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Z - Score

  1. 1. Z - Score Modelli predittivi della crisi d’impresa Emilio
  2. 2. Modelli predittivi della crisi d’impresa L'elaborazione di modelli predittivi dello stato di crisi di un'impresa è stato un tema di forte interesse fin dal secondo Dopoguerra. Si tratta, infatti, di strumenti atti a diagnosticare preventivamente i primi sintomi di uno stato di crisi di un'impresa per consentire ai vari stakeholders dei comportamenti conseguenti. Tra i modelli quantitativi, basati su alcuni indici di bilancio, sicuramente il modello di Altman risulta essere tra quelli maggiormente utilizzati e caratterizzato da un elevato tasso di affidabilità (percentuale di errore compresa tra il 15% ed il 25%).
  3. 3. Modelli predittivi della crisi d’impresa Nel 1968 Edward I. Altman sviluppò un modello previsionale noto come test Z- SCORE. Questo modello permette di prevedere con tecniche statistiche la probabilità di fallimento di un'impresa negli anni successivi. Il test fu sviluppato analizzando i dati di bilancio di 66 società industriali quotate, metà delle quali in default, e si dimostrò in grado di “prevedere” lo stato di default con un elevato grado di accuratezza. Il motivo del successo del modello Z-score risiede nella sua semplicità d’utilizzo. È infatti possibile effettuare previsioni attendibili analizzando il bilancio d’esercizio e ricorrendo a un semplice calcolo matematico. A prescindere dalle specifiche conoscenze sull’analisi del rischio di insolvenza delle società.
  4. 4. Modelli predittivi della crisi d’impresa Le variabili utilizzate per il calcolo dello Z-SCORE sono: • Vendite nette • Risultato operativo • Capitale investito • Capitale circolante netto • Passività totali • Utili non distribuiti (riserve) • Valore di mercato
  5. 5. Modelli predittivi della crisi d’impresa Gli indicatori economico/finanziari utilizzati nel test, ad eccezione del Valore di mercato, provengono direttamente dal bilancio della società da analizzare. La formula per calcolare lo Z-SCORE è la seguente: Z = 1.2 X1 + 1.4 X2 + 3.3 X3 + 0.6 X4 + 0.999 X5 dove X1 = (Capitale Circolante Netto) / (Capitale Investito) X2 = (Utili Non Distribuiti) / (Capitale Investito) X3 = (Risultato Operativo) / (Capitale Investito) X4 = (Valore di Mercato) / (Passività totali) X5 = (Vendite Nette) / (Capitale Investito)
  6. 6. Modelli predittivi della crisi d’impresa Sulla base del valore dello Z-SCORE la probabilità di default si stima:
  7. 7. Modelli predittivi della crisi d’impresa Successivamente al modello originario di Altman, sono state sviluppate altre versioni dello Z-SCORE che potessero estenderne l’utilizzo (il modello originale riguardava società industriali quotate) In particolare, una famosa variante è relativa alle società non quotate in borsa. Sempre con riferimento agli indicatori illustrati, la formula per questa variante del modello risulta essere: Z = 0.717 X1 + 0.847 X2 + 3.107 X3 + 0.420 X4 + 0.998 X5 mentre la soglia per un’alta probabilità di default si abbassa (Z<1.23).
  8. 8. Modelli predittivi della crisi d’impresa Nel 2004 un gruppo di commercialisti italiani ha pubblicato uno studio sull’applicazione del modello di Altman alla realtà delle PMI italiane. Le variabili prese in considerazione sono: Liquidità immediate Riserva legale Liquidità differite Riserva straordinaria Rimanenze finali Totale attività Immobilizzazioni immateriali Reddito Operativo Immobilizzazioni materiali Patrimonio netto Passivo corrente Totale passività Ricavi di vendita
  9. 9. Modelli predittivi della crisi d’impresa (Liquidità differite – Passivo corrente) / Totale Attività Tale variabile esprime il valore delle attività liquide dell’azienda rispetto alla capitalizzazione totale. Risulta evidente che una società che va incontro a perdite operative consistenti avrà una forte riduzione delle attività correnti in relazione al totale delle attività. Tale indice si è dimostrato il migliore fra gli indici della liquidità testati.
  10. 10. Modelli predittivi della crisi d’impresa (Riserva legale + Riserva straordinaria) / Totale attività Tale indice esprime la capacità che un’azienda ha avuto di reinvestire i propri utili. Un’ azienda giovane avrà certamente un indice minore rispetto ad un’azienda di più antica costituzione; questo perché l’azienda giovane non ha avuto ancora il tempo di costituire le proprie riserve e, pertanto può risultare penalizzata nella valutazione del rischio di fallimento. Ciò rappresenta proprio la situazione reale nella quale le società neo costituite hanno una probabilità di fallimento maggiore nei primi anni della loro vita.
  11. 11. Modelli predittivi della crisi d’impresa Reddito operativo / (Totale attività- liquidità) Questo indice misura la produttività delle attività di un’impresa, depurate da qualsiasi fattore di leva finanziaria o fiscale. Per tale motivo detto indice risulta particolarmente appropriato nella definizione della probabilità di insolvenza e successivo fallimento.
  12. 12. Modelli predittivi della crisi d’impresa Patrimonio netto / Totale passività Mostra di quanto le attività di un’azienda si possono ridurre prima che le passività totali eccedano le attività e si creino le condizioni per il fallimento. Per esempio, una società con un patrimonio netto pari a 1.000 Euro e passività per 500 Euro può sopportare una perdita del valore di due terzi del proprio attivo prima di divenire insolvente. Invece, se la stessa azienda avesse un patrimonio netto pari a 250 Euro con lo stesso ammontare di passività, diverrebbe insolvente con una riduzione di solo un terzo del proprio attivo.
  13. 13. Modelli predittivi della crisi d’impresa Ricavi / Totale attività Tale indice evidenzia la capacità di un’azienda di generare ricavi con un determinato valore dell’attivo patrimoniale. Esso misura la capacità imprenditoriale di rapportarsi con la competitività del mercato di riferimento dell’azienda.
  14. 14. Modelli predittivi della crisi d’impresa La funzione discriminante risulta essere la seguente: Z = 1,981 X1+9,841 X2+1,951 X3+3,206 X4+4,037 X5
  15. 15. Modelli predittivi della crisi d’impresa I principali pregi dello Z score model sono la semplicità di utilizzo e l'elevata capacità di comparazione nel tempo e nello spazio. Le principali funzioni possono essere così riassunte: • supporto alla Direzione aziendale per un quick check dello stato di salute della società; • supporto al credit management per l'assegnazione di un rating ai clienti; • supporto ai fornitori per valutare la solvibilità di un potenziale cliente; • simulazione di scenari diversi nell'elaborazione di business plans (what if); Limiti dello Z score. Nonostante si tratti di un indice largamente utilizzato ed apprezzato nel mondo della finanza, lo Z score model presenta dei limiti piuttosto evidenti: • non valuta gli intangibles di una società; • è asettico rispetto alla congiuntura economica; • non tiene conto dell'eventuale capacità di una società di ottenere finanza da soggetti terzi.
  16. 16. Modelli predittivi della crisi d’impresa Un’altra variante del modello di Altman è il cosiddetto EM-Score. Alcune importanti caratteristiche, infatti, quali la bassa capitalizzazione ed il largo ricorso al debito, sono elementi specifici delle realtà che si intende analizzare e risultano meglio rappresentati in questo indicatore. Le variabili utilizzate nell’EM-SCORE sono: • Risultato operativo • Attività correnti • Capitale investito • Passività correnti • Passività totali • Utile non distribuito (Riserve) • Patrimonio netto
  17. 17. Modelli predittivi della crisi d’impresa La formula per il calcolo dell'EM-SCORE è la seguente: EM = 3.25 + 6.56 X1 + 3.26 X2 + 6.72 X3 + 1.05 X4 dove • X1 = (Capitale Circolante Netto) / (Capitale Investito) • X2 = (Utili Non Distribuiti) / (Capitale Investito) • X3 = (Risultato Operativo) / (Capitale Investito) • X4 = (Patrimonio Netto) / (Passività totali)
  18. 18. Modelli predittivi della crisi d’impresa In tale formulazione vengono mantenute le variabili adottate nello Z- Score con eccezione del rapporto vendite/attività totali al fine di depurare la funzione dalla possibile distorsione dovuta all’industria di riferimento. Secondo questa formulazione gli autori propongono l’aggiunta di una costante (+3,25) al fine di standardizzare i risultati pari a 0 che equivarrebbero alla situazione di default. Dall’applicazione si individua una corrispondenza tra i punteggi di rating assegnati dalle agenzia internazionali come Standard & Poor’s, Moody’s e Fitch.
  19. 19. Modelli predittivi della crisi d’impresa
  20. 20. Trasforma le tue competenze

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