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L’economia circolare nel
contesto delle sfide globali
Idee per un progetto multi-stakeholder per produrre e consumare in
modo responsabile
Milano 26 maggio 2017
“2015: This is the most important
and crucial year for humanity,"
Ban Ki-moon
…per portare auspicabilmente a
compimento un percorso le cui basi si
sono poste negli ultimi anni:
Il pilastro ambientale degli obiettivi di
sviluppo sostenibile è più consistente di
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Le indicazioni su come procedere a livello globale sono
molto numerose, sintetizzate anche nel rapporto del
Segretario Generale (4 dicembre 2014)
AGENDA 2030
 Il 2 agosto 2015 è stato raggiunto un accordo tra i 193 Stati
membri dell’Onu per fissare i nuovi Obiettivi di sviluppo
sostenibile. La lista, che si compone di 17 punti, stabilisce
l’agenda che l’organo internazionale si impegna a rispettare dal 1°
gennaio 2016 (data di entrata in vigore dell’accordo) al 2030
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relativi Obiettivi, rappresenta un evento storico da più punti di vista. Infatti:
 è stato espresso un chiaro giudizio sull’insostenibilità dell’attuale modello di sviluppo, non
solo sul piano ambientale, ma anche su quello economico e sociale. In questo modo viene
superata l’idea che la sostenibilità sia unicamente una questione ambientale e si afferma una
visione integrata delle diverse dimensioni dello sviluppo;
 tutti i paesi sono chiamati a contribuire allo sforzo di portare il mondo su un sentiero sostenibile,
senza più distinzione tra paesi sviluppati, emergenti e in via di sviluppo, anche se evidentemente le
problematiche possono essere diverse a seconda del livello di sviluppo conseguito. Ciò vuol dire
che ogni paese deve impegnarsi a definire una propria strategia di sviluppo sostenibile che
consenta di raggiungere gli SDGs, rendicontando sui risultati conseguiti all’interno di un processo
coordinato dall’ONU;
 l’attuazione dell’Agenda richiede un forte coinvolgimento di tutte le componenti della società,
dalle imprese al settore pubblico, dalla società civile alle istituzioni filantropiche, dalle università e
centri di ricerca agli operatori dell’informazione e della cultura.
GOAL 12: Produzione e Consumo responsabili
 Target:
 12.1 Dare attuazione al quadro decennale di programmi sul consumo e la produzione sostenibile, con la collaborazione di tutti i paesi e
con l’iniziativa dei paesi sviluppati, tenendo conto del grado di sviluppo e delle capacità dei paesi in via di sviluppo
 12.2 Entro il 2030, raggiungere la gestione sostenibile e l'uso efficiente delle risorse naturali
 12.3 Entro il 2030, dimezzare lo spreco pro capite globale di rifiuti alimentari nella vendita al dettaglio e dei consumatori e ridurre le
perdite di cibo lungo le filiere di produzione e fornitura, comprese le perdite post-raccolto
 12.4 Entro il 2020, ottenere la gestione ecocompatibile di sostanze chimiche e di tutti i rifiuti in tutto il loro ciclo di vita, in accordo con i
quadri internazionali concordati, e ridurre significativamente il loro rilascio in aria, acqua e suolo, al fine di minimizzare i loro effetti
negativi sulla salute umana e l'ambiente
 12.5 Entro il 2030, ridurre in modo sostanziale la produzione di rifiuti attraverso la prevenzione, la riduzione, il riciclaggio e il riutilizzo
 12.6 Incoraggiare le imprese, soprattutto le aziende di grandi dimensioni e transnazionali, ad adottare pratiche sostenibili e integrare le
informazioni sulla sostenibilità nelle loro relazioni periodiche
 12,7 Promuovere pratiche in materia di appalti pubblici che siano sostenibili, in accordo con le politiche e le priorità nazionali
 12.8 Entro il 2030, fare in modo che le persone abbiano in tutto il mondo le informazioni rilevanti e la consapevolezza in tema di
sviluppo sostenibile e stili di vita in armonia con la natura
 12.a Sostenere i paesi in via di sviluppo a rafforzare la loro capacità scientifica e tecnologica in modo da andare verso modelli più
sostenibili di consumo e di produzione
 12.b Sviluppare e applicare strumenti per monitorare gli impatti di sviluppo sostenibile per il turismo sostenibile, che crei posti di lavoro
e promuova la cultura e i prodotti locali
 12.c Razionalizzare i sussidi ai combustibili fossili inefficienti che incoraggiano lo spreco, eliminando le distorsioni del mercato, a
seconda delle circostanze nazionali, anche attraverso la ristrutturazione fiscale e la graduale eliminazione di quelle sovvenzioni
dannose, ove esistenti, in modo da riflettere il loro impatto ambientale, tenendo pienamente conto delle esigenze specifiche e delle
condizioni dei paesi in via di sviluppo e riducendo al minimo i possibili effetti negativi sul loro sviluppo in un modo che protegga le
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• aumentare il recupero e il riciclaggio dei prodotti e prevenire la perdita di
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• mostrare come nuovi modelli di business, eco-design e simbiosi
industriale possono spingerci verso una società a zero-rifiuti;
• ridurre le emissioni di gas serra e l'impatto ambientale.
creazione di posti di lavoro e crescita economica;
Anche in Italia si possono trovare alcuni passaggi
importanti (1/2):
1. Piano d’azione nazionale per gli acquisti verdi (adottato già nel 2008 ed
aggiornato nel 2013);
2. Piano nazionale per la riduzione delle emissioni (Delibera CIPE 8
marzo 2013)
3. Piano nazionale per la prevenzione dei rifiuti (adottato nel 2013);
4. Piano nazionale contro gli sprechi alimentari, (adottato nel 2014);
5. Piano di azione nazionale per l’efficienza energetica;
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Anche in Italia si possono trovare alcuni passaggi
importanti (2/2):
Stabilire un
obiettivo di uso
efficiente delle
risorse;
Ridurre lo
spreco di
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essenziali
Responsabilità
nella
progettazione
Calcolare
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ambientale
La domanda a cui rispondere:
Obiettivo:
Creazione di comunità resilienti dove l’economia
circolare rappresenta la chiave di risoluzione del
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sostenibilità a tutti i livelli e con tutti gli attori, in un
approccio multi-stakeholder.
L’Economia Circolare nel contesto delle Aziende Italiane:
Analisi dei Risultati Emersi dal “Quaderno Italiano di
Economia Circolare”
Il passaggio da una “economia lineare”, basata sulla creazione, fruizione e
smaltimento del prodotto, ad una “economia circolare”, che estenda la vita di beni
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rivelando un modus operandi che favorisce il rispetto dell’ambiente e anche la
competitività aziendale.
La recente pubblicazione del “Quaderno Italiano di Economia Circolare” a cura di
AISEC – Associazione Italiana per lo Sviluppo dell’Economia Circolare, in
collaborazione con ALTIS e Bureau Veritas Italia, rivela l’importanza del modello e
l’interesse crescente delle Imprese italiane seppur restando agli ultimi posti in
Europa per numero di casi concreti.
Fare di necessità virtù, riuscire a trasformare un esubero o un rifiuto in una
"risorsa", pensare un prodotto in chiave rigenerativa: questi i cardini principali
dell’economia circolare, il modello di sviluppo che abbandona il modello dell’uso e
rifiuto senza creazione di valore, e che mira a chiudere i cicli. Non solo il riuso, ma
anche differenziare, riciclare e, soprattutto, pensare e progettare i prodotti in modo
tale che, una volta arrivati a fine ciclo vita, possano essere facilmente
disassemblati, riciclati, o riutilizzati per altri fini.
L'idea dell'economia circolare si è progressivamente evoluta e allargata e oggi riguarda molti
settori merceologici; il comparto dell’energia risulta essere tra i primi in grado di guidare l’intero
processo in quanto si dota di fonti di energia rinnovabile, fulcro dell’economia circolare; inoltre,
attraverso progetti che riguardano la risorsa più importante del pianeta terra, l’acqua, le aziende
di questo settore soprattutto del Nord Europa, pongono al centro un binomio imprescindibile,
acqua ed energia, essendo l’acqua la più antica e più sfruttata fonte di energia rinnovabile. Ma
molti altri casi li ricaviamo dalla manifattura artigianale e di alta gamma, dal settore delle
ceramiche e materiali edili, dalla cosmesi, dall’industria automobilistica ed infine dal settore degli
imballaggi.
Qual è la risposta delle imprese italiane?
I risultati dell’inchiesta sono stati pubblicati nel “Quaderno Italiano di Economia
Circolare” www.aisec-economiacircolare.org ed evidenziano l’interesse crescente
delle imprese verso il modello economico pur essendo ancora timida la risposta in
casi concreti. Infatti Il questionario su cui si basa il Quaderno è stato somministrato
a circa 30.000 imprese, di cui 1000 hanno iniziato a rispondere ai quesiti, mentre
solo il 12% di queste è giunta a completare il questionario per intero. Il dato mostra
senz’altro un forte interesse nei confronti del tema (l’iniziale risposta positiva al
questionario) ma poi poche aziende hanno potuto far fronte alle domande più
tecniche delle sezioni 2 e 3, mostrando ancora difficoltà nella pratica di soluzioni
concrete in chiave di economia circolare.
Dal punto di vista territoriale, ogni Regione d’Italia è stata ben rappresentata
rispondendo al questionario almeno un’impresa, ad eccezione della Valle
D’Aosta. La regione Lombardia con 33,93% delle imprese è quella col maggior
numero di quesiti completati, seguita da Lazio 12,5% ed Emilia Romagna 8,04%.
Il questionario somministrato alle aziende è stato
strutturato in quattro macro sezioni:
la prima ha riguardato le informazioni generali significative dell’Azienda; la
seconda ha risposto all’esigenza di entrare in modo pratico nel tema trattato.
L’analisi verteva su se e come l’azienda abbia adottato il modello di economia
circolare, quali siano le pratiche in atto, quali siano le difficoltà riscontrate e,
infine, come sia possibile diffondere e implementare ha la formazione specifica
sul tema dell’economia circolare; la terza sezione ha analizzato alcuni
indicatori di circolarità prendendo in considerazione diversi parametri per
identificare le performance aziendali e gli strumenti adottati per aumentare
l’efficienza, l’innovazione e la sostenibilità sul medio-lungo periodo.
Nello specifico i quesiti hanno riguardato le modalità di monitoraggio delle fonti
di energia e dei consumi energetici al fine di ridurre le emissioni;
l’adozione/l’utilizzo di un sistema per la valorizzazione di rifiuti, sottoprodotti e
materie prime seconde al fine di implementarne il riutilizzo; la valutazione di
partnership con altri soggetti della filiera produttiva; lo studio LCA (Life-Cicle
Assessment) su prodotti differenti; la quarta e ultima sezione ha esplorato le
aspettative delle aziende, in relazione alle iniziative che sarebbero auspicabili
per favorire l’ulteriore diffusione di una cultura orientata all’Economia Circolare
e la realizzazione di iniziative e progetti dedicati.
In questa sezione sono emersi commenti e valutazioni forse utili ai decisori politici del nostro
Paese, affinché pongano le basi solide per un reale cambiamento e promuovano un deciso
cambio di passo; oggi infatti le dinamiche di sviluppo del modello di Economia Circolare si
basano esclusivamente su processi aziendali di tipo volontaristico, rappresentando spesso
una scommessa isolata di qualche imprenditore illuminato ma che rischia di restare fine a se
stessa se non si interviene con un sistema premiante. Basterebbe dare un’occhiata agli
incentivi previsti nelle economie dell’Europa del Nord, partendo dalla vicina Francia, per
rendersi conto dei benefici che se ne traggono sia in chiave ambientale, sociale che
economica per i singoli Paesi e per le Aziende.

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“Economia Circolare: a che punto siamo in Italia? Analisi dei risultati emersi dal “Quaderno Italiano di Economia Circolare"

  • 1. L’economia circolare nel contesto delle sfide globali Idee per un progetto multi-stakeholder per produrre e consumare in modo responsabile Milano 26 maggio 2017
  • 2. “2015: This is the most important and crucial year for humanity," Ban Ki-moon
  • 3. …per portare auspicabilmente a compimento un percorso le cui basi si sono poste negli ultimi anni:
  • 4. Il pilastro ambientale degli obiettivi di sviluppo sostenibile è più consistente di quanto potessimo sperare: • sustainable management of water; • sustainable consumption and production patterns; • action to combat climate change; • oceans, seas and marine resources; • ecosystems, forests, land
  • 5. Le indicazioni su come procedere a livello globale sono molto numerose, sintetizzate anche nel rapporto del Segretario Generale (4 dicembre 2014)
  • 6. AGENDA 2030  Il 2 agosto 2015 è stato raggiunto un accordo tra i 193 Stati membri dell’Onu per fissare i nuovi Obiettivi di sviluppo sostenibile. La lista, che si compone di 17 punti, stabilisce l’agenda che l’organo internazionale si impegna a rispettare dal 1° gennaio 2016 (data di entrata in vigore dell’accordo) al 2030 (l’adozione ufficiale del documento da parte degli Stati è prevista per il prossimo settembre, durante la 70esima sessione dell’Assemblea generale delle Nazioni unite che si svolgerà a New York).
  • 7.  L’approvazione da parte delle Nazioni Unite dell’Agenda Globale per lo sviluppo sostenibile e dei relativi Obiettivi, rappresenta un evento storico da più punti di vista. Infatti:  è stato espresso un chiaro giudizio sull’insostenibilità dell’attuale modello di sviluppo, non solo sul piano ambientale, ma anche su quello economico e sociale. In questo modo viene superata l’idea che la sostenibilità sia unicamente una questione ambientale e si afferma una visione integrata delle diverse dimensioni dello sviluppo;  tutti i paesi sono chiamati a contribuire allo sforzo di portare il mondo su un sentiero sostenibile, senza più distinzione tra paesi sviluppati, emergenti e in via di sviluppo, anche se evidentemente le problematiche possono essere diverse a seconda del livello di sviluppo conseguito. Ciò vuol dire che ogni paese deve impegnarsi a definire una propria strategia di sviluppo sostenibile che consenta di raggiungere gli SDGs, rendicontando sui risultati conseguiti all’interno di un processo coordinato dall’ONU;  l’attuazione dell’Agenda richiede un forte coinvolgimento di tutte le componenti della società, dalle imprese al settore pubblico, dalla società civile alle istituzioni filantropiche, dalle università e centri di ricerca agli operatori dell’informazione e della cultura.
  • 8. GOAL 12: Produzione e Consumo responsabili  Target:  12.1 Dare attuazione al quadro decennale di programmi sul consumo e la produzione sostenibile, con la collaborazione di tutti i paesi e con l’iniziativa dei paesi sviluppati, tenendo conto del grado di sviluppo e delle capacità dei paesi in via di sviluppo  12.2 Entro il 2030, raggiungere la gestione sostenibile e l'uso efficiente delle risorse naturali  12.3 Entro il 2030, dimezzare lo spreco pro capite globale di rifiuti alimentari nella vendita al dettaglio e dei consumatori e ridurre le perdite di cibo lungo le filiere di produzione e fornitura, comprese le perdite post-raccolto  12.4 Entro il 2020, ottenere la gestione ecocompatibile di sostanze chimiche e di tutti i rifiuti in tutto il loro ciclo di vita, in accordo con i quadri internazionali concordati, e ridurre significativamente il loro rilascio in aria, acqua e suolo, al fine di minimizzare i loro effetti negativi sulla salute umana e l'ambiente  12.5 Entro il 2030, ridurre in modo sostanziale la produzione di rifiuti attraverso la prevenzione, la riduzione, il riciclaggio e il riutilizzo  12.6 Incoraggiare le imprese, soprattutto le aziende di grandi dimensioni e transnazionali, ad adottare pratiche sostenibili e integrare le informazioni sulla sostenibilità nelle loro relazioni periodiche  12,7 Promuovere pratiche in materia di appalti pubblici che siano sostenibili, in accordo con le politiche e le priorità nazionali  12.8 Entro il 2030, fare in modo che le persone abbiano in tutto il mondo le informazioni rilevanti e la consapevolezza in tema di sviluppo sostenibile e stili di vita in armonia con la natura  12.a Sostenere i paesi in via di sviluppo a rafforzare la loro capacità scientifica e tecnologica in modo da andare verso modelli più sostenibili di consumo e di produzione  12.b Sviluppare e applicare strumenti per monitorare gli impatti di sviluppo sostenibile per il turismo sostenibile, che crei posti di lavoro e promuova la cultura e i prodotti locali  12.c Razionalizzare i sussidi ai combustibili fossili inefficienti che incoraggiano lo spreco, eliminando le distorsioni del mercato, a seconda delle circostanze nazionali, anche attraverso la ristrutturazione fiscale e la graduale eliminazione di quelle sovvenzioni dannose, ove esistenti, in modo da riflettere il loro impatto ambientale, tenendo pienamente conto delle esigenze specifiche e delle condizioni dei paesi in via di sviluppo e riducendo al minimo i possibili effetti negativi sul loro sviluppo in un modo che protegga le comunità povere e quelle colpite
  • 9. Siamo entrati a pieno titolo a far parte dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile sin dalla sua costituzione Insieme alle 200 realtà associative più importanti del Paese Co-coordiniamo il Goal 12
  • 10. A livello UE è nota la direzione intrapresa per la diffusione dell’economia circolare e l’efficienza delle risorse (2/2): Trasformare l'Europa in un'economia più circolare significa: • aumentare il recupero e il riciclaggio dei prodotti e prevenire la perdita di materiali pregiati; • mostrare come nuovi modelli di business, eco-design e simbiosi industriale possono spingerci verso una società a zero-rifiuti; • ridurre le emissioni di gas serra e l'impatto ambientale. creazione di posti di lavoro e crescita economica;
  • 11. Anche in Italia si possono trovare alcuni passaggi importanti (1/2): 1. Piano d’azione nazionale per gli acquisti verdi (adottato già nel 2008 ed aggiornato nel 2013); 2. Piano nazionale per la riduzione delle emissioni (Delibera CIPE 8 marzo 2013) 3. Piano nazionale per la prevenzione dei rifiuti (adottato nel 2013); 4. Piano nazionale contro gli sprechi alimentari, (adottato nel 2014); 5. Piano di azione nazionale per l’efficienza energetica; 6. Programma nazionale per la valutazione dell’impronta ambientale
  • 12. Anche in Italia si possono trovare alcuni passaggi importanti (2/2): Stabilire un obiettivo di uso efficiente delle risorse; Ridurre lo spreco di materie prime essenziali Responsabilità nella progettazione Calcolare l’impronta ambientale
  • 13. La domanda a cui rispondere: Obiettivo: Creazione di comunità resilienti dove l’economia circolare rappresenta la chiave di risoluzione del «conflitto apparente» tra universalità e differenziazione; Per andare verso una visione integrata della sostenibilità a tutti i livelli e con tutti gli attori, in un approccio multi-stakeholder.
  • 14. L’Economia Circolare nel contesto delle Aziende Italiane: Analisi dei Risultati Emersi dal “Quaderno Italiano di Economia Circolare” Il passaggio da una “economia lineare”, basata sulla creazione, fruizione e smaltimento del prodotto, ad una “economia circolare”, che estenda la vita di beni e risorse tramite la rigenerazione, il riuso e l’utilizzo di materie prime riciclate, si sta rivelando un modus operandi che favorisce il rispetto dell’ambiente e anche la competitività aziendale. La recente pubblicazione del “Quaderno Italiano di Economia Circolare” a cura di AISEC – Associazione Italiana per lo Sviluppo dell’Economia Circolare, in collaborazione con ALTIS e Bureau Veritas Italia, rivela l’importanza del modello e l’interesse crescente delle Imprese italiane seppur restando agli ultimi posti in Europa per numero di casi concreti. Fare di necessità virtù, riuscire a trasformare un esubero o un rifiuto in una "risorsa", pensare un prodotto in chiave rigenerativa: questi i cardini principali dell’economia circolare, il modello di sviluppo che abbandona il modello dell’uso e rifiuto senza creazione di valore, e che mira a chiudere i cicli. Non solo il riuso, ma anche differenziare, riciclare e, soprattutto, pensare e progettare i prodotti in modo tale che, una volta arrivati a fine ciclo vita, possano essere facilmente disassemblati, riciclati, o riutilizzati per altri fini.
  • 15. L'idea dell'economia circolare si è progressivamente evoluta e allargata e oggi riguarda molti settori merceologici; il comparto dell’energia risulta essere tra i primi in grado di guidare l’intero processo in quanto si dota di fonti di energia rinnovabile, fulcro dell’economia circolare; inoltre, attraverso progetti che riguardano la risorsa più importante del pianeta terra, l’acqua, le aziende di questo settore soprattutto del Nord Europa, pongono al centro un binomio imprescindibile, acqua ed energia, essendo l’acqua la più antica e più sfruttata fonte di energia rinnovabile. Ma molti altri casi li ricaviamo dalla manifattura artigianale e di alta gamma, dal settore delle ceramiche e materiali edili, dalla cosmesi, dall’industria automobilistica ed infine dal settore degli imballaggi.
  • 16. Qual è la risposta delle imprese italiane? I risultati dell’inchiesta sono stati pubblicati nel “Quaderno Italiano di Economia Circolare” www.aisec-economiacircolare.org ed evidenziano l’interesse crescente delle imprese verso il modello economico pur essendo ancora timida la risposta in casi concreti. Infatti Il questionario su cui si basa il Quaderno è stato somministrato a circa 30.000 imprese, di cui 1000 hanno iniziato a rispondere ai quesiti, mentre solo il 12% di queste è giunta a completare il questionario per intero. Il dato mostra senz’altro un forte interesse nei confronti del tema (l’iniziale risposta positiva al questionario) ma poi poche aziende hanno potuto far fronte alle domande più tecniche delle sezioni 2 e 3, mostrando ancora difficoltà nella pratica di soluzioni concrete in chiave di economia circolare.
  • 17. Dal punto di vista territoriale, ogni Regione d’Italia è stata ben rappresentata rispondendo al questionario almeno un’impresa, ad eccezione della Valle D’Aosta. La regione Lombardia con 33,93% delle imprese è quella col maggior numero di quesiti completati, seguita da Lazio 12,5% ed Emilia Romagna 8,04%.
  • 18. Il questionario somministrato alle aziende è stato strutturato in quattro macro sezioni: la prima ha riguardato le informazioni generali significative dell’Azienda; la seconda ha risposto all’esigenza di entrare in modo pratico nel tema trattato. L’analisi verteva su se e come l’azienda abbia adottato il modello di economia circolare, quali siano le pratiche in atto, quali siano le difficoltà riscontrate e, infine, come sia possibile diffondere e implementare ha la formazione specifica sul tema dell’economia circolare; la terza sezione ha analizzato alcuni indicatori di circolarità prendendo in considerazione diversi parametri per identificare le performance aziendali e gli strumenti adottati per aumentare l’efficienza, l’innovazione e la sostenibilità sul medio-lungo periodo.
  • 19. Nello specifico i quesiti hanno riguardato le modalità di monitoraggio delle fonti di energia e dei consumi energetici al fine di ridurre le emissioni; l’adozione/l’utilizzo di un sistema per la valorizzazione di rifiuti, sottoprodotti e materie prime seconde al fine di implementarne il riutilizzo; la valutazione di partnership con altri soggetti della filiera produttiva; lo studio LCA (Life-Cicle Assessment) su prodotti differenti; la quarta e ultima sezione ha esplorato le aspettative delle aziende, in relazione alle iniziative che sarebbero auspicabili per favorire l’ulteriore diffusione di una cultura orientata all’Economia Circolare e la realizzazione di iniziative e progetti dedicati.
  • 20. In questa sezione sono emersi commenti e valutazioni forse utili ai decisori politici del nostro Paese, affinché pongano le basi solide per un reale cambiamento e promuovano un deciso cambio di passo; oggi infatti le dinamiche di sviluppo del modello di Economia Circolare si basano esclusivamente su processi aziendali di tipo volontaristico, rappresentando spesso una scommessa isolata di qualche imprenditore illuminato ma che rischia di restare fine a se stessa se non si interviene con un sistema premiante. Basterebbe dare un’occhiata agli incentivi previsti nelle economie dell’Europa del Nord, partendo dalla vicina Francia, per rendersi conto dei benefici che se ne traggono sia in chiave ambientale, sociale che economica per i singoli Paesi e per le Aziende.