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Il monachesimo

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Il monachesimo

  1. 1. Monachesimo “ Egli andò in chiesa  pensando a queste cose e proprio in quel momento avvenne che ci fosse la lettura del Vangelo, e ascoltò la voce del signore che diceva all'uomo ricco: "Se vuoi essere perfetto, va, vendi tutto quello che hai e dallo ai poveri, e troverai il tuo tesoro in paradiso". Fu come se il passaggio fosse letto sul suo conto. Immediatamente Antonio uscì dalla casa di Dio e diede ai poveri i beni che aveva ricevuto in eredità dagli antenati.” Athanasio, La Vita di Sant' Anthonio Nuovo fenomeno sociale, culturale e religioso per vivere in modo più completo il rapporto uomo-Dio. Inizio del percorso
  2. 2. Monachesimo orientale <ul><li>Si possono distinguere, nella sua storia, due periodi: l'Egiziano e il Basiliano. </li></ul><ul><li>I primi monaci egiziani furono cristiani ferventi che si ritirarono a vivere nel deserto, sia per desiderio di praticare più liberamente le norme della </li></ul><ul><li>vita evangelica, sia per trovare nell'Eremitismo e nell'Anacoretismo la forma penitenziale sostitutiva del martirio; loro padri spirituali furono, nel </li></ul><ul><li>III sec., l'eremita Paolo di Tebe e l'anacoreta sant'Antonio Abate. Il ritiro di Paolo nel deserto non ebbe imitatori; quello dell’egiziano </li></ul><ul><li>Antonio (la cui vita fu resa famosa dal racconto che ne fece s. Attanasio nella “Vita di Antonio”) suscitò grandi folle di discepoli che </li></ul><ul><li>lo seguirono (inizio del IV sec.), vivendo isolati o in piccoli gruppi, mentre la scelta delle pratiche ascetiche era lasciata all'ispirazione, </li></ul><ul><li>al temperamento e anche alle bizzarrie dei singoli individui. Il monachesimo antoniano era individualistico, solitario, puramente </li></ul><ul><li>contemplativo: il monaco — solo, con Dio, nella titanica lotta contro Satana — era quasi esclusivamente dedito a espiare con </li></ul><ul><li>pratiche mortificative le colpe della carne. Ben presto però si formarono delle vere colonie di eremiti, i quali -pur mantenendo una vita </li></ul><ul><li>solitaria- intrattenevano rapporti con i vicini fratelli, dando così inizio ad una certa forma di vita in comune (le Laure - dal greco </li></ul><ul><li>“ laùra” grotta- dove i monaci si ritiravano, una volta compiuti i doveri comuni). Tali colonie si svilupparono nel deserto d’Egitto e uno </li></ul><ul><li>dei monaci più illustri fu Macario (che visse tra il 330 e il 390). </li></ul><ul><li>La successiva realtà monastica, il Cenobitismo (dal greco coinòs bìos: vita in comune) si costituì attorno a San Pacomio a Tabennisi, </li></ul><ul><li>sul Nilo, nell'alta Tebaide (Egitto), verso il 318 – 320, dove egli fondò un monastero, stilando i primi rudimenti di regola monastica. </li></ul><ul><li>l'obbedienza al superiore (Abate, derivato dall’aramaico Abba: Padre), che aveva la direzione del cenobio, introdotta come elemento </li></ul><ul><li>essenziale della vita perfetta, la rinuncia alla discrezione individuale negli esercizi ascetici con la sottomissione di tutti a norme </li></ul><ul><li>comuni (ma con la possibilità di abbandonare il cenobio, qualora si volesse) e la precisa suddivisione del tempo tra la </li></ul><ul><li>contemplazione, la preghiera e il lavoro manuale, caratterizzarono il monachesimo pacomiano, che si diffuse in modo straordinario, </li></ul><ul><li>contando migliaia di seguaci, in Egitto, Palestina, Siria, Persia e Armenia. Comunque, i fondamenti duraturi dell'organizzazione </li></ul><ul><li>monastica nel Vicino Oriente, in Asia Minore, furono posti, nel IV sec., da San Basilio . </li></ul><ul><li>Basilio di Cesarea, detto il Grande (329/31-370/79), monaco egli stesso, critico dell'eremitismo (che giudicava pregiudizievole </li></ul><ul><li>all'esercizio della carità cristiana) e di alcuni aspetti del cenobitismo pacomiano, cui pure si ispirava, riorganizzò la vita e la </li></ul><ul><li>spiritualità monacale: il cenobio basiliano, poco numeroso (qualche decina di monaci), fu centro di preghiera e di penitenza, </li></ul><ul><li>d'apostolato e di lavoro per uomini che dovevano mettere — questo era il fatto nuovo — al servizio degli altri (anche di coloro che </li></ul><ul><li>vivevano nel mondo, specie i bisognosi) il frutto delle particolari esperienze spirituali fatte nel chiostro. </li></ul><ul><li>I monaci basiliani particolarmente colti, inoltre, (diversamente da quelli egiziani che, contenti della fede dei semplici, disdegnavano la </li></ul><ul><li>speculazione sulle cose di religione) valorizzarono il pensiero greco al fine della precisazione del dogma e parteciparono attivamente </li></ul><ul><li>alle dispute teologiche dalle quali uscì definita la dottrina della Chiesa. </li></ul><ul><li>Nello statuto lasciato da san Basilio — più sommario di riflessioni e insegnamenti di grande sapienza pratica sui fondamenti della </li></ul><ul><li>vita religiosa, che vera e propria regola — e nelle precisazioni apportatevi dall'imperatore Giustiniano (Novellae 5 e 139) e da Teodoro </li></ul><ul><li>Studita, il monachesimo orientale vide per sempre fissati i suoi tratti essenziali. Importanti forme di di cenobitismo, ispirate </li></ul><ul><li>all’esempio orientale di S. Basilio, fiorirono nei monasteri costantinopolitani e sul monte Athos, in Grecia, caratterizzate da rigoroso </li></ul><ul><li>ascetismo affiancato dallo studio dei testi teologici, e furono importanti per l’evoluzione successiva del monachesimo. </li></ul><ul><li>Il Monachesimo orientale subì successivamente le persecuzioni persiane e soprattutto islamiche, le quali, mentre fecero inaridire nei </li></ul><ul><li>territori conquistati la vita monastica, costrinsero all'emigrazione molti che rafforzarono le comunità balcaniche e russe e svilupparono un monachesimo orientale in Sicilia e nell'Italia meridionale. </li></ul>
  3. 3. In che contesto si affermò il monachesimo? <ul><li>Situazione socio-politica </li></ul><ul><li>l’autorità politica centrale non esisteva più; </li></ul><ul><li>le istituzioni statali (politiche e civili) erano operanti solo in alcune grandi città; </li></ul><ul><li>l’impero era sconvolto dall’anarchia militare </li></ul><ul><li>le ondate migratorie dei nuovi barbari, i Germani, sconvolgono l’assetto della popolazione europea; </li></ul><ul><li>l’instabilità politica determina un clima di insicurezza sociale; </li></ul><ul><li>pirateria, brigantaggio, vandalismi condizionano la vita dei singoli e delle comunità </li></ul><ul><li>Situazione economica </li></ul><ul><li>il commercio e l’industria subiscono una forte contrazione delle attività; </li></ul><ul><li>le popolazioni si impoveriscono con gravi conseguenze sulle entrate dello Stato; </li></ul><ul><li>le popolazioni emigrarono dalla città alla campagna per trovare lavoro nei fondi; </li></ul><ul><li>la popolazione si riduce e di conseguenza diminuisce la mano d’opera impiegata nel settore agricolo e artigianale; </li></ul><ul><li>Situazione culturale </li></ul><ul><li>il cristianesimo si diffonde in tutti i territori dell’impero grazie all’editto di Costantino del 313 d.c. che permise la libertà di culto; </li></ul><ul><li>le infrastrutture costruite nei secoli dell’impero vennero abbandonate e non più manutentate; </li></ul><ul><li>Roma, come capitale culturale e politica decadde e di conseguenza la capitale venne spostata a Ravenna; </li></ul><ul><li>tutte le attività culturali, dalla scrittura al teatro, si ridussero o scomparvero del tutto; </li></ul><ul><li>i progressi in campo scientifico diminuirono ulteriormente; </li></ul><ul><li>le città, come centro di scambi culturali decaddero; </li></ul><ul><li>La pratica dello schiavismo ebbe una recrudescenza e colpì soprattutto le donne. </li></ul>… Come si inserì in questo contesto il Monachesimo?
  4. 4. In questo contesto di disgregazione socio-politica e valoriale come si inserisce il fenomeno del Monachesimo? <ul><li>Vide che era necessario realizzare il programma radicale della santità evangelica…in una forma ordinaria, nelle dimensioni della vita quotidiana di tutti gli uomini. era necessario che l’eroico diventasse normale, quotidiano, e che il normale, quotidiano diventasse eroico’’. (Giovanni Paolo II) </li></ul><ul><li>“ Messaggero di pace, operatore di unità, maestro di civiltà, e soprattutto araldo della fede cristiana e iniziatore della vita monastica in Occidente: questi i titoli che giustamente esaltano San Benedetto abate’’. (Paolo VI ) </li></ul><ul><li>“ Nel momento in cui, ormai al tramonto, l’Impero Romano crollava, mentre alcune regioni d’Europa sembravano precipitare nelle tenebre ed altre ancora erano prive di civiltà e di valori spirituali, fu Benedetto che, con impegno vigoroso e infaticabile, si adoperò perché su questo nostro continente sorgesse l’alba di un nuovo giorno.” ( Paolo VI ) </li></ul><ul><li>  Proprio in mezzo a disgrazie così gravi, nel cuore degli uomini si ridestavano domande profonde: dove cercare qualche speranza di salvezza?  Da dove ripartire per dare ordine a questo caos?  Quali erano i nuovi bisogni degli uomini?  Nel momento in cui tutto un mondo andava verso la distruzione e il dissolvimento, un uomo, Benedetto da Norcia, pose le fondamenta di una nuova vita e le premesse di un fenomeno sociale, culturale e insieme religioso: </li></ul><ul><li>I monasteri diventarono isole di civiltà: </li></ul><ul><li>insegnarono la pratica del lavoro, dell’obbedienza e dell’umiltà; </li></ul><ul><li>dissodarono i campi rimasti incolti, bonificarono i terreni, allevarono le bestie, tagliarono la legna nei boschi; </li></ul><ul><li>introdussero la pratica di fare contratti agrari vantaggiosi per i contadini; </li></ul><ul><li>inventarono nuove tecniche agricole; </li></ul><ul><li>copiarono le opere dei classici greci e latini e la copiatura dei testi divenne un lavoro; </li></ul><ul><li>organizzarono la difesa della città, provvidero ai rifornimenti alimentari durante le carestie; </li></ul><ul><li>ripararono e fecero la manutenzione delle strade, costruirono ponti ed argini; </li></ul><ul><li>assistettero i malati di peste, costruendo i primi ospedali; </li></ul><ul><li>diffusero i valori del cristianesimo in tutta l’ Europa; </li></ul><ul><li>I MONASTERI DIVENNERO LUOGHI DI LAVORO, </li></ul><ul><li>DI PREGHIERA, DI CULTO, DI ARTE, DI PELLEGRINAGGIO,  DI CULTURA </li></ul>Ritorno
  5. 5. Cos’è il monachesimo? <ul><li>Il cristianesimo, messaggio di salvezza spirituale, fu il portatore naturale di un orientamento ascetico inteso a fare della vita un'assidua lotta </li></ul><ul><li>contro i nemici della salute dell'anima, identificati nel mondo (egoismo), nel demonio (orgoglio), nella carne (concupiscenza). Nella primitiva </li></ul><ul><li>comunità cristiana la perfezione evangelica si fece ben presto consistere nella rinuncia, nella mortificazione, nella penitenza. Ma finché i </li></ul><ul><li>cristiani rimasero una minoranza perseguitata, l'ideale di perfezione evangelica poteva facilmente essere attuato in seno alla società dei fedeli, </li></ul><ul><li>scuola di disciplina, di fede, di martirio. Col progressivo trionfo della nuova religione, sempre meno frequenti divennero le occasioni per </li></ul><ul><li>l'esercizio di una volontà eroica nella vita comunitaria. Mentre la Chiesa stessa, divenuta organismo sociale, assumeva struttura terrena, le </li></ul><ul><li>comunità cristiane cessavano di essere cenacoli di eletti. Al tempo della conversione delle grandi masse pagane, esse dovettero accogliere, </li></ul><ul><li>accanto ai fedeli sinceri e puri, i credenti per convenienza e per tornaconto, che portavano nella vita comunitaria i residui di una tenace </li></ul><ul><li>mentalità paganeggiante e gli elementi corruttori di un'etica sociale rilassata. In questa situazione, molti pensarono che non si potesse rimanere </li></ul><ul><li>fedeli all'ideale della perfezione cristiana se non in solitudine, in una vita da monaco. Monaco deriva dal greco “monacòs” e significa appunto </li></ul><ul><li>solitario. La solitudine, nella forma più rigorosa e originaria del monachesimo, era pressoché assoluta; l'individuo, interrotto ogni rapporto con i </li></ul><ul><li>suoi simili, si ritirava a vivere in una grotta, o in qualsiasi altro luogo inaccessibile, dedicandosi esclusivamente alle cose dello spirito, </li></ul><ul><li>realizzando la preghiera e la meditazione, secondo un ideale ascetico di perfezione basato fondamentalmente sulla rinuncia al possesso dei </li></ul><ul><li>beni materiali e sulla totale mortificazione della carne: fu l'epoca dell' eremitismo e dell' anacoretismo . A questa fase primigenia del </li></ul><ul><li>monachesimo ne seguì una seconda in cui predominarono le forme di vita associata, pur nell'isolamento dal mondo. L'ascetismo che è alla </li></ul><ul><li>base della spiritualità monastica, sebbene di per sé di natura individuale, in quanto non è atteggiamento passivo di pura negazione del mondo </li></ul><ul><li>ma tentativo energico di sostituire i valori dello spirito a quelli mondani, tese a diventare socialmente efficace attraverso la comunione di vita dei </li></ul><ul><li>confratelli religiosi: fu l'epoca del cenobitismo . </li></ul><ul><li>Nel corso della storia, il monachesimo si è espresso in diversi modi, in relazione al contesto sociale e culturale; l’ambito in cui esso si è </li></ul><ul><li>sviluppato in tutte le sue conseguenze e con tutta la sua importanza è senza dubbio il Cristianesimo. </li></ul><ul><li>Molte religioni hanno elementi monastici: Buddhismo, Cristianesimo, Induismo, Giainismo, Taoismo anche se la loro espressione differisce </li></ul><ul><li>considerevolmente. </li></ul>Ritorno al menù
  6. 6. Monachesimo femminile <ul><li>Il monachesimo femminile rappresenta un fenomeno molto diffuso, anche se poco conosciuto. Già prima di S.Benedetto si hanno testimonianze </li></ul><ul><li>di comunità femminili alle quali, a differenza del monachesimo maschile, manca inizialmente l’esperienza eremitica, poiché la solitudine è </li></ul><ul><li>considerata pericolosa per le donne. Considerata fragile e bisognosa di protezione, la donna arriva al monastero direttamente dalla famiglia, </li></ul><ul><li>passando dalla protezione del padre a quella di Dio. </li></ul><ul><li>Già alla fine del sec. IV alcune donne dell’aristocrazia romana si riuniscono intorno a S. Girolamo, seguono i suoi consigli e conducono una vita </li></ul><ul><li>di preghiera, ma non vivono insieme. Dal racconto della vita di S. Benedetto da Norcia si è a conoscenza, invece, che la sorella Scolastica vive </li></ul><ul><li>vicino a Cassino con un gruppo di compagne.La prima fioritura del monachesimo femminile è però databile intorno al sec. VII-VIII, con l’arrivo </li></ul><ul><li>dei Longobardi. Essi, infatti, nonostante la distruzione di alcuni edifici religiosi, tra cui il monastero di Montecassino, ritengono utile consolidare </li></ul><ul><li>la Religione cattolica e, conseguentemente, facilitano anche la fondazione di monasteri femminili, nei quali entrano numerose donne, </li></ul><ul><li>appartenenti alla nobiltà longobarda, che ricoprono spesso cariche importanti. Le comunità monastiche femminili seguono la Regola di </li></ul><ul><li>S.Benedetto, anche se per loro sono previsti obblighi meno gravi. </li></ul><ul><li>I nuovi Ordini religiosi, che si vengono a creare nei secc. XI e XII, hanno anche rami femminili: questo mostra la volontà </li></ul><ul><li>delle donne di aderire ai nuovi ideali monastici, e lascia intendere che ora i monasteri femminili non sono più solo </li></ul><ul><li>fondazioni private volute da &quot;questo o da quel sovrano&quot;, per riunire le donne non sposate della propria famiglia, oltre </li></ul><ul><li>naturalmente coloro che hanno un’autentica vocazione religiosa. </li></ul><ul><li>Accanto alla Regola benedettina, i nuovi Ordini prevedono delle &quot;Costituzioni&quot; proprie, diverse, naturalmente, per ù </li></ul><ul><li>monaci e monache, salvo alcuni principi base, per l’osservanza dello spirito comune che li caratterizza. </li></ul><ul><li>Mentre, però, gli uomini possono scegliere tra diverse forme di &quot;vita monastica&quot;, per le donne resta una certa uniformità, indipendentemente dall’Ordine scelto, e cioè continuano </li></ul><ul><li>a rimanere rinchiuse dietro le grate della clausura. Anche in questo ruolo di azione non diretta, </li></ul><ul><li>emergono, in questo periodo, figure femminili di grande importanza, come ad esempio </li></ul><ul><li>Ildegarda di Bingen, che proprio nella clausura vivono in modo sorprendente la loro responsabilità </li></ul><ul><li>monastica: esse sono apparentemente escluse dal mondo, ma con la loro preghiera sostengono </li></ul><ul><li>’ opera di coloro che affrontano i problemi della Chiesa e della società.La preghiera delle monache </li></ul><ul><li>diventa in tal modo azione, che va ben oltre le mura del monastero, diventando un grande </li></ul><ul><li>aiuto su cui contare. Tra le nuove forme del monachesimo benedettino l’Ordine dei Cistercensi </li></ul><ul><li>è quello che suscita più interesse nel mondo monastico femminile. Il rigore cistercense esercita una </li></ul><ul><li>grande forza di attrazione,e lo stesso Stefano Harding fonda un monastero femminile a Tart nel 1123, </li></ul><ul><li>nel quale si seguono le consuetudini di Cîteaux. </li></ul>
  7. 7. Paolo di Tebe <ul><li>Paolo nasce nel 228, al tempo di Alessandro Severo. “Di famiglia molto ricca, </li></ul><ul><li>poté ricevere una raffinata educazione e attendere agli studi e Girolamo scrive di lui </li></ul><ul><li>che, appena adolescente, era in grado di muoversi a proprio agio nella cultura greca </li></ul><ul><li>e in quella egiziana. Si imbatté però ben presto nella malvagità degli uomini, perché, </li></ul><ul><li>durante la persecuzione di Decio, il cognato lo denunciò per venire in possesso delle </li></ul><ul><li>sue ricchezze. Paolo si diede alla fuga, maturando, intanto, la decisione di lasciare </li></ul><ul><li>il mondo per vivere in totale solitudine. La scelta poté ben presto essere realizzata, </li></ul><ul><li>perché, giunto fuggendo nella Bassa Tebaide, si trovò di fronte a una spelonca che </li></ul><ul><li>immetteva in un andirivieni di grotte scavate nella viva roccia, rifugio un tempo di </li></ul><ul><li>falsari. Dopo la spelonca, una palma non visibile dall’esterno era lì per offrire i suoi </li></ul><ul><li>datteri e, accanto, un breve corso d’acqua garantiva aiuto contro la sete. Paolo sentì </li></ul><ul><li>che in quella solitudine avrebbe potuto trovare la più perfetta unione con Dio e decise </li></ul><ul><li>di restarvi per sempre, ricevendo una soprannaturale conferma della scelta della </li></ul><ul><li>sua vita, perché un corvo veniva a trovarlo ogni giorno, recando una razione di pane. </li></ul><ul><li>Dei novant’anni trascorsi in quella solitudine i testi tacciono, per dare invece risalto al </li></ul><ul><li>prodigioso epilogo della giornata terrena di Paolo, che ricevette, ultracentenario, la </li></ul><ul><li>visita di Antonio, condotto a lui dal volere divino, espresso in una serie continua di </li></ul><ul><li>miracoli. Il santo abate poté, infatti, raggiungere la dimora di Paolo, a lui ignota, </li></ul><ul><li>perché guidato da vari interventi miracolosi. </li></ul><ul><li>Nella spelonca il corvo portò loro una doppia razione di pane5) e Paolo, presentendo, </li></ul><ul><li>al termine delle sante conversazioni, prossima la fine, si fece promettere da Antonio </li></ul><ul><li>di essere avvolto, per la sepoltura, nel mantello che questi aveva ricevuto da </li></ul><ul><li>Atanasio. Rifacendo il viaggio verso il monastero per procurarsi il mantello, Antonio </li></ul><ul><li>vide l’anima di Paolo salire al cielo fra lo splendore degli angeli e, tornato nella </li></ul><ul><li>spelonca, non gli restò che avvolgerne il corpo e seppellirlo nella fossa che era stata </li></ul><ul><li>scavata da due leoni.”Nella Vita narrata da Girolamo “l’ininterrotta presenza del </li></ul><ul><li>prodigio (ha la finalità) di imprimere nel lettore l’idea che tutto, nel santo eremita, </li></ul><ul><li>portava il segno dell’assoluto e dell’intervento di Dio. Significativa è anche la volontà </li></ul><ul><li>di presentare Paolo come un eremita colto e di porre a confronto la sua scelta di </li></ul><ul><li>distacco assoluto dagli uomini e dal mondo con quella di Antonio, padre e maestro </li></ul><ul><li>di asceti, ma anche impegnato nelle vicende della storia e della Chiesa.Motivo </li></ul><ul><li>costante nell’iconografia è l’incontro di Paolo con Antonio e la sua sepoltura ad opera </li></ul><ul><li>dei leoni. Altri dati iconografici rimandano ai particolari del racconto di Girolamo, </li></ul><ul><li>come il libro, per indicare la cultura di Paolo e il corvo, da cui fu nutrito. </li></ul>
  8. 8. Sant’Antonio <ul><li>“ Antonio nacque verso il 251 a Coma, la Keman dei giorni nostri, una località centro-egiziana nei pressi del Nilo.i suoi genitori erano </li></ul><ul><li>cristiani benestanti, di buon livello sociale. Probabilmente crebbe in una comunitä copta. La sua istruzione si arrestò al livello elementare dal </li></ul><ul><li>momento che egli rifiutò l’educazione superiore, ossia quella greca. A circa diciotto anni, in seguito alla morte dei genitori, rimase a </li></ul><ul><li>prendersi cura della casa e della sorella minore. </li></ul><ul><li>Un giorno - meno di sei mesi dopo la loro scomparsa - assisté in chiesa alla lettura del passo </li></ul><ul><li>del vangelo di Matteo (19, 21), in cui Gesù invita a distribuire ai poveri i beni terreni come </li></ul><ul><li>condizione per una vita perfetta. Antonio, che stava già riflettendo sulla rinuncia a ogni </li></ul><ul><li>ricchezza, secondo l’esempio degli Apostoli e dei cristiani di Gerusalemme, percepì questa </li></ul><ul><li>lettura come un messaggio personale di Dio, la chiamata a una vita di povertà e di abnegazione. </li></ul><ul><li>Diede quindi in elemosina ciò che possedeva, riservando soltanto una piccola somma al </li></ul><ul><li>sostentamento della sorella. Avendo poi ancora ascoltato in chiesa l’esortazione a non </li></ul><ul><li>preoccuparsi per il domani (Mt 6, 34), distribuì anche questa somma residua e affidò la sorella </li></ul><ul><li>alle cure di alcune vergini affinché l’allevassero secondo il loro modello di vita. Egli stesso si </li></ul><ul><li>mise a praticare la vita ascetica, prima di fronte a casa sua, poi in un luogo appena fuori dal </li></ul><ul><li>suo villaggio, quindi ancora più lontano, in un sepolcro. </li></ul><ul><li>Quando ebbe circa trentacinque anni scelse come abitazione una fortezza deserta a est del Nilo. </li></ul><ul><li>Dopo vent’anni si ritirò nel deserto, sul monte Pispir. Infine, tormentato da un numero sempre </li></ul><ul><li>crescente di visitatori, penetrò ancor più nel deserto, facendo un viaggio di tre giorni verso est e </li></ul><ul><li>stabilendosi in una regione montana, non lontana dal Mar Rosso: la tradizione locale indica </li></ul><ul><li>il monastero di Deir-amba-Antonios come il luogo della sua ultima residenza. A volte si recava </li></ul><ul><li>sul monte Pispir per rimanere in contatto con i suoi discepoli e, se necessario, per comunicare </li></ul><ul><li>con il mondo esterno, ma faceva sempre ritorno al suo amato eremo sulle montagne orientali, </li></ul><ul><li>dove morì nel 356.” </li></ul>
  9. 9. San Pacomio <ul><li>Nacque nell'Alto Egitto, nel 287, da genitori pagani. Arruolato a forza nell'esercito imperiale all'età di vent'anni, finì in prigione a Tebe con tutte le </li></ul><ul><li>reclute. Protetti dall'oscurità, la sera alcuni cristiani recarono loro un po' di cibo. Il gesto degli sconosciuti commosse Pacomio, che </li></ul><ul><li>domandò loro chi li spingesse a far questo. «Il Dio del cielo» fu la risposta dei cristiani. Quella notte Pacomio pregò il Dio dei cristiani di liberarlo </li></ul><ul><li>dalle catene, promettendogli in cambio di dedicare la propria vita al suo servizio. Tornato in libertà, adempì al voto aggregandosi a una </li></ul><ul><li>comunità cristiana di un villaggio del sud, l'attuale Kasr-es-Sayad, dove ebbe l'istruzione necessaria per ricevere il battesimo. Per qualche </li></ul><ul><li>tempo condusse vita da asceta, dedicandosi al servizio della gente del luogo, poi si mise per sette anni sotto la guida di un vecchio monaco, ù </li></ul><ul><li>Palamone. Durante una parentesi di solitudine nel deserto, una voce misteriosa lo invitò a fissare la sua dimora in quel luogo, al quale presto </li></ul><ul><li>sarebbero convenuti numerosi discepoli. Alla morte dell'abate Pacomio, i monasteri maschili erano nove, più uno femminile. Del santo restò </li></ul><ul><li>sconosciuto il luogo della sepoltura. </li></ul><ul><li>Come emblema ha il bastone pastorale. </li></ul><ul><li>Nella Tebaide, in Egitto, san Pacomio, abate, che, ancora pagano, spinto da un gesto di carità cristiana nei confronti dei </li></ul><ul><li>soldati suoi compagni con lui detenuti, si convertì al cristianesimo, ricevendo dall’anacoreta Palémone l’abito monastico; dopo sette anni, per </li></ul><ul><li>divina ispirazione, istituì molti cenobi per accogliere fratelli e scrisse per i monaci una regola divenuta famosa. </li></ul>
  10. 10. San Basilio <ul><li>Nato intorno al 330 in Cappadocia, a Cesarea, oggi la città </li></ul><ul><li>turca di Kaysery, Basilio proveniva da una famiglia dalla </li></ul><ul><li>profonda spiritualità. Oltre ai genitori anche tre dei suoi nove </li></ul><ul><li>fratelli sono annoverati tra i santi. Prima di essere vescovo </li></ul><ul><li>nella sua terra natale, aveva vissuto in Palestina e Egitto. </li></ul><ul><li>Vi era stato attratto dal richiamo del deserto e della vita </li></ul><ul><li>monastica. Fu in solitudine che, insieme con Gregorio di </li></ul><ul><li>Nazianzo conosciuto durante gli studi ad Atene, elaborò la </li></ul><ul><li>regola per i monaci basiliani, che sarà imitata anche in </li></ul><ul><li>Occidente. Visse appena 49 anni ma la sua intensa e </li></ul><ul><li>profonda attività di predicatore gli valsero il titolo di «Magno». </li></ul><ul><li>Ricevette l'ordinazione sacerdotale verso il 364 da Eusebio </li></ul><ul><li>di Cesarea cui successe sulla cattedra vescovile nel 370. </li></ul><ul><li>Durante il servizio episcopale si impegnò attivamente contro </li></ul><ul><li>l'eresia ariana. Morì l'1 gennaio 379 a Cesarea dove fu </li></ul><ul><li>sepolto. Tra le sue opere dottrinali si ricorda soprattutto il </li></ul><ul><li>celebre trattato teologico sullo Spirito Santo. </li></ul><ul><li>Etimologia del suo nome è dal greco “re, regale”.Come </li></ul><ul><li>Pacomio ha da emblema il bastone. </li></ul><ul><li>Basilio, vescovo di Cesarea in Cappadocia, detto Magno per </li></ul><ul><li>dottrina e sapienza, insegnò ai suoi monaci la meditazione </li></ul><ul><li>delle Scritture e il lavoro nell’obbedienza e nella carità </li></ul><ul><li>fraterna e ne disciplinò la vita con regole da lui stesso </li></ul><ul><li>composte; istruì i fedeli con insigni scritti e rifulse per la cura </li></ul><ul><li>pastorale dei poveri e dei malati; morì il primo di gennaio. </li></ul><ul><li>Gregorio, suo amico, vescovo di Sásima, quindi di </li></ul><ul><li>Costantinopoli e infine di Nazianzo, difese con grande ardore </li></ul><ul><li>la divinità del Verbo e per questo motivo fu chiamato anche il </li></ul><ul><li>Teologo. Si rallegra la Chiesa nella comune memoria di </li></ul><ul><li>così grandi dottori. </li></ul>
  11. 11. Monachesimo Cos’è Contesto storico
  12. 12. Storia
  13. 13. Il monastero <ul><li>L'ampiezza delle comunità monastiche variavano enormemente in funzione della ricchezza e del prestigio: alcune erano piccolissime, altre </li></ul><ul><li>(poche) potevano accogliere anche 900 monaci. In media però ne riunivano da 10 a 50 perché l'Abate doveva conoscere e seguire i suoi </li></ul><ul><li>monaci e guidarli come un padre spirituale.Solitamente costruito vicino ad un corso d'acqua, l'intero complesso monastico era orientato in modo </li></ul><ul><li>che l'acqua poteva essere convogliata verso le fontane e la cucina prima di raggiungere la lavanderia ed i bagni.Le origini della struttura del </li></ul><ul><li>tipico monastero rimangono oscure. Probabilmente i monaci si rifecero in parte alle ville romane , edifici a loro familiari e costruite su uno </li></ul><ul><li>schema unico in tutto l' Impero . D'altra parte i monaci, quando potevano, stabilivano le loro comunità in edifici preesistenti, spesso proprio delle </li></ul><ul><li>ville di origine romana che poi adattavano alle loro esigenze. A volte occupavano anche edifici precedentemente dedicati a culti pagani . </li></ul><ul><li>Il tempo, l'esperienza e le esigenze delle comunità monastiche lentamente influirono sull'impostazione originale dei monasteri che, essendo </li></ul><ul><li>comuni a tutte le latitudini, portò a monasteri a rassomigliarsi tra loro.Alla fine l'aspetto generale del convento risultò essere quello di una sorta </li></ul><ul><li>di città con case divise da strade ed edifici, soprattutto nei grandi monasteri, divisi in gruppi. L'edificio della chiesa forma il nucleo e </li></ul><ul><li>rappresenta il centro religioso della comunità. Perseguendo l'indipendenza dal mondo esterno, inoltre, i monaci si dotarono di mulini , forni , </li></ul><ul><li>stalle , cantine e dei laboratori artigiani necessari per eseguire riparazioni e quant'altro fosse richiesto per soddisfare le esigenze della loro </li></ul><ul><li>comunità. </li></ul>
  14. 14. Pianta del complesso abbaziale <ul><li>1a- CHIESA-ESTERNO 1b- CHIESA-INTERNO 2- CHIOSTRO 3- SALA DEL CAPITOLO 4- REFETTORIO 5- SCRIPTORIUM 6- CELLARIUM 7- DORMITORIO DEI CONVERSI 8- LOCUTORIUM 9- CALEFACTORIUM </li></ul>
  15. 15. <ul><li>Chiesa </li></ul><ul><li>In altezza la chiesa di norma domina materialmente il resto dell'abbazia, inoltre è sempre molto ricca dimostrando la grande importanza che </li></ul><ul><li>l'ufficio divino deve avere nella vita del monaco. La sua dimensione e ricchezza esprime anche la prosperità del monastero e spesso vi sono </li></ul><ul><li>seppelliti i benefattori della comunità e conservate le reliquie dei santi .Per la sua costruzione i monaci si rifecero soprattutto alle basiliche </li></ul><ul><li>romane , molto diffuse in Italia : una navata centrale e due laterali illuminate da una fila di finestre sulle pareti, terminanti in un abside </li></ul><ul><li>semicircolare. </li></ul><ul><li>Chiostro </li></ul><ul><li>Il chiostro (dal latino claustrum, luogo chiuso), è stilisticamente ripreso dall' atrium delle ville romane ed </li></ul><ul><li>è il luogo deputato alla meditazione (per questo vi vige la regola del silenzio) servendo ai religiosi da </li></ul><ul><li>deambulatorio e riparo. È sempre circondato da portici sostenuti da colonne e pilastri ed è posizionato </li></ul><ul><li>centralmente alle varie costruzioni del monastero di cui viene così a formare l'ossatura, infatti su di </li></ul><ul><li>esso si affacciano gli edifici più importanti, come la chiesa, il capitolo per le riunioni della comunità </li></ul><ul><li>monastica, il dormitorio (poi sostituito dalle celle), il refettorio. </li></ul><ul><li>Capitolo </li></ul><ul><li>È il locale deputato alle riunioni della comunità monastica dove: </li></ul><ul><li>Il postulante si presenta a chiedere l'ammissione al monastero </li></ul><ul><li>l' abate impone il nome nuovo al postulante che così diventa novizio e, in segno di umiltà ed affetto, gli lava i piedi , seguito in ciò da tutti i fratelli; </li></ul><ul><li>Il novizio emette i voti divenendo monaco </li></ul><ul><li>l'abate convoca i suoi monaci per consultarli su questione importanti per la comunità . </li></ul><ul><li>funge anche da camera ardente per la veglia dei monaci deceduti. </li></ul><ul><li>Sebbene San Benedetto non abbia mai nominato esplicitamente il capitolo, non di meno egli aveva ordinato nella Regola dei momenti di </li></ul><ul><li>riunione così, intorno al IX secolo , si cominciò ad adibire un apposito locale allo scopo scegliendolo sempre accanto al chiostro. </li></ul><ul><li>Inizialmente nel capitolo si ci riuniva solo per la distribuzione del lavoro manuale tra i monaci, solo con il tempo fu dedicato escusivamente alle </li></ul><ul><li>riunioni ufficiali della comunità. Il suo nome deriva dalle letture (preghiere, sacre scritture e la regola dell'ordine) che accompagnavano </li></ul><ul><li>abitualmente l'attribuzione delle varie incombenze. Benché il passo letto quotidianamente non corrispondesse sempre ad un capitolo, tuttavia </li></ul><ul><li>questo nome restò attribuito alla sala. </li></ul><ul><li>Biblioteca </li></ul><ul><li>Le biblioteche benedettine hanno svolto l'importantissima funzione di preservare, dopo la caduta dell' Impero Romano , le conoscenze antiche </li></ul><ul><li>raccogliendo dalle rovine quello che veniva recuperato.Anche ai giorni nostri la biblioteca di un monastero ha grande importanza, dato che la </li></ul><ul><li>lettura e lo studio fanno parte integrante della vita monastica. Sono inoltre aperte e frequentate anche da studiosi esterni, che spesso solo lì </li></ul><ul><li>possono reperire i documenti di cui necessitano. </li></ul>
  16. 16. <ul><li>Dormitorio e celle </li></ul><ul><li>Il dormitorio era la camerata comune dove, secondo la Regola, una lampada era mantenuta sempre accesa. Quando i monaci erano tanti, </li></ul><ul><li>erano divisi tra più dormitori.Con gli anni si passò dalla camerata comune alle celle. Dapprima si praticarono delle divisioni di legno per isolare il </li></ul><ul><li>monaco dalle inevitabili distrazioni di una sala comune, incompatibili con le esigenze dell'attività intellettuale (studio). In seguito la stanza fu </li></ul><ul><li>chiusa da una porta e, in tal modo, si giunse al tipo di costruzione attuale divenuto di uso generale dal XV secolo . </li></ul><ul><li>Refettorio </li></ul><ul><li>Il refettorio era la sala comune dove i monaci si riunivano per consumare i loro pasti. Originariamente costruito sul piano del triclinium romano, </li></ul><ul><li>terminava in un'abside. I tavoli erano (e sono tuttora) normalmente disposti su tre lati lungo le pareti, lasciando il centro libero per gli inservienti. </li></ul><ul><li>Vicino al refettorio c'era sempre una fontana dove si ci poteva/doveva lavare prima e dopo i pasti. </li></ul><ul><li>Per evitare che fosse solo un'occasione per appagare le proprie esigenza fisiologiche e rendere il tempo lì trascorso in un atto profondamente </li></ul><ul><li>religioso, durante tutto il pasto un monaco a turno è incaricato di leggere brani tratti dalla Sacra Scrittura , per questa ragione vi vige regola del </li></ul><ul><li>silenzio. Turni settimanali sono adottati anche per avvicendare i monaci nel servire gli altri in cucina. </li></ul><ul><li>Cimitero </li></ul><ul><li>Alla loro morte, i monaci erano seppelliti nel cimitero interno al monastero. </li></ul><ul><li>Nei secoli passati, quando le difficoltà delle comunicazioni rendevano enormi le distanze, i monaci avevano trovato il mezzo di annunziarsi </li></ul><ul><li>scambievolmente la morte di un confratello e assicurare così i reciproci suffragi: d'abbazia in abbazia, di provincia in provincia, peregrinava un </li></ul><ul><li>religioso che portava con sé la lista dei morti dove erano annotati i defunti dell'anno con un breve curriculum vitae . </li></ul><ul><li>Questo uso ha perduto la sua ragion d'essere ma ancora oggi, quotidianamente ed all' ora prima , i monaci ricordano i religiosi ed i benefattori </li></ul><ul><li>defunti e, una volta al mese, tutta la comunità va a benedire le salme che riposano nei sepolcri. </li></ul><ul><li>L'onore di essere sepolti tra i monaci era un privilegio che la comunità talvolta poteva concedere a vescovi , re e benefattori. </li></ul><ul><li>Foresteria </li></ul><ul><li>Le comunità monastiche sempre ed ovunque hanno accordato una generosa ospitalità a tutti con spirito di servizio. Per questa ragione i </li></ul><ul><li>monasteri costruiti lungo vie molto trafficate erano particolarmente attrezzati allo scopo e molto apprezzati. Spesso accoglievano anche </li></ul><ul><li>ospiti di riguardo come re, principi e vescovi in viaggio insieme alle loro corti ed accompagnatori. Le infermerie erano collegate a queste ali del </li></ul><ul><li>monastero per curare anche gli ospiti che ne avessero bisogno. </li></ul><ul><li>Gli edifici adibiti all'ospitalità erano spesso suddivisi in aree distinte in funzione del censo di chi dovevano accogliere: ospiti importanti, altri </li></ul><ul><li>monaci o pellegrini e poveri viaggiatori. Erano, inoltre, posizionati dove meno interferivano con la privacy del monastero ed avevano anche una </li></ul><ul><li>cappella perché gli estranei non erano ammessi nella chiesa utilizzata da monaci e monache. </li></ul><ul><li>Infermeria e giardino dei semplici </li></ul><ul><li>L'infermeria era un edificio separato dedicato ad ospitare i monaci malati o deboli che erano affidati ad un monaco-medico. Era dotata di un orto </li></ul><ul><li>per la coltivazioni delle erbe medicinali, il giardino dei semplici . Spesso erano poste vicino al dormitorio. </li></ul>
  17. 17. <ul><li>Cucine </li></ul><ul><li>La cucina (dove i monaci servivano in turni settimanali) era naturalmente situata vicino al refettorio. Nei monasteri più grandi c'erano più cucine: </li></ul><ul><li>per i monaci, i novizi e gli ospiti. </li></ul><ul><li>Gabinetti </li></ul><ul><li>I gabinetti erano separati dagli edifici principali ed erano raggiungibili percorrendo un corridoio. Erano sempre disposti </li></ul><ul><li>con grande cura verso l'igiene e la pulizia e forniti di acqua corrente ogni volta che era possibile. </li></ul><ul><li>Scuole </li></ul><ul><li>Molti monasteri avevano scuole esterne per gli oblati , ragazzi destinati dai loro genitori alla vita monastica. In anni </li></ul><ul><li>recenti alcuni hanno istituito anche scuole e collegi aperti a giovani che non hanno la chiamata religiosa. </li></ul><ul><li>Noviziato </li></ul><ul><li>I novizi, non essendo ancora parte della comunità, non avevano il diritto di frequentare la zona di clausura . Avevano un </li></ul><ul><li>posto nel coro durante gli uffici divini, ma trascorrevano il resto del tempo nel noviziato . Un monaco anziano, il prefetto </li></ul><ul><li>o maestro dei novizi, li istruiva nei principi della vita religiosa e li sorvegliava. Il periodo di prova durava una settimana. I </li></ul><ul><li>noviziati più grandi avevano propri dormitori, cucine, refettori, sale di lavoro ed anche chiostri. </li></ul><ul><li>Azienda agricola </li></ul><ul><li>Le aziende agricole sono intese dalla regola da un lato come un'occasione di lavoro, dall'altro come un mezzo di </li></ul><ul><li>sostentamento che assicurava al monastero l'autonomia alimentare. </li></ul><ul><li>Pur mantenendosi ben curata ed ordinata, oggi non ha più l'importanza dei secoli passati, quando la terra costituiva </li></ul><ul><li>l'elemento quasi esclusivo della ricchezza monastica. Oggi la funzione della tenuta monastica, dove pure essa esiste, è </li></ul><ul><li>quella di permettere al monastero di trarne, almeno in parte, i prodotti necessari al proprio sostentamento. </li></ul><ul><li>Magazzini e laboratori </li></ul><ul><li>Nessun monastero era completo senza le sue dispense per conservare il cibo. C'erano, inoltre, granai, cantine e altri </li></ul><ul><li>locali di servizio; tutto posto, insieme agli edifici delle fattorie, sotto la tutela del monaco cellaio. </li></ul><ul><li>Molti monasteri possedevano mulini per macinare il grano . </li></ul><ul><li>Appartamenti dell'abate </li></ul><ul><li>A partire dal tardo Medioevo separati erano anche gli appartamenti del capo della comunità: l' abate . </li></ul>

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