorrere la Storia, l’ha assorbita e ne è rimasto impregnato. Il tempio pagano, dedicato poi a S. Antonino e S. Faustina, è dono del Papa nel 1429 all’Università degli Speziali e rimase di proprietà dei farmacisti romani. Oggi il Nobile Collegio è Ente Morale di Diritto Privato con Certificazione di Qualità ISO 9001; impegno precipuo dell’Istituzione, in quanto Università privata e in osservanza dello spirito cristiano raccomandato in Bolla da Martino V, è di promuovere ricerche e studi su storia della farmacia, scienze farmaceutiche e sociosanitarie, oltre che tutelare la Chiesa officiante di S. Lorenzo de’ Speziali. Il Nobile Collegio e la sua Accademia Romana di Storia della Farmacia e Scienze Farmaceutiche nel 2006 sono stati accolti all’unanimità quale 23° Corporate Member nella Société Internationale d’Histoire de la Pharmacie e sono stati riconosciuti dalla Regione Lazio “Centro Culturale di Eccellenza(16) ”. Il Museo di Arte Farmaceutica e Storia della Farmacia è nei sotterranei della chiesa (tuttora officiata in varie occasioni) ed ha molti quadri, stampe e vasi di varie epoche, una nutrita collezione di mortai, strumenti di laboratorio, vetreria, medaglie di
  7. 7. Raimondo Villano Musei e raccolte di Farmacia: un’eco del passato coessenziale catalisi nel presente per un adeguato riscatto evolutivo in futuro 8 varie epoche. Mostra permanente Palazzo Torsi-Genova, ha sezione di ceramiche e utensili (mortai, storte, alambicchi, strumenti chirurgici) di grande interesse storico scientifico. L’esposizione è cronologica e storico-artistica. Aboca di Sansepolcro-Arezzo, ricco di libri, vasi e vetri di farmacia, mortai (in pietra, bronzo e porfido) e erbari (con note di: tecniche di raccolta nel ‘tempo balsamico’, selezione di droghe e loro conservazione ottimale). Ha un Centro studi e una Sala multimediale interattiva. b4) biblioteche Civica Angelo Mai-Bergamo, ha oltre 250 volumi: 35 incunaboli editi in Italia e 222 cinquecentine, di cui 112 stampate a Venezia; 39 edizioni di Plinio, 13 di Dioscoride e 8 di Mesue. I testi esclusivamente farmaceutici sono pochi, tra cui: rarissime vere e proprie farmacopee, come la Pharmacopea di Bergamo; vari antidotari, tra cui l’Antidotarium di Scuola Salernitana; opere su vegetali o pietre terapeutici; Erbario di Durante (1585), Ricettario di Galeno (1519). Altro: Tavole Anatomiche di Vesalio, De humani corporis fabrica (1543) illustrata dal pittore fiammingo von Calcar, allievo di Tiziano. Icilio Guareschi-Torino, deriva da Scuola di Farmacia (primo ‘800) e Istituti di Farmacia. Ha annate dei principali periodici d’interesse storico e i Chemical Abstracts 1907-2003: rassegna di documenti scientifici e tecnici a livello mondiale di chimica fisica, biologica, organica, inorganica e macromolecole. Accademia Storia Arte Sanitaria- Roma, proviene da archivio capitolare monastico, ha oltre 10.000 tra libri, opuscoli, riviste e stampe. Molte sono le edizioni pregevoli (XVI -XVIII sec.), tra cui cinquecentine di Aldo Manuzio e figlio, ricettari, manoscritti (XVIII-inizi XX sec.), miscellanee, lauree, diplomi, incisioni, tavole anatomiche, bandi e regolamenti. Secolare del Nobile Collegio Chim. F.co, ha oltre 1.000 tra manoscritti, statuti, farmacopee di vari Paesi, testi dal XVI sec.; in Archivio c’è la storia della Corporazione de’ Speziali Romani dal 1430. Farmacia Omeopatica dell’Archivio Storico Comunale-Torino, ha rare riviste di primo ‘900 e trattati e manuali ottocenteschi, tra cui testi fondamentali di Samuel Hahnemann: Traité de Matière médicale ou de l'action pure des médicaments homœopathiques; Doctrine et traitement homœopathique par maladies chroniques, tradotti dal tedesco da Jourdan (Académie Royale de Médecine) e pubblicati a Parigi (1834 e 1846). Antiqua del Museo Aboca di Sansepolcro-Arezzo, ha oltre 800 volumi (1500-1900) di medicina naturale e belle opere di iconografia botanica: xilografie del 1500, calcografie del 1600 e 1700 e finissime incisioni su rame del 1800. 3. Senso della storia professionale a) Senso della conoscenza e valore non solo culturale della Storia della Professione. La storia, come il terreno sotto i piedi, non indica una direzione ma senza di esso non si può camminare; essa evita di smarrire il filo dell’esistenza ed è centro d’equilibrio. Non è paradosso ammettere che il passato è la migliore invenzione del futuro e interrogarlo è segno del bisogno di porsi dinanzi a più precise diagnosi. Nelle ore di confusione ritrovare fondamento e memoria storica è base di rinascita; tra l’altro, la ricostruzione di tasselli del passato può rafforzare la consapevolezza dell’eredità ricevuta dai padri e può proiettare verso un futuro che oggi, per evoluzione rapidissima, è quasi un presente. Il passato per noi è allo stesso tempo padre e figlio e non possiamo sottrarvici né accettare che esso sia fatto di silenzio per non finire anche noi stessi sotto silenzio(17) . Un grande ruolo dello storico in tale processo è lo sdoganamento della storia dal ristretto ambito specialistico, per porla in contatto con realtà e difficoltà che tutti devono affrontare. Una mia importante proposta di fattiva operatività è che l’Accademia Aisf si renda promotrice qualificata di una tale azione di rilievo e benemerita. Memoria e storia, inoltre, accompagnano nel difficile cammino, individuale e collettivo, per ricostruire le ragioni del presente. Va affrontato, però, un quesito di etica della memoria attuale: cosa ricordare e in che misura la memoria condivisa rafforza l’identità di gruppo. Per taluni, le memorie condivise non sono morali e tale paradosso è spiegato considerando che solo le relazioni di appartenenza a una nazione si fondano sulla costruzione di memoria comune, intesa come attrazione dell’ethos verso l’etnos, ovvero una prospettiva tendenzialmente etnica dell’etica. Io propendo per l’ammissione di sostanziali analogie di fattori tra storia di una nazione e di una professione istituzionalizzata per mezzo di corporazioni, ora come in passato (quantomeno nell’allora suo minimo comun denominatore). b) Approfondimenti inerenti la Storia dell’Arte Sanitaria e Farmaceutica. Dai primi del ‘900 la Storia della Scienza e della Sanità(18) incoraggia un’impostazione aperta alla storia sociale, benché tra forti reazioni di oppositori. Attenendomi al senso della memoria nell’arte farmaceutica, la farmacia identifica un’area tecnico-scientifica risultato di varie discipline (biologia, chimica, medicina) ma soprattutto una professione dalle molte e importanti valenze sociali, avendo ad oggetto la relazione specifica tra malattia e organi viventi: in tale ottica, il centro del suo significato sono la cura, il medicamento e, in tempi recenti, la prevenzione. È una forzatura, quindi, concludere che l’oggetto della storia della farmacia è solo la professione e non anche il medicamento quale relazione tra uomini e civiltà. La storia delle arti sanitarie è disciplina che studia la relazione uomo-malattia-cura, oggetto anche della formazione dei futuri professionisti della salute. In tale ambito, la professione farmaceutica continua ad essere importante come in passato. Gli ambiti della storia della farmacia, dunque, corrispondono alla storia della scienza e alla storia economico-sociale. Oggi il principale indirizzo è la sintesi entro tali prospettive. Tra i fattori di sviluppo della storia farmaceutica annovero: la tutela e gestione dei locali delle antiche farmacie, mai all’insegna del banale atto estetico; la creazione di contenuti storici fruibili da un vasto pubblico, soprattutto per mezzo dell’adozione delle tecnologie telematiche e informatiche capaci di
  8. 8. Raimondo Villano Musei e raccolte di Farmacia: un’eco del passato coessenziale catalisi nel presente per un adeguato riscatto evolutivo in futuro 9 consentire il passaggio dell’accettazione episodica, fatalistica e difficoltosa della ‘domanda’ di Storia e beni culturali farmaceutici ad una fase di regolazione, incremento e semplificazione della stessa.Un terzo fattore cardine è il superamento dei target minimi del far sufficientemente “conoscere(19) ” e del generare qualche “assenso teorico(20) ” concernente l’astrazione per il più alto degli obiettivi, il raggiungimento di un “assenso reale” collettivo(21) , attraverso l’interiorizzazione di conoscenze che influisce sui comportamenti alla luce della condivisibile riflessione di Goethe sull’importanza del completamento del proprio bagaglio professionale ad opera della conoscenza della sua storia che può senza dubbio proficuamente indurre a prefigurare, in un futuro non remoto, l’uso delle potenzialità accademiche di formazione delle discipline storico-professionali. In tale ottica l’ethos storico può e deve diventare completamento se non fondamento nella preparazione di ogni sanitario. Con tale convinzione ritengo auspicabile che nel loro avanzamento Farmacia e Professioni sanitarie in genere sentano il bisogno istituzionale di raggiungere un consenso sull’esigenza di ethos storico recuperando, sostanzialmente adattato alla specificità della realtà sanitaria stessa, l’enunciazione di Ippocrate che “quando il medico riflette come un filosofo sugli avvenimenti e sui valori umani è simile a un dio”… o, meglio per me, “è più vicino a Dio”! Senza una formazione etica e storica il rischio che la Farmacia corre è che non possa osservare fiduciosamente il proprio futuro giacché si pone come nell’icona del tempo rovesciato inventato da Benjamin: si può solo voltare le spalle alla meta del divenire, così da contemplare un passato da cui ci si allontana inesorabilmente a velocità vertiginosa. Più in particolare, i processi esposti possono validamente concorrere alla formazione o al perfezionamento o al rafforzamento di un’eticità professionale più completa e consapevole, il cui ruolo è determinante nel complesso istituzionale della società civile e dello Stato in cui la libertà si realizza oggettivandosi, ossia passando gradualmente dalla sua astratta espressione individualistica all’universalità concreta. In tale complesso e articolato sistema, l’eticità potrebbe rappresentare un hegeliano terzo momento dello ‘spirito oggettivo’, dopo quelli del ‘diritto astratto’ e della ‘moralità’. Il compito di superare atomismo e antagonismo della società civile è affidato anche alle istituzioni corporative (il cui significato razionale consiste nel loro ruolo di essere elementi ‘mediatori’ fra Stato e singoli individui) che, per quanto riguarda la Storia professionale, dovrebbero avere a riferimento Accademie e specialisti di settore. c) approfondimenti sul ruolo della Storia della Farmacia nella formazione dei farmacisti . Il Congresso Internazionale del 1985 a Granada ha esaminato in profondità il problema della Storia della Farmacia come disciplina accademica. Società nazionali di Storia della Farmacia e Accademia Internazionale hanno presentato una dichiarazione comune(22) che recita: “1) Considerando il grande sviluppo vissuto dalle diverse branche scientifiche, ne ritiene necessario lo studio complessivo (evoluzione, implicazioni, conseguenze, metodologia, valore informativo), dunque studio della Storia della Scienza come coscienza e meditazione sulla scienza stessa. 2) La Storia della Farmacia, parte integrante di quella della scienza, appare uno dei mezzi migliori per promuovere nei futuri farmacisti una riflessione metodologica e filosofica e dar loro le utili nozioni su origini delle grandi teorie scientifiche e su scienza e tecnica nella storia dellìumanità. 3) Lo studio di grandi tappe evolutive del pensiero scientifico deve permettere ai futuri investigatori, insegnanti e professionisti di apprezzare la profonda unità della scienza, le linee principali della sua struttura, interdipendenza tra i suoi diversi settori, principi permanenti dei suoi metodi e tendenze principali del suo attuale sviluppo. 4) Affermare che le attuali cognizioni sono frequentemente presentate in forma dogmatica, per omissione del processo del loro sviluppo e mancata risalita alle fonti, vuol dire chiarificare le idee e aiutare la scienza anziché paralizzarla. Occorre propugnare un autentico insegnamento scientifico, teso a risvegliare l’interesse, convincere di cosa sia la scienza viva e come si sviluppi costantemente e far comprendere la sua perpetua evoluzione e le sue incessanti lotte in favore della verità. La Storia della Farmacia costituisce elemento essenziale per la formazione dell’uomo di scienza nella sua predisposizione cosciente e creativa di ricercatore in lotta contro il dogmatismo. In quanto ai futuri professori, non pare si possa porre in dubbio l’interesse per loro rappresentato dal conoscere almeno qualche nozione della storia della disciplina che dovranno insegnare. 5) La Storia della Farmacia dovrà tendere a fornire allo studente, sulla base della sua professione, la responsabilità intellettuale e morale di cittadino del mondo della cultura. Affinché il farmacista giunga ad amare la sua professione e la sua attività deve conoscere bene la loro origine e il ruolo da esse vissuto, che si tradurrà in miglior coscienza della sua autentica attività sanitaria. In conseguenza, ne deriva un appello internazionale alle Autorità Accademiche, Sanitarie e a tutte le Istituzioni farmaceutiche perché si impegnino a promuovere e appoggiare il decollo istituzionale di quest’attività e a concretamente conseguire i seguenti obiettivi di basilari e prioritari: a) presenza della Storia della Farmacia fra le discipline accademiche, essenziale in tutti i piani di studio delle Facoltà di Farmacia per contribuire a una formazione integrale del farmacista, futuro professore, ricercatore e professionista, secondo la sua diversa specializzazione; b) per un insegnamento di qualità le Facoltà devono creare un numero sufficiente di cattedre e fornire mezzi necessari per svolgere un’efficace ricerca. c) l’insegnamento della Storia della Farmacia verrà del tutto completato con
  9. 9. Raimondo Villano Musei e raccolte di Farmacia: un’eco del passato coessenziale catalisi nel presente per un adeguato riscatto evolutivo in futuro 10 l’insegnamento della Legislazione e della Deontologia farmaceutica, così come con quello dell’Amministrazione economica della farmacia, per cui le Università dovranno sforzarsi di creare legami di unione e di collaborazione fra queste aeree. Con ciò sarà possibile ancorare il farmacista alle radici del suo passato, alla circostante realtà attuale, ma anche prepararlo ad affrontare il futuro in modo proficuo. Il conseguimento di questi essenziali obiettivi contribuirà in forma altamente positiva a realizzare una formazione farmaceutica all’altezza del ruolo primario occupato dal medicamento nella vita di oggi, come prodotto tecnico scientifico altamente specializzato e per la essenziale funzione sociale che il farmacista è domandato a disimpegnare come professionista della salute”. 4. Approccio alla Storia a) Concetti e metodi. La storia non è solo diacronia o periodizzazione cronologica o insieme di successioni, ma anche insieme di rapporti tra periodi diversi per struttura. Periodizzazione, contemporaneità e durata (connessa al mutamento), sono ordinatori di una rete fatta di connessioni e non solo di successioni lineari(23) . Un approccio diverso alla storia è la “ricerca su connessioni profonde, su‘strutture’ di lungo periodo che sottendono e spiegano le molteplici attività degli uomini(24) ”. Le componenti strutturali sociali e loro connessioni interne, secondo taluni studiosi(25) sono essenzialmente tre: ambiente, caratteristiche fisiche e climatiche e interazione con gli uomini; rapporti sociali, modi di produzione e divisione del lavoro, organizzazione politico-sociale; mentalità, aspetti culturali e religiosi che determinano i diversi modi di guardare il mondo. b) Euristica della storiografia della Scienza. L’illustrazione di un’impresa scientifica è di solito correlata a una ‘filosofia della scienza’ in potenza pluriprospettica. A fine Anni ‘20 del ‘900 la filosofia della scienza è caratterizzata da empirismo logico (o neopositivismo)(26) che sostiene una visione scientifica del mondo, tende a realizzare una scienza onnicomprensiva delle conoscenze sulla realtà, ovvero una scienza della realtà empirica; l’azione è antimetafisica, empirica e logico matematica, la dottrina fondamentale è l’analisi critica del linguaggio in rapporto all’esperienza in cui è antesignano Wittgestein, assertore che proposizione ed evento devono avere stessa forma logica giacché fra realtà empirica e proposizione esiste solo una coordinazione: dunque, non esiste l’inconoscibile ma solo l’indicibile e i limiti del linguaggio sono anche i limiti della conoscenza. Essendo, poi, la verifica in termini assoluti nella scienza pressoché impossibile, il principio di verificazione è sostituito dal concetto di conferma articolata in gradualità(27) . In contrapposizione, c’è il pensiero di Popper per cui la scienza è connotata da negazione dell’esistenza di metodo induttivo per conferma delle teorie scientifiche(28) : il principale problema della filosofia della scienza è la demarcazione, ovvero l’individuazione di un criterio per discernere teorie scientifiche da metafisica e pseudo-scienza. Poi, una critica a Popper e al neopositivismo dubita della possibilità di comprendere razionalmente il mutamento scientifico evidenziando che il passaggio da una teoria a un’altra comporta inevitabile fallimento a comprendere tali sconvolgimenti entro modelli razionali scientifici di soli nessi logico-matematici e procedure sperimentali(29) . Nell’ottica di Kuhn la ‘scienza normale’ è conservatrice perché fa riferimento sempre agli stessi principi e nella risoluzione di un problema (puzzle) segue due direttrici: estensione di tecniche valide ed eliminazione dei problemi. Però, possono verificarsi anomalie che le tecniche usate non riescono a controllare e tale impossibilità origina un periodo di crisi definito di scienza straordinaria superabile solo con ripensamento ex novo dei dati tale da generare una rivoluzione. Kuhn, dunque, ammette che tra diverse teorie esiste incommensurabilità e, quindi, la scienza rigorosamente non è cumulativa per il semplice motivo che paradigma e teoria correlata danno luogo a modi diversi di “vedere il mondo”. Una rivoluzione scientifica, la sostituzione di un paradigma con un altro, quindi, è un vero e proprio riorientamento gestaltico. In seguito i modelli di razionalità scientifica della filosofia della scienza sono confutati dal filosofo Feyerabend, che sostiene l’inesistenza di regole metodologiche di portata universale e valore cogente. Poi Lakatos rielabora le tesi di Popper ricorrendo alla nozione di “programma di ricerca” e sostenendo che lo scienziato lavora non su una teoria ma su un programma di ricerca costituito da teoria e strategia di sviluppo. In particolare, il programma di ricerca è un insieme di ipotesi scientifiche di rilievo non alienabili senza modificarlo profondamente. Inoltre, occorre studiare la storia con modelli razionali competitivi determinando quali ricostruzioni siano logiche e alienando il resto. Però, non essendovi alcun modello di ricostruzione razionale esaustiva, perché la storia non è mai in assoluto razionale, risulta preferibile il modello di razionalità che permette ricostruzioni di estensione più rilevante. Lo storico della scienza Holton, poi, ha introdotto la nozione di ‘tematiche’ per discutere strategie vaste e persistenti in ricerca scientifica. Ciò permette la separazione convenzionale tra aspetti dinamici e statici dell’impresa scientifica. Un’articolazione filosofica più raffinata della teoria di Holton è desumibile dall’approccio neokantiano di Buchdahl che considera tre componenti interconnesse e solo convenzionalmente separabili dell’impresa scientifica: sistemica, concernente idee regolative e tipo di spiegazione preferita; ontologica, che dà qualche particolare schema concettuale; fenomenologica, riguardante rilevamento, selezione e correlazione di dati osservativi e sperimentali e loro trasformazione attraverso vari ‘metodi’. Riferendosi a tale approccio, che fa superare la dicotomia kuhnniana scienza normale/scienza straordinaria, nella realizzazione di un ipertesto multimediale risulta molto più utile un metodo basato su principi regolativi, con valore euristico e giustificativo, modelli concettuali, strutture matematiche, pratiche sperimentali. L’analisi delle 4 componenti dell’impresa scientifica e loro collocazione storica permette una vasta serie di riferimenti ad altre discipline e la transdisciplina della scienza e il suo carattere solo parzialmente autonomo emergono con chiarezza. I collegamenti tra
  10. 10. Raimondo Villano Musei e raccolte di Farmacia: un’eco del passato coessenziale catalisi nel presente per un adeguato riscatto evolutivo in futuro 11 storia della scienza e storia di filosofia, tecnica, economia, religione e sviluppo sociale, d’altronde, hanno senso solo se stabiliti su base di ipotesi chiare ed esplicite e se danno risultati specifici tali da essere inseriti nel concreto di teorie scientifiche in esame. Presentazione di memorie storiche originali e riproposizione di esperimenti storici analizzati nel loro contesto culturale permettono, poi, di entrare nel vivo della ricerca d’epoca, di capire la dinamica non univoca tra teoria ed esperimento, di rilevare le varie componenti che hanno contribuito a configurare una determinata teoria scientifica. Uno studio transdisciplinare, inoltre, consente di effettuare consapevoli shifts gestaltici nell’interpretazione di fenomenologie in un processo denominato di riduzione-realizzazione, identificato come elemento conoscitivo fondamentale capace di consentire il gestalt shift(30) . L’ipertesto, così concepito, dà una visione più completa dell’impresa scientifica riuscendo a cogliere i vari processi di riduzione e realizzazione in una complessa interrelazione dove i risultati ottenuti non sono disgiunti dalla ‘creatività’. c) problematiche di interdisciplinarità della Storia della Scienza(31) . La Storia della Scienza offre all’indagine diacronica un andamento tutt’altro che uniforme e mostra, nel contempo, tutte le difficoltà di un approccio analitico che insista nel voler considerare la storia della scienza e della tecnologia come entità separate; ciò appare tanto più insidioso nel periodo della Rivoluzione industriale, in cui tali differenze d’indirizzo non si erano affatto esplicitate: infatti, la scienza era direttamente traslata negli impianti industriali divenendo tecnologia ipso facto. Anche l’indagine sulla tecnologia si deve considere volta a ricostruire la società: i resti archeologici sono, in effetti, interfaccia fra società attuale e passata. Tecnica e società vanno considerate interconnesse in un sistema socio-tecnologico, ovvero costituito da commistione di persone e cose: la produzione tecnica, quindi, è a tutti gli effetti un prodotto culturale. Resta la questione di come rendere tale approccio un’attività socialmente coinvolgente. Un cammino interdisciplinare in cui confluiscano in sinergia culturale competenze diverse provenienti da ambiti di ricerca differenti, quali storia sanitaria e storia della scienza, certamente potrebbero favorire tale processo per la ricostruzione storica (sia tecnologica che sociale) e la musealizzazione (intesa soprattutto come reale e attiva ricostruzione dei processi tecnici di produzione). Iniziative di tal genere restituiscono all’homo faber il posto che gli spetta nell’indagine diacronica intorno all’evoluzione della società e della sua economia ed attenuano il forte disinteresse tipico della tradizione ‘umanistica’ per ‘le vestigia del lavoro’ che per lungo tempo ha consentito che tracce evidenti lasciate dall’uomo nel suo rapporto storico con le risorse ambientali fossero ignorate a favore di un’attenzione rivolta in prevalenza, quando non esclusivamente, ad aspetti artistici e monumentali della società. 5. Progettualità museale a) Statistiche e problematiche museali. Qualche anno fa si individuò un rapporto di 9.887 abitanti per museo o sito d’interesse culturale, cui aggiungere altri luoghi riconducibili ad organizzazioni paramuseali. Anni fa l’ISTAT registrò 4.120 unità museali totali e un’indagine della Corte dei Conti del 2005 ne individua, per i soli istituti di enti locali, 3.430 (appartenenti a Stato, Chiesa e privati). Tale realtà rappresenta un valore di grande rilievo e, con adeguata gestione, può essere determinante per lo sviluppo di aree marginali concorrendo anche al riequilibrio economico del nostro Paese. Ma, per quanto la recente situazione sia migliorata, in modo disomogeneo sul territorio, sono aumentati i casi di grave insufficienza costituiti da realtà di semplici raccolte spesso inaccessibili al pubblico, con pochi e insoddisfacenti servizi, carenti di risorse materiali e immateriali e gestite al di sotto dei livelli minimi di sussistenza o a forte rischio di perdite. La causa primaria é un ritardo culturale foriero di equivoci, fra cui alcuni determinanti(32) : 1) Se almeno una quota significativa di persone non percepisce il valore del patrimonio, mancano i presupposti fondamentali per assicurarne la tutela. Ciò induce a trattare i consumi culturali come beni per pochi, che li usano come status symbol. 2) Le strategie gestionali museali non devono basare il concetto di cultura su un canone selettivo estetico che riduce ad aspetto di mera formalità il materiale esposto con l’errata convinzione che le potenzialità attrattive consistano solo nella qualità degli oggetti. Inoltre, non si deve offrire spettacolo per intrattenere né svalutarsi in perdenti competizioni con i grandi musei. 3) Il piccolo museo non deve illudersi che il suo target sia chi si adatta alla sua offerta ma deve impegnarsi a produrre contenuti per un pubblico ampliato e a bandire il disinteresse per i servizi e la mancanza di cultura d’impresa. Quindi, non si dovrebbe mai organizzare a museo semplici ed inerti raccolte. L’assenza di gestioni efficienti ed efficaci non solo genera carenza di valore ma spesso pregiudica persino il valore già acquisito (carenza di manutenzione ordinaria corrente, da cui origina un successivo eccesso di restauri, a loro volta costosi e traumatici per il materiale; investimenti che si trasformano in semplice spesa, ecc.). b) Archivio storico e area museale. Un’area museale e un archivio storico richiedono di considerare diversi temi, legati ad esempio sia a domande funzionali che a valutazione di dati comportamentali più complessi. Tra i problemi cui dar risposta vi sono: la tutela di materiale delicato come il cartaceo; l’allestimento degli ambienti (punti luce, sistema costruttivo, layout e temperatura di colore). Altra problematica non secondaria è la conciliazione nell’allestimento del rispetto dell’idea classica di ‘ordinata esposizione’ con quella di ‘spettacolare esibizione’; l’orientamento prevalente è a favore di regolari spazi ‘neutri’, in opposizione agli autoreferenziali esibizionismi formali(33) : la crescente
  11. 11. Raimondo Villano Musei e raccolte di Farmacia: un’eco del passato coessenziale catalisi nel presente per un adeguato riscatto evolutivo in futuro 12 spettacolarizzazione non solo modifica modi e tempi di progettazione scientifica e fruizione ma interviene anche sull’identità, comunque in trasformazione, dell’istituzione museale. Un sistema progettato ad hoc consente di attuare una galleria espositiva del tempo o a temi. La direzione giusta, dunque, sembra quella che, coniugando la salvaguardia del contenuto scientifico degli oggetti da esporre con l’attrazione della loro esposizione, individui spazi dotati di regole compositive riconoscibili e al tempo stesso declinate secondo un’originalità legata ad ogni specifica situazione (contesto espositivo, natura del materiale esposto, interazioni con l’esterno, ecc.): le regole assicurano correttezza e pienezza comunicativa, l’originalità innesca la curiosità propria di ogni opera ‘unica’. La prima regola riguarda la necessità di ottenere una certa ‘astrattezza’ dell’assetto spaziale, tale da garantire piena libertà di comunicazione agli oggetti esposti e una loro intercambiabilità. A questo aspetto di permanenza del ‘tipo’ va affiancato quello della sua trasformabilità, operata tuttavia solo sulla base di esigenze umane (come ricorda fra gli altri Rafael Moneo, studioso oltreché progettista di musei significativi(34) , fra cui è rilevante l’interattività. Il museo non può essere solo per fruitori cultori della materia, adulti, istruiti, esperti, appassionati; il pubblico negli ultimi anni si è estremamente diversificato per età, grado d’istruzione, competenza, motivazione e vuole essere coinvolto nella materia esposta attraverso un sistema di relazioni: inquadramento nei temi, informazione su collegamenti con altre discipline e su ricadute nella vita reale. L’interattività, destinata ad assolvere un ruolo rilevante, non riguarda solo i rapporti fra materia esposta e materia non esposta, ma anche l’esposizione incentrata sulla realtà plurisensoriale per eccellenza, in cui è intuitivo come l’allestimento possa suscitare un eccezionale coinvolgimento del pubblico a livelli anche molto elevati(35) . A quest’ultima casistica è perfettamente riconducibile la specificità dei musei di Storia Sanitaria. In effetti, i musei scientifici in genere si distinguono in modo particolare dagli altri musei, e soprattutto da quelli d’arte, per la loro forte etero-referenzialità giacché non espongono solo opere uniche (ad esempio, pinacoteche) e a differenza di queste non presumono una classificazione (cronologica, geografica, stilistica, ecc.) ampiamente acquisita bensì propongono in larga misura oggetti ripetibili e creati altrove e riportano eventi significativi correlati a fenomeni più ampi non facilmente illustrabili e documentati da eventi verificatisi in luoghi disparati e distali. Di conseguenza, i musei di Storia sanitaria devono offrire un’ampia rete di collegamenti con una ‘realtà scientifica’ esterna che consenta in modo ottimale percezione, visualizzazione, dimostrazione e comprensione della materia esposta(36) . D’altra parte tale materia, rispetto a quella artistica, entra in contatto assai più diretto, senza mediazioni, con la realtà del visitatore, nella sua dimensione fisica oltreché emotiva. L’allestimento, dunque, deve consentire modalità distinte per la comunicazione degli aspetti storici e scientifici e l’illustrazione di quelli tecnici e produttivi. Il museo di Storia Sanitaria, rispetto ad altri tipi di luoghi espositivi a carattere scientifico, moltiplica le potenzialità di coinvolgimento, in quanto l’oggetto dell’attenzione è la realtà corporea stessa del visitatore, la sua quotidianità, il suo immediato circondario esistenziale. Per esprimere appieno l’efficacia comunicativa propria di tale identità, l’esposizione deve produrre la massima sollecitazione sensoriale e immettere l’attenzione in un tessuto connettivo di implicazioni umane, sociali, territoriali. Ma l’uso delle nuove tecnologie informatiche e telematiche dischiude ancor più ampi orizzonti e impone analisi più specifiche tanto dei paradigmi problematici che del risultato degli algoritmi e delle applicazioni in termini funzionali e sinergici. c) Realizzazione o rilancio del piccolo museo. Un piccolo museo deve essere caposaldo per un’ordinaria opera di conservazione preventiva e valorizzazione sociale di massa del patrimonio diffuso sul territorio. Per realizzazione o rilancio occorre stabilità ‘strutturale’ e ‘gestionale’, necessita un piano strategico di coinvolgimento istituzionale almeno locale di: municipio (ad es.: per proprietà e manutenzione dell’immobile); azienda di turismo (ad es.: per gestione amministrativa); volontariato (ad es.: per offrire contributi attivi); esperti. Un mix valido di tali fattori può essere determinante per la riconoscibilità e il reperimento di contributi e finanziamenti. Ovviamente, per l’attuazione imprenditoriale e manageriale di un piano strategico va creato un ‘gruppo di lavoro’ di referenti dei partner considerati. Alla base del processo deve esserci una corretta analisi di reali necessità museali, sviluppo di offerta culturale e valorizzazione del rapporto tra ente e altre strutture museali del territorio o di settore. In larghe linee, le principali macroaree museali sono: struttura, gestione, esposizione e didattica. Per la struttura è molto utile la realizzazione di un’aula didattica (con pannelli illustrativi, implementazione di funzionalità, predisposizione di percorsi didattici esterni all’area museale nell’ottica del ‘museo diffuso’). Molto importante, poi, è l’istituzione di un comitato tecnico- scientifico per: individuare continue opportunità di gestione; analisi e interventi strutturali necessari; contatti con realtà affini per ‘gemellaggi’; ampliare e valorizzare il patrimonio espositivo; attività con realtà associative; incontri periodici a tema; individuare e definire progetti d’ampio interesse; elaborare proposte didattiche; ottimizzare risorse museali e didattiche; creare eventi culturali di promozione della conoscenza dell’ente; ampliare collaborazioni e partenariati; strutturare reti di supporto; avvicinare la popolazione locale e/o professionisti d’area con attività di comunicazione, ricognizione e promozione (serate culturali, anniversari e ricorrenze, ecc.). d) Strutturazione di ‘rete’ museale. Per frenare lo smottamento dei musei piccoli o di nicchia verso centri maggiori e per non desertificarne gran parte ulteriormente, occorre creare organizzazioni a rete con economie di scala. Prima che a un’esigenza economica, i network rispondono a una fondamentale esigenza culturale, giacché le frammentarie raccolte di piccoli musei si implementano completandosi l’un l’altra e solo l’insieme costruisce la trama sufficiente a interfacciare il sistema culturale, sociale, professionale, scientifico di appartenenza. Un efficace avvio di ‘rete di piccoli
  12. 12. Raimondo Villano Musei e raccolte di Farmacia: un’eco del passato coessenziale catalisi nel presente per un adeguato riscatto evolutivo in futuro 13 musei’ può fungere da elemento propulsore per la creazione di un sistema museale locale di area o museale non locale di settore. Ma si deve evitare di impiantare nuovi enti che comportano costi aggiuntivi e non conseguono economie di scala per scelte sbagliate. Vari sono gli errori da evitare, tra cui: non creare sinergie per processi primari, strutturarsi in modo rigido incompatibile con forme di collaborazione che, per essere efficaci ed efficienti, dovrebbero essere a geometria variabile, ovvero più o meno estese a seconda della diversa specie di attività cui si applicano (pochi, ad esempio, possono essere gli istituti che condividono lo stesso servizio di pronto intervento per furto e incendio; moltissimi dovrebbero essere, anche oltre i confini regionali, quelli cui riferire un servizio unitario di right management). Una seconda mia importante proposta di fattiva operatività è che l’Accademia può sostenere o creare un’efficiente organizzazione di rete museale che, poi, è fulcro di creazione di un sistema museale nazionale almeno virtuale. 6. Opportunità tecnologiche e legislative a) Opportunità tecnologiche a1) Strategia dell’opzione tecnologica. L’idea di fondo(37) è di accostare due ambiti disciplinari e scientifici tradizionalmente differenziati nell’interna strutturazione e nelle finalità conoscitive: Storia e Informatica. Scopo dell’accostamento è di ordine pratico-operativo e, senza compromettere l’autonomia di entrambe le discipline e senza intaccarne gli statuti né alterarne le interne logiche, dispone le potenzialità dell’Informatica al servizio della Storia per dilatarne e potenziarne l’ampiezza degli orizzonti conoscitivi e per accrescerne la carica pedagogica. Usando gli strumenti della moderna tecnologia, Scienza e Storia si ritrovano a collaborare per far crescere l’uomo in conoscenza. Inoltre, i vantaggi dell’informatica, consentono di superare ed eliminare le grandi difficoltà che hanno finora limitato le possibilità operative dell’uomo: gli ostacoli di tempo e spazio. a2) Ruoli e applicazioni dell’informatica per la Storia sanitaria(38) . Molti sono i servizi telematici avanzati, tra cui: video museo a percorsi e riproduzioni virtuali di beni attuali o con ricostruzioni originarie; servizio in rete di biblioteche (con consultazione di testi preziosi e non d’ordinario accesso o con ipertesto e illustrazione interattiva di luoghi, documenti e opere (39) ); scambio di informazioni fra operatori di aree aggregate. Inoltre, la comunicazione interattiva multimediale ipertestuale, magari in realtà virtuale, crea un’ambiente percettivo e psicologico in cui l’esperienza è più simile alla multi direzionalità tipica d’ogni vicenda umana(40) . a3) Approfondimenti su applicazioni digitali in processi e servizi. L’operazione realizzabile è riproporre in forma nuova la memoria dei documenti storici della professione che ne rappresentino l’essenza stessa dell’esistenza; ma di una professione ricostruibile su base documentale che si riproduce per immagini, informazioni e operazioni logiche. Seguendo tale ragionamento, il concetto di narrazione storica si arricchisce di valenze nuove: è archivio di tracce dell’immagine fisica dei documenti elaborate in modalità multimediale. In siffatti processi, però, il rischio da evitare è di generare ‘artefatti’, ovvero che, nel lodevole intento di tutelare il destino della ‘memoria’ di un documento e di prolungarne il ‘tempo’ di vita e moltiplicarne le opportunità di fruizione, si elaborino tracce documentali che, di fatto, generano percezione errata della realtà. a4) Telematica gestionale della ‘domanda’ di Storia. L’adozione di tecnologie telematiche e informatiche dovrebbe consentire il passaggio dell’accettazione episodica, fatalistica e difficoltosa di ‘domanda’ di Storia e beni culturali farmaceutici ad una fase di regolazione, incremento e semplificazione della stessa. Quando la comunicazione è a distanza, si ha sensazione di essere in uno spazio diverso da quello reale in cui si è. L’applicazione di questo concetto allo spazio del bene culturale, in cui ogni uomo trova la propria identità collettiva e riscontra la propria memoria storica, porta a formulare un’ipotesi di neutralità locativa dei beni culturali farmaceutici: si può vivere in periferia con l’illusione di vivere là dove è il bene culturale stesso e viceversa. L’utenza telematica, inoltre, si aggrega intorno al media ma non struttura una nuova forma di socializzazione: si ha una serie di individui che si rapporta in modo univoco al ‘mezzo’. Questo tipo di comunicazione promuove un’identità collettiva: il processo che si crea è di identificazione collettiva, analogo al processo di identificazione freudiana di gruppo intorno al ‘terzo simbolico’. L’adesione al ‘tramite’ è più sentita quando il dispositivo risponde a esigenze di rivendicazione sociale. Si può ottenere co-identificazione attraverso la telematica associativa in cui l’utenza partecipa alla formazione di banche-dati o di pagine. I mezzi di comunicazione producono una rappresentazione coesiva dello spazio sociale, rafforzando il ruolo dei mezzi diffusivi locali tradizionali e in tal modo si riesce a gestire una comunità differenziata (periferia e centro) in una strategia di ricomposizione dei gruppi sociali. Può anche esser compito di un museo virtuale integrare il sempre esiguo studio della storia nella scuola che, insieme al substrato cristiano, è fondamento della nostra cultura, senza il quale non si sviluppa il senso d’identità, anche professionale, o non si giunge a formare nell’individuo il senso di precomprensione(41) (i cui elementi sono tramandati dalla tradizione e che consente di leggere noi stessi e la realtà circostante). Inoltre, si attua il tentativo di promuovere che Habermas definisce “uso pubblico della storia” non
  13. 13. Raimondo Villano Musei e raccolte di Farmacia: un’eco del passato coessenziale catalisi nel presente per un adeguato riscatto evolutivo in futuro 14 politico ma ispirato all’idea di utilità e divertimento su cui non aleggi sospetto di superficialità(42) . Una tale musealità potrebbe farsi anche strumento politico per incidere sul territorio là dove il patrimonio non sia il fine ma il mezzo di un suo sviluppo, punto di forza per realizzare politiche locali in prospettiva di utilità sociale: un uso del patrimonio, dunque, e non solo una finalità di conservazione e godimento estetico(43) . a5) Social media per Accademie e Musei. Occorre avere conoscenza e consapevolezza delle potenzialità dei nuovi media (tra cui Facebook, Twitter e Linkedin) nella comunicazione culturale e predisporsi per sfruttarle appieno, migliorando e interfacciando i propri siti internet affinché con link e condivisioni il pubblico ‘incontri’ musei, biblioteche, accademie che, meglio se aggregati in rete, possono essere presenti e attivi sui maggiori social media con tante opportunità, tra cui: creare una comunità attiva e interessata; far conoscere a un più vasto pubblico Accademie e piccoli musei con rubriche periodiche; organizzare eventi reali, visite virtuali di musei per tweet e immagini; dare risposte all’utenza con esperti; coinvolgere un vasto pubblico in eventi a tema; ecc. a6) Piattaforma telematica aggregatrice di ricerca. Una terza mia proposta di fattiva operatività, che considero molto importante, è che l’Aisf con un tavolo di lavoro si renda promotrice di un essenziale progetto di creazione di una piattaforma aggregatrice di duplice valenza per: 1) accesso integrato online alle pubblicazioni accademiche italiane di Storia della Farmacia (poi, ampliabile alle pubblicazioni di settore dei principali editori, prevedendo l’elaborazione di un’intesa sottoscritta). 2) una proposta al Ministero Istruzione, Università e Ricerca (per mezzo di rappresentanze accademiche, sindacali, federali e universitarie) che consenta alle Accademie (attraverso università o ente di ricerca italiano, con diretto sostegno del Ministero, l’accesso a costi sostenibili ai principali database internazionali a pagamento di discipline socio-umanistiche, in particolare per la Storia sanitaria e farmaceutica. Anche un accesso telematico, sostenibile solo da istituzioni pubbliche di ricerca (poi con ranghi gerarchici di fruizione ad abbonati) è vitale superamento del grave ‘digital divide’ che ormai equivale a ‘scientific divide’. L’obiettivo è perseguibile in correlazione tra Accademie e Società analoghe con opportune promozioni di azioni di sensibilizzazione in merito. b) Opportunità legislative Fondi nazionali. Artbonus del Mi.BACT introdotto a luglio: credito d’imposta del 65% per donazioni a favore di: manutenzione, protezione e restauro di beni culturali pubblici; musei, siti archeologici, biblioteche e archivi pubblici. Il credito è riconosciuto a: persone fisiche ed enti non commerciali, nei limiti del 15% di reddito imponibile; titolari di reddito d’impresa, nei limiti del 5 per mille di ricavi annui. Fondi europei. Settori beneficiari: 1) Progetti culturali. Finanziate collaborazioni tra associazioni professionali, musei, teatri, università, centri di ricerca per attività artistiche e culturali. Sovvenzioni: variano per numero di operatori dei Paesi partecipanti e durata del progetto (da 2.000 a 500.000 euro annui); coprono solo il 50% dei costi ammessi a finanziamento. 2) Associazioni attive a livello europeo in campo culturale. Si coprono tutti i costi di finanziamento, cioè tutte le spese che un’associazione sostiene per attività ordinarie (personale, pubblicazioni, canoni di locazioni, ecc.). Beneficiari: orchestre, compagnie teatrali o di danza, ecc; operatori culturali di categorie specifiche; associazioni che realizzano uno o più festival con artisti da almeno 7 Paesi partecipanti al programma, che hanno concluso 5 edizioni. Contributi: da 100.000 a 600.000 euro; coprono l’80% dei costi ammissibili totali. 3) Lavori di analisi per diffusione dell’informazione. Finanzia progetti di cooperazione culturale e informazione sul programma cultura ad artisti e associazioni culturali. Per l’assegnazione va presentato un business plan. 4) Programma ‘Europa per i cittadini’. Finanziamento prevalente a organizzazioni no-profit per reti e progetti di cooperazione transnazionale. Budget: 186 milioni di euro nel 2014-2020. Promuovere comprensione tra Unione Europea e cittadini e sviluppo di senso d’identità europea. 7. Conclusioni In questo articolo ho individuato prospettive analitiche di correlazione tra eventi e nostre esistenze per rendere la materia storica autentico lievito di dignità per il futuro. Ciò è importante per la Farmacia italiana, che non troverà pace e coerenza sociale se non darà un’immagine di sé e della propria dignità. Il carattere della Farmacia esiste e deve essere un impegno a ripartire, nella consapevolezza che tale Istituto può e deve ancora concorrere a dare forma alla società del futuro, come ha sempre fatto. “Ci sarà sempre una penna per scrivere il futuro, ma non ci sarà mai una gomma per cancellare il passato” Albert Einstein 8. Note (1) Riva Ernesto, L’antica Farmacia dell’ospedale di San Servolo a Venezia, Belluno. (2) Già sede benedettina, già ospizio per appestati, poi ospedale gestito da frati ospitalieri. (3) La Repubblica è in guerra contro i Turchi. (4) Website comune.torino.it/archiviostorico. (5) Gallina Toschi Tullia, Website Farmacia Toschi, 2005 (6) Culicchia Giuseppe, Quel che rimane. L’elisir che curava Cavour - La Stampa, 27 novembre 2004. (7) Per autorizzazioni della Casa Reale era concessa al farmacista possibilità di fregiarsi di vari blasoni nell’insegna della bottega. (8) Prodotti anche attualmente in base a ricette originali. (9) Villano Raimondo, Atti e Memorie AISF, n. 2, Aprile 2006.
  14. 14. Raimondo Villano Musei e raccolte di Farmacia: un’eco del passato coessenziale catalisi nel presente per un adeguato riscatto evolutivo in futuro 15 (10) Website artiprarti.beniculturali, 2006. (11) Restaurato negli anni ’60 dal Museo ed Istituto d’Arte “G. Ballardini” di Faenza. (12) Collana Schiapparelli - Per una storia della farmacia e del farmacista in Italia: Sicilia - Edizioni Skema, 1983. (13) Enti fondatori: Ministero Sanità; Min. Difesa-Ispettorato Sanità Esercito; Min. Difesa-Isp. San. Marina; Min. Beni e Attiv. Culturali; Min. Pub. Istruzione; Min. Università, Ricerca Scientifica e Tecnologica; Ordine S.M. dei SS. Maurizio e Lazzaro; Sovrano Militare Ordine di Malta; Croce Rossa It.; Pio Istit. S. Spirito (sostit. da ASL RM E); Comune Roma. È tutelata e vigilata dal Ministero BAC. (14) Nei bestiari descritto mezzo caprone e cavallo con lungo corno a centro della fronte. Il corno, in realtà, era il dente del Narvalo. (15) Sfera di natura calcarea di origine biliare dei ruminanti. (16) Nobile Collegio Chimico F.co; Presidente GianCarlo Signore; Prot. N. 4.07 GCS/al nell’anno del Collegio 578-Roma, 5 gen 2007. (17) Concetti estrapolati da varie considerazioni di Carlos Fuentes, scrittore, Città del Messico. (18) Il secondo Congresso Internazionale di Storia della Scienza e della Tecnologia organizzato da Singer e celebratosi a Londra nel 1931 pone gli storici occidentali a contatto con quelli sovietici di impostazione marxista. (19) Si può distinguere tra funzione di ‘conoscere’ (competenza applicata a contenuti oggettivi e trasmissibili in forme canonizzate) e di ‘sapere’ (esito d’esperienza soggettiva derivata dalla pratica e filtrata attraverso concretezza di criteri e finalità d’applicazione). Abs. rimaneggiato da: R. Villano, Trattato Storia Farmacia, Postfazione (Chiron, ISBN, 4 volumi, pp. 1635; in correzione e stampa). (20) Cardinale John Henry Newmann, Grammatica dell’assenso, 1870. (21) Arthur Shlesinger Jr., Il mio secolo americano, vol. 1, pp. 375-377, Rizzoli, 1999. (22) Mozione scritta da G. Sonnedecker; traduzione letterale di Antonio Corvi. (23) Abs rimaneggiato da: Mandra Chiesi, Coordinate concettuali e metodologiche preliminari al lavoro svolto nel laboratorio di storia. (24) Hilda Girardet ne sottolinea l’importanza dal punto di vista formativo. (25) Come, ad esempio, Hilda Girardet. (26) Hans Hahn, Otto Neurath, Rudolf Carnap, La concezione scientifica del mondo, 1929. (27) Carnai Rudolf, Controllabilità e significato, 1936. (28) Popper Karl, Logica della scoperta scientifica, 1935. (29) Kuhn, La struttura delle rivoluzioni scientifiche, 1962. (30) Abs rimaneggiato da: Giudice Franco, Storiografia e immagini della scienza. (31) Abs rimaneggiato da “Archeologia attività produttive, storia di lavoro e scienza: verso un nuovo cammino interdisciplinare”, Atti Conferenza internaz. TICCIH su “L'Archeologia Industriale e la nuova cultura del riuso”, Roma 11/12 ott 1996. (32) Abs. rimaneggiato da Montella M., Musei locali: problemi e esigenze di sistema, Relaz. in seminario Acri, Roma 21 mar 2007. (33) Zuliani Stefania, Effetto museo. Arte, critica, educazione, Premessa - Bruno Mondadori, Varese 2009, pp. 122. (34) L. Basso Peressut, Musei per la scienza. Science Museums. (35) Ibid.; Wyklicky H., Das Josephinum. Die Josephs Akademie. Das Institut für Geschichte der Medizin, Wien 1985. (36) Rossetti L., Università di Padova. Profilo storico, Trieste 1983; C. Bianchi, Contributo di Giuseppe Jappelli, Padova 1979; A. Cornoldi, Luoghi e vita della città, Pd 1995; Musei, collez. scientifiche e sez. antiche di biblioteca, Univ. Padova, 1996. (37) Carosella Antonio, Presentazione, in: R. Villano, Il tempo scolpito…, ibid. (38) Abs. da: Villano R., Trattato di Storia della Farmacia,‘Considerazioni’, vol. 4° (Chiron, ISBN, 4 volumi, pp. 1635; in stampa). (39) Google, ad esempio, ha stipulato accordo con biblioteche di Univ. Stanford, Michigan, Oxford e con New York Public Library, disponibili a far copiare propri volumi in cambio di una copia dell’integrale lavoro digitalizzato. (40) Villano R., Il profumo del tempo. Cenni di arte e storia della Farmacia, cd-rom, Eidos, 2002, pp. 1248. (41) Gadamer Hans George, Verità e metodo, Bompiani, Mi 1983; Antiseri Dario, Il secolo di Gadamer, Avvenire, 15 mar 2002. (42) Bloch Marc in “Apologia della storia” apre con un padre che dice al suo bimbo che la storia è utile e può anche divertire. (43) Jalla Daniele, Radici del futuro. Patrimonio culturale a servizio di sviluppo locale, Clueb, Bo 2005, pp. 314. 9. Bibliografia essenziale Libri e multimedia di R. Villano “Verso la società globale dell’informazione”, patroc. Rotary, presenta Distr. Governor 2100-Italia Rotary Antonio Carosella. Apprezzato da: Rotary International Board-USA; Rotary Europa/Africa Branch Office-Zurigo; istituzioni e Accademie tra cui Accad. Naz.le delle Scienze detta dei XL (Eidos, pp. 194; T.A. mag 1996; pp. 196, Pompei set 2000); “Arte e Storia della Farmacia”, pres.: Prof. François Ledermann (Pres. em. Intern. Soc. History Pharmacy); Prof. Antonio Carosella (critico letterario); vince (Roma 2006) LXVIII ediz. Premio nazionale ricerca scientifica Piccinini, già dato a Storici Conci e Pedrazzini (Selecta Medica, ISBN 8873321402, pp. 250, Pavia 2006; Zanichelli, ISBN 9788808187208, pp. 250, Milano 2012); “La cruna dell’ago: meridiani farmaceutici tra etica laica e morale cattolica”; vincitore LXV ediz. Premio nazionale Fondazione Stramezzi ASAS-MiBAC. (per “elevata cultura di vita per portare avanti con coraggio una professione tesa ai più alti valori umani e cristiani”-Roma, 2007); patrocinio Acc. Storia Arte Sanitaria e Chiron Foundation. 1^ ed. Effegibi, pp. 365, lug 2007; 2^ e 3^ ed. presenta scienziato virologo di fama mondiale Giulio Tarro, già in Comm. Naz.le Bioetica (ISBN 9788890423509, LCC BJ1725, CDD 177VILcru2008, pp. 393, set 2008); 3^ ed. Chiron, pp. 398, giu 2009); “Il tempo scolpito nel silenzio dell’eternità. Riflessioni sull’indagine diacronica per la memoria dell’homo faber”, patrocini: già Pontif. Acc. Tiberina; Acc. Storia Arte Sanitaria; Nobile Collegio Chim. F.co; Acc. Europea Relazioni Economiche e Culturali; RuggeroII University, J. Monnet Univ. Europenne, Univ. Telematica Pegaso, Norman Academy. Presentato, con Patrocinio Ministero BAC, da: Storico Balì Gran Croce Giustizia SMOM S.E. Franz von Lobstein; Critico P. D. Governor 2100-Rotary Italia Prof. Antonio Carosella; Scienziato Presid. C.ne Internaz. Unesco Biotecnologie Gr. Uff. Giulio Tarro. (Storico Fra’ Giovanni Scarabelli: ‘Saggio di filosofia della storia dal titolo bellissimo e di profonde, coerenti e ben articolate riflessioni’). Apprezzamenti ufficiali da autorità, tra cui Capo dello Stato e Santo Padre (Chiron, ISBN 9788890423536, 1^ ed. gen 2010; 1^ rist. feb 2010; 2^ rist. set. 2010; 3^ rist. mar. 2011; 4^ rist. feb. 2012, pp. 126); “Pharma. Siti e musei di storia della Farmacia” (Patrocini: già Pontif. Acc. Tiberina, Acc. Storia Arte Sanit., Nobile Coll. Chim. F.co, Aerec. Chiron, ISBN 9788897303060, CDD 606VILpha2011, LCC AM1(501), pp. 48, dic 2011. ______________________________
  15. 15. Raimondo Villano Musei e raccolte di Farmacia: un’eco del passato coessenziale catalisi nel presente per un adeguato riscatto evolutivo in futuro 16 “Profumo del tempo-Cenni arte e storia farmacia” cd rom, patroc: Acc. It. Storia Farmacia, Distr. 2100-Italia Rotary Intern.; presenta Presid. AISF Dr. A. Corvi. Eidos, Na mag 2002; T. G. nov 2002; 3^ ed.: patroc. e distrib. GioFil-Bayer SpA. (146 file, 62 col. sonore, 895 slides, pp. 1248; Roma set 2003); “Accademia Storia Arte Sanitaria” cd, presenta Presid. Asas Prof. Capparoni, 96 sl., 8 col. son., Chiron, Roma nov 2008. Libri di altri autori Basso Peressut L., Musei per la scienza. Science Museums. Collana Schiapparelli - Per una storia della farmacia e del farmacista in Italia: Sicilia - Skema, 1983. Gadamer Hans George, Verità e metodo, Bompiani editore, Milano 1983; Gregory T. e Morelli M., L’eclisse delle memorie, Bari, Laterza, 1995 Hahn Hans, Neurath Otto, Carnap Rudolf, La concezione scientifica del mondo, 1929. Kuhn, La struttura delle rivoluzioni scientifiche, 1962. Jalla Daniele, Radici del futuro. Patrimonio culturale al servizio dello sviluppo locale, Clueb, Bologna 2005. Newmann Card. John Henry (1801-1890), Grammatica dell’assenso, 1870. Popper Karl, Logica della scoperta scientifica, 1935. Riva Ernesto, L’antica Farmacia dell’ospedale di San Servolo a Venezia, Belluno. Shlesinger Arthur Jr., Il mio secolo americano, vol. 1, pag. 375, 377, Rizzoli, 1999. Zuliani Stefania, Effetto museo. Arte, critica, educazione, Premessa - Bruno Mondadori, Varese 2009 Articoli Gates Bill, Programmatevi, se potete, Panorama 28.4.95; Piol Elserino, Una città digitale che si apre a tutti, Sole 01.09.95; Vacca Roberto, Un computer per amico, 2000 giorni al 2000 n. 4/94. 10. Foto (didascalie) 1. Dettaglio dell’intarsio ligneo del bancone della farmacia Irolla di Piano di Sorrento, XIX sec. (foto R. Villano); 2. Teatro farmaceutico dogmatico e spagirico di Giuseppe Donzelli (Roma, 1677); 3. Orciolo, maiolica di Faenza (metà XV sec.). 4. Aspirina (fine XIX sec.); 5. Manifesto pubblicitario opera di A. L. Mauzan (inizio XIX sec.);

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