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04. Storia della Filosofia. Socrate

Socrate in 17 schede

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04. Storia della Filosofia. Socrate

  1. 1. mario cina – padova - 2013 0 Storia della Filosofia 4. Socrate in 17 schede _______________________________________ 64. Socrate. La vita 65. Socrate. Le fonti 66. Ma quanto brutto e volgare era Socrate 67. Socrate era uno sfaccendato chiacchierone 68. Socrate e la società ateniese 69. Socrate cittadino di Atene 70. Socrate cattivo Maestro 71. La pederastia in Grecia 72. La pederastia socratica 73. Socrate tra anima e corpo 75. L’anima socratica 76. L’ironia socratica 77. Però, che ignorante che era Socrate 78. Socrate di mestiere faceva l’ostetrico 79. L’universale 80. La Verità è concetto 81. Socrate nel soprabito del tenente Colombo ________________________________________
  2. 2. mario cina – padova - 2013 1 novembre 2012 - mario cina - scheda di filosofia.64 SCHEDA DI FILOSOFIA - 64 - Socrate. La vita La figura e la personalità di Socrate fissano un punto fondamentale nella storia dell’Occidente. Egli nacque ad Atene nel 470-469 a.C. da Sofronisco, scultore, e da Fenarete, levatrice. Sempre ad Atene iniziò e completò la sua educazione giovanile. Fisicamente era molto brutto, molto forte e molto resistente. Beveva tanto ma non si ubriacò mai. In guerra si dimostrò un valoroso soldato. Forse esercitò il mestiere del padre ma poi si dedicò esclusivamente all'indagine filosofica e dovette spesso ricorrere all'aiuto economico di amici. Sposò Santippe, da cui ebbe tre figli, descritta come donna insopportabile, unico essere umano che, si narra, egli non sia riuscito a far ragionare. Nel 406 entrò nel Consiglio che decideva i problemi da sottoporre all'Assemblea. Inimicandosi i democratici si oppose al processo dei generali vincitori di una battaglia navale perché questi non avevano raccolto i naufraghi ma, nel 404, passato il potere in mano all'oligarchia capeggiata dai cosiddetti Trenta tiranni, rifiutò di obbedire all'ordine di arrestare un loro avversario. Nel 403 fu ripristinata la democrazia che ravvisò in Socrate una figura ostile al nuovo ordine, anche per i rapporti amichevoli da lui intrattenuti in passato con Alcibiade (generale e politico ateniese) e Crizia (politico e filosofo sofista), nemici della democrazia. Sicuramente Socrate fu un uomo controcorrente. Nel 399 influenti personaggi accusarono Socrate di essersi rifiutato di riconoscere gli dei della città, di averne introdotto altri e di corrompere i giovani. Si chiedeva la pena di morte. Gli accusatori contavano probabilmente in un esilio volontario da parte di Socrate, com'era avvenuto già per Protagora e Anassagora, ma egli non abbandonò la città e si sottopose al processo. I giudici votarono per la condanna a morte. Socrate si rifiutò di fuggire e la condanna fu eseguita in carcere mediante la somministrazione di cicuta. Nel campo del pensiero filosofico egli si schierò contro i Sofisti anche se, al pari di essi, si interessò di problemi etici ed antropologici. Socrate non scrisse mai nulla ritenendo che la ricerca filosofica non poteva essere sviluppata con uno scritto bensì attraverso il dialogos (dià = "attraverso" e logos = “discorso").
  3. 3. mario cina – padova - 2013 2 novembre 2012 - mario cina - scheda di filosofia.65 SCHEDA DI FILOSOFIA - 65 - Socrate. Le fonti Le fonti principali sulla vita di Socrate sono cinque: 1) Aristofane, 2) Policrate, 3) Senofonte, 4) Platone, 5) Aristotele. Aristofane, commediografo conservatore legato al passato e contemporaneo di Socrate, vede nel filosofo l’intellettuale innovatore e rivoluzionario, ne parla nella commedia Le nuvole (rappresentata ad Atene nel 423), presentandolo in una visione calunniosa, definendolo il “peggior sofista” ed accostandolo ai naturalisti (e in questo si riferisce probabilmente al periodo giovanile di Socrate). Socrate è descritto nella commedia come un perdigiorno seduto a mezz'aria su un pensatoio e tutto intento a corrompere la mente dei giovani nel senso che li metteva contro i padri, insegnando loro tesi naturalistiche circa gli dèi, negatrici della tradizionale religione della polis. Il ritratto di Aristofane rimane importante perché descrive il clima storico- politico-sociale dell’Atene di Socrate. Policrate fu un sofista e avversò Socrate “da sinistra” incolpandolo, nell’Accusa contro Socrate del 393, di conservatorismo politico e di disprezzo per la democrazia. Queste notizie non toccano le tesi filosofiche di Socrate, ma descrivono una forzatura esagerata di aspetti che in Socrate furono secondari. Senofonte fu essenzialmente un generale, compagno d’arme e discepolo di Socrate; non avendo una mente filosofica comprese poco del messaggio del Maestro; il ritratto che ce ne lascia ne I Memorabili è quindi semplificante e macchiettistico. Il Maestro, che Senofonte venera, viene descritto giornalisticamente soprattutto nei suoi tratti esteriori di bonarietà e pazienza. Platone, oltre che essere discepolo di Socrate, fu filosofo di prima grandezza e quindi penetrò in profondità il messaggio socratico; per questo motivo, però, la filosofia del Maestro è vista attraverso l'ottica, forte e creativa, del discepolo, per cui non è sempre facile capire dove finisca Socrate e dove cominci Platone. Aristotele, discepolo di Platone e filosofo profondo, comprese il messaggio socratico ma non aggiunge sostanzialmente nulla alle tesi degli altri. Quando le testimonianze conferiscono a Socrate tesi che nessuno prima di lui aveva mai sostenuto, è plausibile pensare che le tesi siano state quelle di Socrate.
  4. 4. mario cina – padova - 2013 3 novembre 2012 - mario cina - scheda di filosofia.66 SCHEDA DI FILOSOFIA - 66 - Ma quanto brutto e volgare era Socrate Socrate era fisicamente grottesco e trascurato nel vestire, indossava lo stesso mantello in ogni stagione ed era sua abitudine camminare scalzo e probabilmente si lavava pure poco. Anche se si fosse curato di più del suo aspetto esteriore, non sarebbe mai riuscito a cancellare la marcata impressione di bruttezza che egli dava. Aveva il ventre prominente, il naso corto e schiacciato (naso camuso) e gli occhi sporgenti. La sua figura veniva associata a quella dei Sileni, essere mitologici dei tratti cavallini, barbuti, con pancia debordante e ciò con il non nascosto fine di segnalarne la natura volgare e plebea. Questa fisionomia di Socrate, e la sua trascuratezza nel vestire, lo pongono in antitesi con l'immagine dell'uomo “bello e bravo” prevalente nella cultura aristocratica in cui bellezza esteriore del corpo e bellezza interiore dell’anima coincidevano. Quest’uomo “bello e bravo” è anche buono moralmente e socialmente, è un buon cittadino, che contribuisce al bene della comunità partecipando attivamente alla vita politica, fino ad arrivare ad assumere ruoli di grande responsabilità, come anche in altri modi, per esempio finanziando con i suoi averi le attività della città. Poiché Socrate non si era amministrato bene, poiché il suo aspetto ne tradiva la volgarità, poiché aveva ricoperto cariche pubbliche di secondaria importanza, poiché era un chiacchierone, come poteva un uomo così insegnare ai giovani? Inoltre, secondo la cultura del tempo, soltanto l'uomo proveniente da un’antica e ricca casata, poteva dedicarsi alla politica, alla cultura e agli esercizi fisici e Socrate non godeva certo di questi ascendenti. Eppure i giovani di famiglia aristocratica si rivolgevano a lui nella convinzione che egli potesse “renderli migliori” proprio dal punto di vista di questa morale sociale. Socrate che non è un uomo “bello e bravo”, è ritenuto in grado di aiutare altri a diventare uomini “belli e bravi”. Così testimoniano Senofonte e Platone secondo i quali i giovani frequentatori di Socrate ne traevano un’influenza benefica. Un bel paradosso, non c’è che dire!
  5. 5. mario cina – padova - 2013 4 novembre 2012 - mario cina - scheda di filosofia.67 SCHEDA DI FILOSOFIA - 67 - Socrate era uno sfaccendato chiacchierone Pare che Socrate per qualche tempo avesse praticato il mestiere di scultore del padre, dopo di che aveva smesso e la sua principale attività consistette nel chiacchierare con altre persone. Proprio un bel lavoro! Egli passava il suo tempo nei luoghi in cui c'era gente, nei ginnasi e nella piazza del mercato (nell'agorà) parlando con chiunque fosse disposto a conversare con lui e ad ascoltarlo. La missione che Socrate si assegna e realizza sta appunto nel parlare con altre persone. Esercitava questa sua attività in modo così esclusivo, da trascurare i suoi affari familiari fino a ridursi ad una condizione di povertà. I suoi discorsi vertevano sulla natura della “virtù” e pertanto sono presentati come un praticare la filosofia. Il suo discutere lo porta ad impoverirsi invece che ad arricchirsi perché non traeva alcun provento da questa sua attività che, tra l’altro, egli stesso rifiutava di presentare come un'attività di insegnamento perché diceva che non aveva nulla da insegnare. In questa sua attività non c'è niente di istituzionale, a differenza dell’attività dei sofisti ed anche a differenza dell'attività che sarà esercitata dai filosofi a lui successivi, a cominciare dallo stesso Platone. Egli proveniva da una famiglia relativamente modesta ma non povera, sicché l'essersi ridotto in povertà andava visto come sua responsabilità, anche perché, possibilmente, un'attenta amministrazione dei beni ereditati gli avrebbe permesso di evitare questo esito. Socrate offriva di sé l’immagine di colui che si era ridotto in povertà perché non svolgeva nessuna attività redditizia per conto proprio e perché neppure si preoccupava di amministrare la propria casa in modo che ne risultasse un provento a vantaggio di tutta la famiglia. Ebbene questo non era approvato dalla società del suo tempo (e nemmeno dalla società di oggi…). La peculiarità della condotta di Socrate sta nel comportarsi alla stregua dei ricchi, cioè come persona che ha a disposizione molto tempo libero, pur non avendo le risorse finanziarie sulle quali i ricchi potevano fare affidamento.
  6. 6. mario cina – padova - 2013 5 novembre 2012 - mario cina - scheda di filosofia.68 SCHEDA DI FILOSOFIA - 68 - Socrate e la società ateniese L’esteriorità di Socrate, la sua trascuratezza, il suo essere “pezzente", assumono rilevanza in una società in cui il rispetto delle convenzioni non aveva un significato solo estetico ma aveva un peso anche morale. Socrate non denuncia le convenzioni sociali di Atene, non desidera essere preso a modello, non invita alle rinunce anche perché i principali destinatari del suo messaggio sono proprio persone ben facoltose che potevano assumere responsabilità politiche di rilievo. Socrate fa derivare la sua povertà non da una scelta a priori ma come conseguenza della sua dedizione assoluta al parlare con gli altri per indurli a cambiare modo di vita. Socrate stesso non è un asceta, quando c’è l’occasione non esita a bere non meno degli altri, ma senza ubriacarsi come pure può benissimo rinunciare a bere. Egli non combatte le differenze sociali, più semplicemente le ignora. Dando per scontate tali differenze, il Nostro riesce a farsi accogliere nella società di quegli aristocratici che consideravano se stessi uomini “belli e bravi”. E' evidente che, per riuscire in questo, egli doveva possedere delle qualità notevoli, che in qualche modo compensavano quelle che erano considerate sue deficienze esteriori. Queste sue qualità non erano solo di ordine strettamente morale ed intellettuale ma anche fisiche perché aveva dimostrato un’eccezionale resistenza fisica e un altrettanto eccezionale coraggio in battaglia. Socrate deve compensare, con una interiorità particolarmente ricca e intensa, quanto gli manca sul piano dell'esteriorità, se vuole diventare un uomo interessante su un piano di coinvolgimento emotivo dei giovani che a lui si affidano.
  7. 7. mario cina – padova - 2013 6 novembre 2012 - mario cina - scheda di filosofia.69 SCHEDA DI FILOSOFIA - 69 - Socrate cittadino di Atene Socrate si sentiva profondamente figlio di Atene, città nella quale era nato e dalla quale non si era mai allontanato se non per partecipare alle guerre. Egli afferma di avere parlato con chiunque, precisando tuttavia di essersi rivolto soprattutto ai suoi concittadini, abitanti della città più grande e gloriosa per sapienza e potenza. Si considera un insetto (tafano) che pungola un imponente cavallo di razza che tende ad impigrirsi (Atene) e la sua missione, che non ha un significato universale, è rivolta proprio ai cittadini di Atene. Poiché cerca il dialogo, e poiché questa sua missione non ha pretese di universalità, egli rinuncia a scrivere. Il Filosofo è immerso nella sua città che era la città del parlare. Ad Atene si parlava ovunque, per strada, nei tribunali, nelle assemblee, nelle commedie, gli ateniesi non facevano altro che parlare, era una loro tradizione. Non sorprende che i sofisti fossero bene accolti ad Atene, perché i giovani si aspettavano da essi di diventare bravi nell'uso della parola nei dibattiti, pubblici e privati. Socrate suscitava lo stesso tipo di aspettativa, ma egli limitava il ricorso alla persuasione “retorica”. Sembra così adombrarsi una sua riserva nei confronti di un regime assembleare qual era quello democratico della sua città dove la retorica era l’arma delle orazioni. Senofonte dice che Socrate passava la sua giornata nei luoghi come la piazza del mercato dove poteva incontrare più gente possibile, egli era interessato a frequentare gli uomini e a trattare con loro. Secondo Cicerone Socrate fu il primo che richiamò la filosofia dal cielo e la collocò nelle città e la fece penetrare fin nelle case, e la indusse ad inquisire della vita e dei costumi e delle cose buone e cattive. Il punto di questa affermazione non è soltanto la nuova concentrazione della filosofia su questioni etiche e politiche, abbandonando la speculazione sul mondo fisico che era prevalsa presso i Presocratici, ma il portarla a svolgere le sue indagini all'interno di una città come Atene. Socrate si presenta in tutti i sensi come un filosofo “urbano”.
  8. 8. mario cina – padova - 2013 7 novembre 2012 - mario cina - scheda di filosofia.70 SCHEDA DI FILOSOFIA - 70 - Socrate cattivo Maestro Sembrerebbe che Socrate si rivolgesse ai suoi concittadini ad uno ad uno ma non si può pensare che questo fosse il solo modo con cui avrebbe cambiato la città. L'insegnamento del Filosofo era rivolto sia alle persone adulte e sia, soprattutto, ai giovani, ai ricchi in particolare, perché essi disponevano di più tempo libero. Con questi giovani, si racconta, si raggiungeva un coinvolgimento talmente emozionante che costoro preferivano seguire gli insegnamenti del Maestro che quello dei genitori. Si ricordi che non c’erano svaghi, televisione, night club e i giovani, sempre irrequieti in ogni epoca, rimanevano affascinati dal quel tipo così controcorrente. Infatti una delle accuse che vennero rivolte al Filosofo fu quella di corrompere i giovani (oggi diremmo traviare, plagiare invece che corrompere) perché li rivoltava contro i genitori. Da tale accusa egli si difese in vari modi, fra l'altro notando che nessuno dei genitori, cioè delle persone più direttamente interessate, lo aveva accusato di questo. Socrate ammette di avere certamente indotto i giovani a dare ascolto a lui piuttosto che ai loro padri ed asserisce che questi non devono pretendere di essere ascoltati ed onorati solo per il fatto di essere genitori ma devono meritarsi la considerazione che pretendono di ricevere. E' evidente da queste indicazioni che l'accusa di corrompere i giovani a lui rivolta poteva sì essere sostanzialmente ingiusta ma non era certo inventata, perché Socrate abbastanza intenzionalmente incoraggiava la rottura o l'indebolimento di certi legami familiari per esercitare la sua influenza sulle nuove generazioni in modo piuttosto esclusivo. Nei suoi intenti la lacerazione dei rapporti familiari favoriva la formazione di una coscienza critica nei confronti della tradizione. Non c'è da sorprendersi quindi che questo abbia costituito un motivo di ostilità nei suoi confronti. Si deve tener conto che in quel tempo onorare i genitori era un dovere fondamentale del cittadino ateniese, ed ogni mancanza del rispetto portava a censure ed eventualmente anche a condanne di una certa gravità. Si può paragonare Socrate ai cattivi maestri di oggi? A parte l'incomparabile diversità di caratura intellettuale, i cattivi maestri di oggi hanno istigato i giovani alla violenza rivoluzionaria con spargimento di sangue, Socrate non disse mai ai suoi discepoli di impugnare la spada per cambiare la società.
  9. 9. mario cina – padova - 2013 8 novembre 2012 - mario cina - scheda di filosofia.71 SCHEDA DI FILOSOFIA - 71 - La pederastia in Grecia Comunemente si pensa che nella Grecia antica l'omosessualità fosse una pratica comune mentre, in realtà, la relazione sessuale tra due adulti non era ammessa ma solo tollerata, non era molto diffusa né costituiva un valore della cultura greca. Diverso è il caso della pederastia ossia del rapporto erotico, e non solo, tra un adulto (amante) e un minore (amato). Ebbene accade che in epoca classica gli uomini diventano sempre più raffinati mentre le donne rimangono escluse dalla cultura e dalla cura del proprio corpo in quanto sempre confinate in casa. Pertanto gli uomini non avevano argomenti di discussioni con le proprie mogli. Perciò i Greci, che erano sempre stati amanti della bellezza, non ebbero altra scelta che rivolgersi all'armonia del corpo maschile, ben allenato, ed al suo spirito colto. L'istituzione educativa della pederastia entra quindi in gioco: il giovane efebo sente il bisogno di avere accanto a sé, oltre al suo allenatore ed al suo insegnante, una guida spirituale e si affida ad un adulto colto, che aveva l'incarico di trasmettere la sua conoscenza ed esperienza all'adolescente e di aiutarlo a diventare un cittadino responsabile. In cambio, l'adulto godeva della bellezza, della forza e del vigore del giovane. Era dunque uno scambio biunivoco creato a beneficio di entrambi. Essendo dunque un'istituzione di alti e nobili ideali, la pederastia non deve essere identificata con l'omosessualità tant’è che seguiva una serie di regole, nei modi e nella durata, la cui violazione era sancita duramente. Principalmente dunque la relazione pederastica era basata su alti principi, mentre l’aspetto sessuale restava subordinato. La pederastia è circoscritta tra il VI ed il IV secolo a.C. tra i membri delle classi superiori dal momento che è dispendiosa in termini economici e di tempo ed era educativa; le classi più basse dei contadini, dei lavoratori manuali, dei meteci (stranieri residenti) e degli schiavi, ne erano escluse.
  10. 10. mario cina – padova - 2013 9 novembre 2012 - mario cina - scheda di filosofia.72 SCHEDA DI FILOSOFIA - 72 - La pederastia socratica Non è certo Socrate a scoprire che il rapporto erotico di tipo pederastico può avere una dimensione ed una finalità educativa. Da parte del Filosofo c'è il tentativo di trasformare la natura di questo rapporto in scambievolezza, rendendolo duraturo e dando priorità all'amore dell'anima. Per Socrate l'amore per la bellezza spirituale supera l'amore fondato sulla bellezza fisica. Nel Simposio (di Senofonte) Socrate affronta il tema dell’amore fisico pederastico e dell’amore spirituale e prende a spunto il giovane Alcibiade (generale, politico ed allievo di Socrate) noto peraltro per la bellezza del suo corpo. Egli separa la condizione di chi è amante del corpo di Alcibiade dalla condizione di chi è amante della sua anima distinguendo il corpo che è di Alcibiade dall’anima che è Alcibiade. Chi ama Alcibiade nella sua anima, come fa palesemente Socrate stesso, è l'unico che l'ama per davvero, perché, finché l'anima dell'amato non si guasta, l'amore dura. Egli non si allontana quando il corpo sfiorisce, come fanno tutti gli altri amanti. L'amante deve manifestare il suo affetto verso l'amato alla maniera di un padre con un figlio, "in vista delle cose belle", mentre andare oltre (con chiara allusione ai rapporti sessuali) sarebbe segno di incultura e di mancanza di delicatezza. Tutti questi motivi compaiono con chiarezza nel Simposio, in un discorso messo in bocca a Socrate, sicché è confermato che essi sono propriamente socratici. Si fa riferimento all'amore dell'anima che supera di gran lunga quello del corpo con la sottolineatura che questo è duraturo, a differenza di quello che riguarda il corpo dell'amato, ed inoltre si sottolinea la reciprocità del rapporto d'amore.
  11. 11. mario cina – padova - 2013 10 3ovembre 2012 - mario cina - scheda di filosofia.73 SCHEDA DI FILOSOFIA - 73 - Socrate tra anima e corpo Socrate non era certo insensibile alla bellezza fisica dei giovani che suscitavano il suo interesse ma sapeva di non poteva contare sul proprio aspetto fisico per suscitarne l'attrazione. Qui entra in gioco la distinzione, e l’eterno conflitto, fra i beni dell'anima e i beni del corpo. Si è già detto che Socrate era stato paragonato ai Sileni, esseri mitologici di particolare bruttezza ma c’è da osservare altresì che le statuette che rappresentavano tali esseri, qualora aperte, contenevano le immagini degli dèi. Quindi paragonare Socrate ai Sileni suggerisce che il Filosofo, esteriormente da evitare, conserva nella sua interiorità la bellezza e la temperanza degli dèi. Gli stessi discorsi di Socrate all'apparenza esterna appaiono anche ridicoli, sciatti, comuni e persino volgari come può essere un Sileno mentre al loro interno raccolgono concetti e immagini di straordinaria pregevolezza, sicché essi diventano discorsi genuinamente filosofici, che suscitano la passione di coloro che, ascoltandoli, li comprendono. E’ del tutto evidente come il fascino suscitato da Socrate sugli altri dipenda in larga misura dal suo eccezionale talento nel conversare e nell’argomentare in modo abilmente dialettico. Si può ricordare infine che la distinzione fra interiorità ed esteriorità sia introdotta anche nella preghiera che Socrate rivolge al dio Pan alla fine del Fedro. Chiede infatti a lui e agli altri dèi di concedergli di essere bello di dentro e che quanto egli possiede di esteriore sia unito in amicizia con quello che è dentro, vale a dire si trovi in armonia con esso. Non è un caso che la preghiera sia rivolta al dio Pan, perché questi ha notevole affinità con i satiri.
  12. 12. mario cina – padova - 2013 11 3ovembre 2012 - mario cina - scheda di filosofia.74 SCHEDA DI FILOSOFIA - 74 - L’anima socratica Le discussioni condotte da Socrate si basano sulla distinzione tra interiorità ed esteriorità, fra anima e corpo. Il Filosofo privilegia la sua bellezza interiore e non dà significato alla sua bruttezza e trascuratezza esteriore e perciò ritiene che nell’uomo l’anima venga prima del corpo. Se le cose stanno così egli sceglie la cura dell'anima, della propria e di quelle altrui. La ragione addotta per affermare questa superiorità dell’anima è perché essa è la parte di noi cui attengono giustizia e ingiustizia, in essa dimorano la felicità e l’infelicità e la moralità dell’uomo risiede in una condizione buona della sua anima. Ogni bene e ogni male, compreso quello che concerne il corpo, dipende dall’anima e la condizione in cui si trova il corpo dipende dalla condizione in cui si trova l’anima. Questa dunque è una ragione per affermare la priorità dell’anima sul corpo. Socrate fa coincidere la persona, l’io, il se stesso, con l'anima e non con il corpo. La cura dell’anima è simile alla cura del corpo. Il corpo si cura con la medicina e la ginnastica che sono arti (le arti conoscono il corpo) e analogamente l’arte politica e la filosofia (che conoscono l’anima) curano l’anima e poiché l’anima coincide con il se stesso la sua conoscenza è anche conoscenza di se stesso ovvero delle virtù possedute. La virtù è possedere il dominio su se stessi, chi lo possiede è in grado di governare gli altri come governa se stesso. La netta dualità fra anima e corpo permette alla prima di sottrarsi alle offese che sono arrecate al secondo. Da queste tesi Socrate desume il principio che al centro della vita di ogni persona deve essere la cura della propria anima. Questo principio è da lui stesso attuato trascurando i beni materiali e perseguendo la sua missione, che sta non solo nel ricercare se stesso ma nell'invitare gli altri ad avere anch'essi cura della propria anima.
  13. 13. mario cina – padova - 2013 12 3ovembre 2012 - mario cina - scheda di filosofia.75 SCHEDA DI FILOSOFIA - 75 – L’ironia socratica Socrate ricorreva all’ironia che, a pensarci, è una dissimulazione della realtà. Del resto anche l’aspetto fisico del Filosofo dissimulava la grandezza della sua interiorità. Egli dissimula pure quando finge di ammirare la sapienza altrui asserendo, al contempo, la propria ignoranza. Cicerone diceva di Socrate che questi, “nelle dispute, usava sminuire se stesso e attribuire una maggiore importanza proprio a coloro che voleva confutare; e così, poiché diceva qualcosa di diverso da quello che pensava, fu solito adoperare volentieri quella dissimulazione (dissimulatio) che i Greci chiamano “eirōneia.” Con l’ironia (fingendosi ignorante) Socrate evitava così di rispondere alle domande ponendole invece lui stesso ed evitando il pericolo di allontanare l’interlocutore. Facendo leva invece sulla presunzione di sapere di questi lo induceva a lasciarsi coinvolgere nella discussione per poterlo alla fine infilzare. Ovviamente non tutti abboccavano, c’era anche chi si allontanava subito e chi dopo un certo tempo. È facile pensare anche che il presuntuoso interlocutore si rendesse conto che i complimenti di Socrate e il suo sminuirsi erano eccessivi ma che tuttavia si basassero su qualcosa di pur vero. L’ironia di Socrate gioca sulla discrepanza tra presunzione di conoscenza ed effettiva ignoranza dell’interlocutore la cui confutazione delle tesi lo fa cadere in contraddizione con se stesso ed è, l’interlocutore, costretto a riconoscere l’errore. Egli così comprende che si dà troppa importanza e se fosse obbiettivo si sentirebbe obbligato a modificare la sua immagine. Ma non tutti gli interlocutori erano così, anzi, la maggior parte si adirava con lui per essere stata sottoposta a questo trattamento, e ciò costituiva un risentimento nei suoi confronti e tale risentimento costituisce uno dei motivi del processo cui fu sottoposto. L’ironia porta il Filosofo a non prendere nulla troppo sul serio, né le cose (ricchezza, reputazione) né se stesso, né le persone. Socrate ritiene che l’unico vero bene per un uomo sia avere un’anima moralmente buona e giusta.
  14. 14. mario cina – padova - 2013 13 3ovembre 2012 - mario cina - scheda di filosofia.76 SCHEDA DI FILOSOFIA - 76 - Però, che ignorante che era Socrate I Sofisti avevano demolito il concetto di verità, per alcuni di loro (Protagora) ogni uomo si fa la sua verità e per altri (Gorgia) non esiste nessuna verità. Socrate porta all’estremo la critica sofistica alla verità ma arriva ad una conclusione opposta: la verità esiste ed occorre un grimaldello per farla scoprire. Già, per farla scoprire e non per scoprirla. In verità Socrate possiede un’unica e sola verità, una verità povera, da ignorante: io so di non sapere. Questo è il grimaldello che egli usa per aprire l’animo umano e per far scoprire ad ogni essere la verità acquattata dentro di lui. Perché Socrate afferma di non sapere? Certamente non per modestia fasulla o per civetteria da intellettuale. Il filosofo scopre, infatti, che le leggi della città e le conoscenze degli uomini intorno a lui si rivelano o gratuite (nessuno sa davvero cosa realmente vogliano dire) oppure contraddittorie (esse stesse negano ciò che affermano). Poteva mai la società ateniese sopportare chi propagandava la falsità delle leggi e delle conoscenze? Era più che naturale che la società minacciata si difendesse e condannasse il Filosofo. Essere consapevoli della propria ignoranza è la prima delle verità: la verità socratica consiste nella verità della critica e nel rifiuto di tutto ciò che si va scoprendo privo di verità. La verità povera è anche una verità che si dispone a diventare ricca, nel senso che è il mettersi alla ricerca di quel vero sapere che ora si sa di non possedere. L'Oracolo (e i Greci credevano nell’Oracolo) aveva detto che Socrate era il più sapiente dei Greci e Socrate è convinto che questa sua maggior sapienza consista appunto nel suo sapere di non sapere: ciò vuol dire che la coscienza di non sapere è intesa da Socrate come possesso della verità.
  15. 15. mario cina – padova - 2013 14 3ovembre 2012 - mario cina - scheda di filosofia.7t SCHEDA DI FILOSOFIA - 77 - Socrate di mestiere faceva l’ostetrico Socrate ha sempre cercato quel sapere di cui si riteneva privo. Egli non l'ha trovato ma ha stabilito alcune condizioni fondamentali affinché il pensiero filosofico potesse procedere per trovarlo. Il Filosofo è convinto che la verità non possa esserci trasmessa da altri bensì deve sorgere dal nostro interno. Socrate radicalizza la critica al linguaggio portata avanti da Gorgia (il linguaggio tradisce il pensiero, diremmo noi), si dichiara un ignorante che non ha nulla da insegnare. Sono gli stessi uomini a possedere la verità e non lo sanno perché è nascosta in loro, lui li può solo aiutare in questa nascita facendo da ostetrico, come sua madre, levatrice, faceva con le partorienti ed il suo strumento medico è il dialogo. La "maieutica" (arte dell'ostetricia) è appunto il modo in cui Socrate si rapporta a chi non è ancora nella verità e a costui domanda il significato di ciò che egli crede di sapere. Ma l'interlocutore, incalzato da Socrate è colto in contraddizione e finisce col non saper più rispondere. Socrate domanda la verità delle convinzioni dell'interlocutore. E la verità nasce in quest'ultimo proprio quando egli si rende conto che tutto il sapere che credeva di possedere non ha alcun valore, quando, cioè, anche lui giunge a sapere di non sapere. La verità esiste per noi solo in quanto la riconosciamo, e questo riconoscimento non può essere un altro a compierlo in vece nostra, né può esserci insegnato o trasmesso. La tesi di Gorgia dell'incomunicabilità della verità serve a Socrate non per mostrare come la verità sia assente dall'uomo, ma per mostrare che essa risiede in una dimensione diversa da quella esteriore del linguaggio e dell'insegnamento. Questa dimensione siamo noi stessi, non in quanto corpo o sensibilità, ma in quanto coscienza. In questo senso Socrate riconosce il valore essenziale dell'invito scritto sul frontone del tempio di Delfi: “Conosci te stesso”.
  16. 16. mario cina – padova - 2013 15 3ovembre 2012 - mario cina - scheda di filosofia.78 SCHEDA DI FILOSOFIA - 78 - L’universale Secondo Socrate l’uomo è incapace di stabilire a priori il significato profondo delle cose che ritiene di sapere. Da ciò discende la debolezza di ogni forma di conoscenza. Si spiegano proprio così le differenti valutazioni che gli uomini danno a fondamentali questioni quali il bene e il male, il giusto e l'ingiusto, il bello e il brutto e a nulla vale essere d’accordo sulle esperienze vissute perché queste niente dicono sul senso della vita. Ciò che manca alle opinioni riguardanti il giusto e l'ingiusto, il bene e il male, è innanzitutto la capacità di definire "che cosa sia" ognuno di questi termini, penetrarne nella profondità il vero significato a prescindere dei casi particolari dove correttamente sapremmo distinguere. Riflettiamo: è possibile saper distinguere un’azione giusta da un’azione ingiusta senza avere definito prima il significato di giustizia? Apparentemente sì e gli interlocutori di Socrate credono di sapere che cosa sia la giustizia, perché sanno indicare una certa azione giusta. Ma non è la giusta azione a definire la giustizia ma è la giustizia a definire giusta un’azione. Allora che cos’è la giustizia? Supponiamo di definire giustizia la restituzione di un prestito. Bene e però, se la giustizia fosse definita soltanto come la restituzione di un prestito, la punizione di un colpevole di furto non sarebbe cosa giusta. Quindi la giustizia non può essere definita indicando un’opera giusta. Riflettiamo ancora: siamo certi che restituire un prestito sia giustizia? Se io sapessi che restituendo il prestito il mio creditore compisse un atto delittuoso, sarebbe giustizia restituire il debito! Mi pare di no. Ci si deve quindi proporre di definire che cosa sia la giustizia in sé stessa e cioè di definire che cosa sia ciò che, realizzandosi in ogni azione giusta, fa sì che essa sia giusta. La giustizia, così intesa, è l'universale, e rispetto all’universale le azioni giuste sono i particolari. In termini generali: L'universale è l'idea secondo cui ogni particolare si realizza.
  17. 17. mario cina – padova - 2013 16 3ovembre 2012 - mario cina - scheda di filosofia.79 SCHEDA DI FILOSOFIA - 79 - La Verità è concetto Socrate non ha effettivamente definito il giusto, il bene, il bello o altro ma l’importanza del pensiero socratico consiste nell'aver chiarito che il sapere potrà essere raggiunto solo a patto che sia determinazione universale e quindi oggetto di pensiero puro slegato dalle fattispecie. Infatti, l'universale (pensiero puro) non è qualcosa che si possa vedere, toccare, udire, qualcosa che possiamo raggiungere con i nostri sensi, qualcosa di sensibile. Le fattispecie, quali le singole azioni giuste, i singoli uomini, le singole case, ecc. sono invece sensibili perché percepibili dai sensi. Ma la definizione di "giustizia", "uomo", "casa" non è manifestata dal tatto, o dall'olfatto, o dalla vista, dal singolo caso, ma da quell'attività, diversa dai sensi, che è il pensiero. Pertanto la verità delle cose non sta nelle cose stesse (mutevoli e molteplici) ma deriva da ciò che il pensiero dice delle cose, ossia da quell'universale che il pensiero coglie in ogni sensibile e che, in quanto colto dal pensiero, si dice "concetto". Il concetto esprime i caratteri essenziali e costanti di una data realtà che si forma tenendo insieme i vari aspetti di un determinato oggetto che alla mente preme aver presenti nel suo complesso (Treccani). Il concetto indica l’essenza, ciò che rimane stabile al di là della mutevolezza del dato sensibile e della molteplicità delle apparenze. La ricerca della verità sta in un sistema (un organismo) di concetti. La conoscenza intesa come conoscenza dei particolari (Sofistica) è certamente relativa, contraddittoria, incomunicabile e rende impossibile l’accordo fra gli uomini. La critica socratica ai Sofisti intende mostrare come verità, accordo e comunicazione vadano ricercati in una dimensione diversa da quella del particolare e del sensibile. Il dialogo tra gli uomini è possibile intorno al concetto delle cose, ed è relativamente al concetto che può costituirsi tra loro un accordo nella verità.
  18. 18. mario cina – padova - 2013 17 3ovembre 2012 - mario cina - scheda di filosofia.80 SCHEDA DI FILOSOFIA - 80 - Socrate nel soprabito del tenente Colombo di Armando Massarenti (tratto da Filosofia, sapere di non sapere ed. D’Anna) Oggi potremmo dividere le posizioni filosofiche in due grandi categorie: quelle basate su “visioni del mondo” (di origine continentale, da Hegel a Heidegger) e quelle basate su argomentazioni (dei filosofi analitici). Ma la maggior parte dei filosofi, passati e presenti, non è del tutto inscrivibile in nessuna delle due. Primo fra tutti Socrate, la cui filosofia e il cui metodo per cercare la verità sono intrinsecamente legati al suo personaggio, al suo carattere, al suo inusuale stile di vita. Il suo interrogare è irritante, insistente, sgradevole. Il suo aspetto sgraziato e malconcio. Non a caso lo chiamavano il tafano. Molti studenti alle prime armi oggi faticano a comprenderne la figura e ad apprezzarne i metodi, e per questo motivo trovano faticosi i dialoghi di Platone nei quali è protagonista. Sapere com'era veramente Socrate diventa quindi importante per poter procedere e capire che cos'è la filosofia, da cosa nasce il suo peculiare modo di porre domande sul mondo e sulla vita. Come evitare di arenarsi di fronte a questa iniziale difficoltà? Mi permetto di suggerire una soluzione originale, di cui ogni insegnante di filosofia potrebbe far tesoro, e che riassumerei così: guardate “Il tenente Colombo” e saprete che tipo era Socrate. Spettinato, trasandato, inseparabile dal suo soprabito stropicciato, apparentemente distratto e smemorato, Colombo ci affascina per la sua umanità e per il suo metodo. Il suo procedere indiretto, apparentemente sconclusionato, è un misto di ironia, empatia, intuizione, deduzione, e si condensa al termine di ogni episodio in un serrato ragionamento svolto con inaspettato rigore. Com'è noto, la differenza tra Colombo e gli altri polizieschi sta nel fatto che all'inizio lo spettatore assiste allo svolgersi dell'omicidio e dunque conosce già l'assassino. Il divertimento sta tutto nel capire in che modo - tra un parcheggio della sua sgangherata cabriolet, una carezza al suo amato bracchetto e un aneddoto sulla moglie che non ci è mai dato di vedere - il tenente riuscirà a capire come sono andate le cose e riuscirà a smascherare il colpevole. L'assassino di solito è un professionista del cui mestiere, quasi sempre legato alle modalità del crimine, Colombo si accinge ad apprendere con umiltà i rudimenti. Anche in questo procede in maniera assai socratica. È grazie al suo “sapere di non sapere” che riuscirà a ricostruire l'omicidio, a dispetto della saccenteria e della supponenza (anzi, proprio grazie a quelle!) con cui il professionista risponde a domande apparentemente ingenue o secondarie, finendo per cadere nella trappola di un procedimento maieutico che lo porterà inconsapevolmente alle soglie della confessione. Quando sembrava essersi tolto finalmente dalle scatole, Colombo torna indietro e pronuncia il proverbiale: “Solo un'ultima cosa...”. Segue la più secondaria delle domande. Ma il colpevole capirà poco più tardi che è proprio quella ad averlo portato dritto in prigione.

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